Altrove

giovedì, 10 marzo 2005

Il bus procede spedito verso Adelaide. Il tempo e il paesaggio sono cambiati. Ora il cielo e' azzurro e assolato, maculato da batuffoli di nuvole regolarmente sparsi. La strada passa in mezzo ad un bel nulla piatto come il mare, con tracce di deserto colorato di rosa, ci sono solo una decina di alberi solitari nell'mmensita' di chilometri quadrati. E' bello da vedere, fa venir voglia di volare in quest'aria limpida. Accanto a me Michelle Pfeiffer dorme tranquilla, con indosso la mia giacca pesante e la testa posata alla sua felpa gialla. Sono convinto che preferirebbe la mia spalla e forse anche io, ma ci conosciamo da troppo poco tempo per questo tipo di intimita'. Mi ha detto di chiamarsi Jana e di essere tedesca, ho fatto finta di crederle, perche' mai darle torto? E' apparsa improvvisa e perfetta, come i miracoli o i terremoti.
Mi ritrovo incantato a guardarla, a pochi centimetri da me. Il suo profilo sinistro leggermente inclinato verso il vetro, i capelli biondi raccolti dietro la nuca mi offrono la vista del collo e di quella parte del viso che e' cosi' bello da accarezzare. Ha un neo chiaro all'inizio della mascella e delle orecchie perfette. Un orecchino dondola al ritmo della strada. Mi arriva il suo odore.
E' bellissima.
Non mi sembra vero che facciamo questo viaggio di sei ore insieme. E' gentile e paziente con me e con il mio inglese, e sembra apprezzare il silenzio. Ci siamo scambiati toast e banane, fumando insieme nelle brevi pause del tragitto. Ogni tanto guardo l'ora e mi rammarico che un viaggio cosi' lungo sia cosi' breve. E' la mattina del sette marzo. Ora, dopo quattro giorni, mentre lei e' sul treno che la porta a Melbourne, provo solo una gran rabbia per il beffardo sadismo della sincronicita', quando perfettamente organizza gli eventi per farti assaporare una possibilita' assolutamente irrealizzabile.

Le porte del carcere si sono aperte presto, in una fredda e griga mattina. La fermata del bus e' alla stazione della Shell, non proprio a due passi. Ci arrivo un po' stanco per i venti e passa chili del mio zaino. Fa freddo, rischia di piovere, ma sono contento di andare ad Adelaide e farmi un riflessivo viaggio in pullman. La sera prima, a cena, ho scambiato due parole con una coppia appena rinchiusa: sarei stato libero la mattina dopo e sarei andato in citta' allo Yha hostel... la ragazza, con una gentilezza incomprensibilmente determinata, mi dice di scegliere il backpack OZ, dove sono stati loro. E' carino, accogliente e pulito... Si offre di telefonare per me e prenotare. Accetto, mi piace farmi guidare dagli eventi... fa tutto lei, io dovro' solo chiamare al mio arrivo per farmi venire a prendere alla bus station.
Manca ancora un po', non avevo calcolato il cambio di fuso orario tra il Victoria e il South Australia e cosi' giro in tondo sul piazzale della stazione di benzina e mi preparo una sigaretta.
Arriva un taxi bianco, curva e si ferma a pochi metri da me. Incredibile come questa inutile immagine l'abbia cosi' chiara.
E scende lei, tirandosi dietro il suo zaino ed una borsa a fiori. E tutto il mondo cambia. Rimango incantato, con il tabacco in una mano e la cartina nell'altra nella nuova cosapevolezza di sapere da ora cos'e' un colpo di fulmine. Mi esce un incredulo Hi... Lei risponde sorridente. Io ho un solo pensiero... Speriamo che prende il bus con me! Speriamo che prende il bus con me! Chissa' che ha pensato della mia faccia ebete. Prende il bus con me (wow!).
Il conducente vedendoci insieme ci assegna due posti vicino, nessuno dei due obietta. Parlando con lei quasi scoppio di gioia nell'apprendere che ha prenotato al mio stesso ostello: due notti lei, tre io.
Ma dopo Adelaide io andro' a Perth e lei tornera' a Melbourne... Ha un appuntamento con un un ragazzo cileno con il quale, dopo due settimane a raccoglier mele, passera' un mese sulla east coast e poi chissa'... beato lui cazzo.
Insomma incontro la donna della mia vita ma lei ha altri programmi per la sua ;-)

Arrivati ad Adelaide ormai siamo amici, ci vengono a prendere e ci sistemiamo in ostello. Il pomeriggio lei vuole andare alla biblioteca pubblica perche' offrono internet gratis... ed io le dico ok ciao, ci si vede, io vado a farmi un giro...
Chissa' che ha pensato... So solo cosa ho pensato io: starle alla larga! Troppo bella. Con i suoi ventiquattro anni, i suoi capelli biondi, i suoi occhi grigioazzurri, il suo sorriso disarmante. Ma sopratutto il suono della sua voce e quel suo odore naturale... da far piegare le gambe. Avevo due giorni per conoscerla e gia' mi dispiaceva che serebbe partita. Ogni gesto, ogni parola, ogni sguardo che mi avessero avvicinato a lei avrebbero solo aumentato quel dispiacere. E fanculo al carpe diem, all' ogni lasciata e' persa e alla magia degli eventi! Tutte stronzate!
 
Girando per nuove strade mi riprendo dalla sbandata e mi congratulo con la mia saggia decisone di starle lontano. Mi ritrovo a cantare una vecchia canzone di Jeanne Moreau... in Querelle de brest, di Fassbinder... quanti anni fa eh?!  "Each man kills the thing he loves". Eh... Oscar Wilde, solo ora credo di capirne il senso.
Adelaide e' bassa ed ariosa, si scopre subito. Le strade sono perpendicolari da nord a sud e da ovest ad est, non c'e' nulla alla fine, solo alba e tramonto. Sembra sospesa nel nulla; la gente e' diversa non so spiegare in cosa. Cammino per piu' di un ora. Mangio un McOz ed entro in un centro informazioni per prendere qualche opuscolo e la mappa della citta'. Sono le cinque di sera, mi si avvicina una gentile signorina e chiede se puo' essermi utlile. Con mio grande stupore sento la mia voce domandare se la biblioteca pubblica e' lontana... No, la State Library e' a due passi, dietro l'angolo.
Ed eccomi a gironzolare tra scaffali e centinaia di libri, con la frustazione di non saperli leggere, per vedere "se per caso" la incontro... ma non c'e'.
Esco e mi siedo al sole sulla scalinata. Le mando un sms... ciao sono passato in libreria ma non ti ho visto, se sei da queste parti io ora sono qui'... Alla faccia dei buoni propositi! Avverto i guai: non la vedo da un paio di ore e gia' mi manca.
Il bip bip del messaggio ed il suono della sua voce che dice roubertou e' un tuttuno... E' seduta a pochi metri da me, non ci eravamo visti, ridiamo... E' di una bellezza insopportabile.
Passeggiamo insieme, ci raccontiamo un po' di vita, mi parla del suo ragazzo a Berlino. Si ferma in un negozio che vende parei a dieci dollari, ne vede qualcuno che le piace e poi li mette via frettolosamente. Non vuole spedere soldi. Ceniamo con sushi, parliamo ancora. Torniamo in ostello, siamo stanchi della giornata e del viaggio. Decidiamo di andare in spiaggia il giorno dopo... alle 10 alla reception ok? Goodnight... goodnight bellezza.
Dormo inquieto tra l'incredulo, il felice e il seriamente preoccupato... Passando dalle favole della fantasia alla realta' dell'evidenza. Alle sette di mattina ho gli occhi sgranati e scendo dal letto.
Il tempo e' una meraviglia, gusto un'abbondante colazione e mi concedo una passeggiata per la citta'... Faccio il vago con me stesso e mi ritrovo a pagare dieci dollari per un pareo rosso. Per la tua estate sulla east coast le diro'...
Sono le dieci e pochi minuti, affretto il passo. La trovo seduta all'aperto a fare colazione, la saluto con un sorriso. Mi guarda, ha gli occhi tristi, pronti a piangere... Tutto ok Jana? Sorry mi dice. Mi siedo con un Jana don't worry... Passa qualche minuto, si siedono anche altri ragazzi, si parla, si tranquillizza. Ti va ancora di andare in spiaggia? Vuoi stare da sola? No perche'? Certo che andiamo in spiaggia! Le do la busta, l'apre. Il sorriso che mi ha fatto e' valso il viaggio in Australia. Non so che dire. Non dire nulla... e' per la tua estate sulla east coats... Andiamo in spiaggia dai, domani vai via.

Non e' andata via il giorno dopo, gli orari dei treni non l'hanno permesso, un giorno in piu' qui', con me.
Un intera giornata al mare, una delle piu' belle che ho trascorso in Australia, parlando e aprendosi come solo con i sconosciuti in viaggio si riesce a fare. Con quelle persone che scopri simili ma che non hanno nessun contatto con il tuo universo; e che probabilmente non rivedrai mai piu'. Succede spesso, ed e' splendido. La sua pazienza nel parlarmi, nel farsi capire e nell'ascoltarmi non l'ho incontrata in nessun'altro nei due mesi che gironzolo per questo continente. Le ho parlato di me, delle mie storie. Mi ha parlato di lei, del suo vivere...
Sonnecchiando al sole mi sono ripormesso comunque di non fare nulla in questi due giorni. Di non tentare nessuna seduzione, di essere tranquillo, cordiale e forse anche un po' noioso. La tentazione di darle una carezza o di abbracciarla almeno una volta e' stata forte, mi consola poco il sapere di essere riuscito a non farlo.
Le donne si innamorano della situazione che un uomo crea piu' che dell'uomo che l'ha creata. E alla sua eta' questo probabilente e' ancora piu' vero. Ed io non ho creato nulla, proposto nulla, ammiccato nulla. Non mi spaventava un no, mi spaventava un possibile si'. Lo so che un abbraccio me l'avrebbe concesso, che una carezza le sarebbe stata gradita... Ma so anche che se avessi superato quella sottile linea che divide la confidenza dall'intimita' mi aspettava qualcosa di piu' simile all'inferno che al paradiso...
Mondi differenti, aspettative differenti, desideri e speranze differenti.
So perfettamente di cosa parlo.
Il giorno dopo e' passato ad aspettare che passasse. Sono stato fermo nei miei propositi... A volte mi e' parso anche che si innervosisse, come quando e' stata un bel pezzo a farmi capire una cosa semplicissima. L'incomprenzione linguistca diventa snervante, inutile negarlo, lo capisco benissimo.
Poi mentre prendevamo un caffe' lei si incantata su una vetrina... Io vado a vedere Roberto mi aspetti? Certo fai pure. Dopo qualche minuto si affaccia e mi chiama, Indossa una gonna estiva lunga e bianca, e una nuova maglietta. Fa una piroletta su se stessa e mi chiede che ne penso... Che ne penso Jana? You are so beautiful to me... che vuoi che ne penso... sei uno splendore con quella gonna! Sorride e rientra. Dopo un po' e' di nuovo seduta accanto a me con la busta dei suoi nuovi acquisti. Ed io volevo solo il momento in cui sarebbe stata solo un ricordo.
La sera in ostello grigliata offerta dalla direzione e torneo di biliardo. Poche parole e sguardi incomprensibili... Lei con i pensieri gia' al suo promettente domani ed io che non vedevo l'ora di superare il momento del saluto.
E' avvenuto in corridoio, un abbraccio breve, formale, l'unico e l'ultimo. Uno sguardo negli occhi. Buona fortuna. Scriviamoci. Si' scriviamoci. Ciao Jana. Ciao Roberto.
Ci dividevano venti anni, ventimila chilometri e ventimila parole.
A letto un senso di liberazione mi ha regalato un sonno lungo e sereno.

Oggi l'ho passata a scrivere. L'umore e' buono, non sono affatto triste. Domani ho il volo per Perth... altre avventure, altri luoghi, altre persone... Magari fosse sempre cosi'! Con la possibilita' di scrollarsi le cose dalle spalle come si fa con la sabbia...
Nel libro che sto leggendo c'e una bella frase.
Saper accettare la realta' non vuol dire necessariamente apprezzarla.
Chissa' per lei che altra realta' sono stati questi tre giorni.

22:41 (ora di Oz) | commenti (17) |


Commenti
#1   10 Marzo 2005 - 23:24
 
fanculo carosi!! non scrivevi da un sacco di tempo e con la toria del carcere mi hai fatto prendere un colpo. anzi: uno a me che leggevo, uno a marta bertolini che ha avuto la notizia guidando il motorino sulla salaria e un altro a bianchini che non si collegava da un po' e già pensava di doverti venire a salvare. Non provarci mai più!! p.s. pezzetto di australia in italia: sappi che a lecco un canguro è evaso (anche lui!) da un giardino creando il panico. Buon viaggio, scemo :-)
labussi
utente anonimo

#2   11 Marzo 2005 - 02:14
 
Mi associo al commento precedente, mi hai fatto prendere un colpo.
Fanculo, e aggiungo, Stronzo
Prima o poi ti arriva un messaggio da Napoli
Buon viaggio
Bacio
utente anonimo

#3   11 Marzo 2005 - 02:30
 
Ovviamente mi associo al commento della PRI sul tuo memo del 5 Marzo!
Complimenti:
ci hai tenuti col fiato sospeso ...ci dovevi vedere intorno alla postazione della pri, in un pomeriggio finalmente col sole...e quasi primaverile a leggere avidamente il tuo racconto per capire come cavolo ci eri finito dentro........
a presto
Ain
utente anonimo

#4   11 Marzo 2005 - 02:51
 
questo racconto invece mi ha un po' rattristata......come una possibilità intavista e lasciata andare.
Buon proseguimento di viaggio, Rob.

tanti baci
Gioia
utente anonimo

#5   11 Marzo 2005 - 10:34
 
gioia, non c'era trippa per gatti credimi...
rob
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#6   11 Marzo 2005 - 11:20
 
"Prima o poi ti arriva un messaggio da Napoli"

ehm.. non e' una minaccia vero? ;-)))
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#7   12 Marzo 2005 - 02:17
 
H
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#8   12 Marzo 2005 - 02:28
 
Vedi? leggo il tuo 10 marzo, mi connuovo e invio H, cosi', per sbaglio.
I miei occhi sono veramente gonfi di lacrime ma non per l'occasione persa, per la carezza mancata, il bacio non dato a Michelle, ma perche' la vita che stai facendo e scrivendo mi accorgo che e' la tua vera vita. Non so spiegarmi. Adesso sei a fuoco, i contorni non sono indefiniti e sfuggenti, dovrebbe essere sempre cosi', vedere, essere visti e sentire la propria vita a fuoco.
Ti bacio
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#9   12 Marzo 2005 - 02:32
 
Guarda che non e' vero che "Le donne si innamorano della situazione che un uomo crea piu' che dell'uomo che l'ha creata".. questo e' quello che ti piace pensare per consolarti delle donne che non ti hanno voluto e per liberarti delle donne che ti hanno amato.
yota
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#10   12 Marzo 2005 - 09:31
 
Cosa c'è di meglio di una donna, un sogno, un viaggio.

In fondo stai scrivendo ...

utente anonimo

#11   15 Marzo 2005 - 00:55
 
Il bello delle donne

(..)Come diceva quel sopravvalutato geniaccio di Henry Miller?
La fica è internazionale!
Niente di più vero.
Hanno tutte - a una diversa gradazione -lo stesso identico odore che cancella ogni metafora e proibisce la metafisica.(..)

utente anonimo

#12   17 Marzo 2005 - 04:20
 
Sssssìììì!!! Roberto-sì-Roberto-sì-sì-sì!

Leggerti è come aver visto un gol, godi come un pazzo senza poter fare nient'altro.

Roberto

utente anonimo

#13   17 Marzo 2005 - 13:17
 
ahahahah!!!
utente anonimo

#14   25 Marzo 2005 - 00:21
 
Vai Rob! Buon proseguimento, sempre un gran piacere leggere i tuoi racconti live.
In viaggio i colpi di fulmine sono piu' frequenti rispetto alla vita normale...
A me capito' una cosa simile in India con una messicana che vive a San Diego. In India mi trattenni, ci trattenemmo, dopo 2 giorni le strade si separavano, avevamo quasi deciso di 'riunirni' ma all'ultimo ha prevalso il desiderio di proseguire per la propria strada. E' rimasta l'idealizzione di quell'incontro, quella situazione, quella persona. Alcuni mesi dopo ci siamo rivisti a LA e in seguito a San Diego. Consumato, due giorni da sogno ma il terzo... magia finita.
Che dire?

Nico
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#15   26 Marzo 2005 - 22:08
 
Oh. Quattro giorni di vacanCia. Cosi' ti scrivo. QUI, in questa piazza itinerante. Ti chiedo come stai? (Ma secondo me stai benissimo)Ti dico che ti ho sognato, anche se non ho sognato proprio te. Tu ormai sei scomposto in simboli & significati, che mi ritrovo un po' dappertutto.
Sogno #1: un oggetto di design, ancora da commercializzare, verdino chiaro, il cui nome aveva 3 asterischi. L'artista creatore pure vestito di verdino chiaro. Ma somigliava piuttosto al fidanzato di Sonechka. Ora che vuol dire tutto cio' non ne ho la piu' pallida idea. Ma nel sogno, la genialita' dell'oggetto stava nei 3 asterischi che portava sul nome. Te la dico cosi' come l'ho sognato :-) Non chiedermi altro che non lo so.
Sogno #2: Sono a letto che sto per svegliarmi. Ma prima di uscire dal dormiveglia mi interrogo sulla possibilita' di potermi svegliare in un' altra situazione. Un mondo parallelo. Lasciando quello attuale in sospeso. "Si certo che si puo' fare. Basta fare come Roberto" Mi dico. E mi sveglio in America.
# # #
Robbi, anche se tornerai, non tornare piu'.
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#16   03 Aprile 2005 - 04:47
 
mi han parlato benissimo del tuo blog, e così son venuta a leggerti. E confermo.

Buon viaggio
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#17   08 Agosto 2007 - 12:21
 
avevo apprezzato il post del carcere perché c'era un 'idea , ma qui c'è di più: è poesia.
Poi, da uomo, chissà se ce n'era. Ce n'era?
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