Altrove

lunedì, 06 giugno 2005

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23:22 (ora di Oz) | commenti (1) |

giovedì, 19 maggio 2005

Sotto un cielo stellato ho lasciato Broome. In otto ore di aereo ho ripercorso quattro mesi di viaggio, Broome, Perth, Sydney... E tutto mi e' sembrato cosi' strano.
E' strano arrivare a Sydney e trovarsi in pieno autunno, con la pioggia e il freddo; e guardare la gente affaccendata nella sua quotidianita'. E' strano conoscere benissimo la strada, quale metro prendere, dove cambiare, che strada fare a piedi per arrivare a casa di Marco, trovare le chiavi nella cassetta della posta, aprire la porta e ritrovarsi dove tutto e' iniziato...
Poso lo zaino. Non ho piu' bisogno di portarmi appresso da mangiare, il sale, il caffe', l'olio, la pasta, lo zucchero... Non piu' ostelli, camerate, fare la lavatrice, rifare lo zaino... Non piu' Hi guy, Hi mate, g day... Quattro mesi in uno schiocco di dita.
Dormo qualche ora, in aereo non ci sono riuscito, e al risveglio un sorprendente sms cambia i miei progetti. Junko e' a Sydney, arriva nel pomeriggio. Ha preso un aereo da Brisbane per vedermi ancora... Dire che sono sorpreso e contento e' poco. Passiamo due giorni inaspettati insieme (grazie Marco per l'ospitalita'). Lei vorrebbe stare di piu' con me, qualche giorno ancora... Ed io faccio una cosa che mi ero ripromesso di non fare mai piu'. Mento. Le dico che ho l'aereo il lunedi' mattina. Troppo complicato in inglese spiegarle che voglio star da solo questi ultimi giorni; troppo complicato spiegarlo ad una ragazza che ha preso un aereo solo per incontrarmi e che piange perche' il Giappone e l'Italia sono cosi' lontani... Ecco, un triste addio in una stazione, sotto la pioggia, proprio non me lo aspettavo... Scusami Junko per la bugia, ti passera' presto, e' solo un'infatuazione da viaggio... succede. Hai ancora un mese in Australia, betata te. Poi anche tu tornerai a casa, in quella sconosciuta isola del sud del Giappone con tua madre che prepara sushi e tuo padre nel suo negozio di ombrelli... I miss you Roberto, I hope to meet you again. Me too Junko, maybe one day...
Maybe one day, quante volte l'ho sentito dire, quante volte l'ho detto.
Marco lavora, ci vediamo solo la sera. Ma ho potuto far poco questi giorni, la pioggia mi ha limitato i spostamenti, da casa la metro e' a venti minuti a piedi. Troppi sotto la pioggia.
Sono andato da Jorge, a Bondi, a riprendere quello che avevo lasciato da lui. Ci siamo fatti una lunga chiacchierata, quattro mesi fa comunicavamo quasi a gesti.
Ho gironzolato per il quartiere in cerca di qualche maglietta "Billabong"... Non ho trovato nulla, ormai i negozi di surf hanno solo abbigliamento invernale. Meglio cosi'... Non ho piu' soldi e non sono mai stato bravo far compere, anche se mi ero ripromesso di comprare qualcosa a Sydney, per me , per i miei amici. Durantre il viaggio ho sempre evitato, lo zaino pesa e non puoi portarti dietro qualcosa "da conservare" fino al ritorno... Gia' cosi' temo di avere problemi di peso per il volo. Mi ripeto che non e' negli acquisti dell'ultimo momento che mi ricordero' di questo vaggio.
Ci ho riprovato nei giorni seguenti, ma l'ansia di dover comprare qualcosa, nel frenetico viavai della citta', con la pioggia, il clima di fine autunno, le luci delle vetrine, mi ha messo di cattivo umore e ho lasciato perdere; non e' per me. (scusa Fra' per le scarpe ;-) ) Cosi' Sono tornato alla mia attivita' preferita: guardarmi intorno. Incantarmi sui mille volti delle persone in metropolitana, sui cartelloni pubblicitari, sui suoni, sui profumi del quartiere cinese, sui grattacieli illuminati che si riflettono nella baia di una delle piu' belle citta' al mondo.
Ho ricevuto molti sms. Dall'Italia, quando torni? Da gli amici sparsi per questo continente, ciao bello! Buon ritorno a casa, was nice to meet you.
Stasera vado al cinema, star wars III, Marco me l'ha chiesto e ho detto si'... non capiro' un accidente.
Domani mattina ho l'aereo, ma forse prima un' intervista alla radio sul mio viaggio e sul mio blog... Chissa', sarebbe un modo originale per dire Goodbye a tutto cio'.
Ora ho mal di testa e di Universo.
Torno a casa.
C U in Rome.

17:32 (ora di Oz) | commenti (15) |

mercoledì, 11 maggio 2005

Rileggo gli ultimi giorni e mi rendo conto che lo stato d'animo e' cambiato, si avvicina la fine e la sensazione e' simile a quella che si ha quando ci si lascia con qualcuno, quando sai che sei alla fine di una storia. Guardi piu' indietro che avanti, stai li' con i gomiti sul tavolo e il mento tra le mani... E sai che e' inutile tirarla per le lunghe, e' finita.
E il tutto si riflette su quello che scrivo... E su quello che non scrivo.
Questo viaggio lo finisco perdendomi nel "Broome time", nel caldo dolce far nulla. Tra le sdraie della piscina, Chinatown e Cable beach. Ho salutato gli ultimi amici, Jonna, Morgan, Sebastian, Steffie, Vera, Marina... Chi prima chi poi sono tutti partiti. Verso una fattoria di perle o un pub sperduto. Verso Darwin, Alice Spring, Perth...
Ripenso alla bella e piccola Jonna, che mi ha chiesto se le insegnavo qualche parola per difendersi nel caso venisse a Roma. E poi mezzora dopo, mentre sembrava addormentata sull'asciugamano, al vociare di qualche gabbiano litigioso ha sollevato la testa, e in perfetto italiano a detto: "Evaporate!"... l'avrei sposata all'istante.
Ora non socializzo piu', preferisco star da solo, essere trasparente...
Ho l'aereo per Sydney fra qualche giorno, e sono contento di compensare con un po' di metropoli (e di autunno) il ritorno nella mia di metropoli...
Dieci giorni scivolati tra le dita... Sono stato al crocodile park, dove ho visto da un paio di metri mostri incredibili, fermi, pesanti... Che all'imrovviso schizzano fulminei, spostando acqua e fango. Non puoi fare a meno di fare un passo indietro nonostante la rete di protezione. Fanno paura i coccodrilli, piu' di qualsiasi animale abbia mai visto.
Ho passato ore in spiaggia, Cable beach... C'e' chi dice che e' la piu' bella spiaggia d'Australia, chi del mondo. Io la trovo unica e spettacolare ma non e' la mia "preferita" anche se i suoi tramonti sono memorabili. E' talamente grande che non riesci neanche a rendertene conto. C'e' spazio per tutto e per tutti.
Ci ho giocato con Cable Beach, ho giocato alle prime volte... Ho camminato per la prima volta quattro minuti e ventisei secondi ad occhi chiusi... Sembrano pochi ma in realta' e' un' eternita'... Dopo il primo minuto la tentazione di aprirli e' forte ma sai che puoi resistere ancora, sai che non c'e' nulla sulla strada, in qualsiasi direzione l'orientamento cieco ti abbia mandato. E' bellissimo camminare ad occhi chiusi, vorrei poterlo fare piu' spesso. E' terapeutico.
Per la prima volta ho camminato all'indietro per piu' di cinque minuti. Stesso discorso, solo un po' piu' facile. Vinci la tentazione e ti godi il paesaggio senza sapere dove stai andando... Dov'e' che ho letto che la vita e' cosi'? Su "Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta"? Credo... Cosi' e' la vita, vediamo ampio e definito quello che abbiamo passato, percepiamo la nostra linea del presente e il futuro e' alle nostre spalle. Vivere e' camminare all' indietro. Per una vita intera, non per cinque fottuti minuti...
E poi, sempre camminando, per la prima volta ho scritto il mio nome enorme. Passo dopo passo. In un corsivo un po' sgraziato. Poi ho contato la grandezza: novanta passi per venti. Bella prova. Poi c'ho ripensato e potevo essere piu' originale. Scrivere cose tipo "avvanvera", "preferisco la neve", "chi me l'ha fatto fare", "io non ho votato Berlusconi", "ponteponentepontepi'"...
Lo stesso giorno al tramonto ho visto una ragazza scrivere sulla sabbia (e' bello sapere di non essere l'unico deficiente in zona), qualcosa di lunghissimo, grandezza normale, con un bastoncino, ma su una sola chilometrica riga. L'ho fotografata, lei e la sua scritta. Poi sono andato da lei e le ho detto che mi piaceva quello che aveva fatto.
Che altro... Ah! Giorni fa mi sono svegliato con la consapevolezza e la certezza di volere un tatuaggio. A chi mi diceva pensaci bene un tatuaggio e' per tutta la vita, rispondevo che nel mio caso, bene che mi va, e' per meta' vita... Si puo' fare, adesso si puo' fare... So che lo faro'. Sono andato al tattoo shop , ho visto i disegni, sono tornato il giorno dopo e ne ho scelto uno, ho preso appuntamento... Ma poi alla fine non l'ho fatto, non me la sono sentita, non ero convinto, non ero dell' umore, non mi ha retto la pompa. Ma prima o poi... Pero' ho accompagnato Morgan a farsi il suo, una Croce del Sud sul piede destro. Ogni volta che guardera' quel tatuaggio si ricordera' di Broome e di me che l'ho accompagnata... vabbe'... e' cosi' per dire...
Penso alla musica che ho ascoltato in questi mesi, alle canzoni che per una incomprensibile alchimia si sono legate a momenti partcolari... Loro hanno scelto me e non viceversa: My immortal, Kiss me, Imparare dal vento, Make Tomorrow, So Beautiful, Feeler, Mad World...
Ecco questi sono stati i dieci giorni qui. Sorry, il "dolce far nulla" e' noioso da raccontare e forse da leggere. Non necessariamente da vivere...

21:18 (ora di Oz) | commenti (3) |

lunedì, 02 maggio 2005

Sono a Broome, arrivato non ci credevo: dov'e' la citta'? Ancora una volta ci sono cascato... Ormai dovrei sapelo che citta' in Australia e' un concetto astratto, e' una scritta su un cartello, un nome su una mappa.
Seicento chilometri di nulla oggi, dopo aver lasciato Port Hedland ci siamo fermati due volte per la benzina e una volta per 80 miles beach: una spiaggia lungalunga e bellabella ma... impraticabile. Scesi dal bus in questo camping sperduto, mi attrezzo per fare un bel bagno e sorridente mi avvio ad attraversare lo sconfinato tratto di sabbia che mi separa dal mare. Laggiu', azzurro, bello, ondoso, fresco ed invitante... I miei compagni di viaggio vedendomi ridono e dicono qualcosa di simpatico del del tipo:
"Ma cosa cazzo credi di fare deficiente?"
"Io?! Swwimming..."
"Shure... of course... shure" E ridono...?!?
Beh per farla breve in questa spiaggia di 150 chilometri (more or less) il bagno non si fa (che spreco)... Squali, meduse e coccodrilli (in mare?! Si' in mare!) non sono daccordo, spesso non gradiscono...
Ma e' "sicuro" che incontro i coccodrilli o "forse" incontro i coccodrilli?
"maybe shure" e' l'ironica risposta.
Ok, mi faccio una doccia... E' sicura la doccia?
Seicento chilometri di nulla: outback dalla parte del mare e outback dalla parte dell'ouback. Per distanze grandi come la Francia... Il paesaggio e' sempre uguale ma cambia in continuazione. Un caledeoscopio di due o tre elementi... rosso, verde chiaro e verde scuro.
La compagnia e' simpatica e piacevole. Si gioca, si scherza, ci si scambia di posto, ci si annoia... In questo paesaggio assurdo leggo il libro di viaggio piu' bello al mondo: le citta' invisibili. Poi guardo dal finestrino immaginandomi di veder apparire dietro una collina Anastasia, la citta' e il desiderio; Tamara, la citta' e i segni... Zora, la citta' e la memoria. Mai luogo fu piu' appropriato per tal lettura, Italo sarebbe fiero di me ;-)
Seicento chilometri di nulla. E alla fine ti accorgi che non e' solo un viaggio su una strada dritta e deserta in un luogo piatto e vuoto... E' un viaggio interiore, che ti porta a capire il senso profondo, il perche' primo, la consapevolezza mistica e la ragione ultima della musica degli ZZ Top.
Arrivati all'ostello, il Kalbarry club (tra i piu' belli del WA), ci accalchiamo alla reception per avere una stanza e riuscire a prendere i letti bassi... Dal bancone una voce dice chi e' Roberto? Rimango per un attimo interdetto... Ripete... Non c'e' dubbio cerca me. Mi avvicino perplesso tra sguardi curiosi e il tipo mi consegna una lettera, e' di Jules. La frase in italiano sulla busta (irriportabile sorry...) mi strappa un sorriso. Mi racconta dei suoi giorni a Broome, mi da dei consigli e mi saluta ancora... Il buon umore mi rimane per tutto il resto della giornata, passata a goderci il nostro primo tramonto nell'immensa Cable beach e a cenare stanchi e soddisfatti nella calda apatia di Broome... Solo che ho assillato tutti con la mia domanda senza risposta che mi tormentera' in eterno... Perche'? Perche' in un paese dominato dalle mosche dopo seicento chlometri il parabrezza del pulman non ha neanche un misero moscerino spiaccicato sopra?
Sul tardi un ragazzo austriaco mai visto mi chiede dov'e' la mia amica con il fiore... Sulla est coast rispondo. Ah vi ho visto a Monkey Mia, eravate cosi "funny" insieme... Mando un sms a Jules. Oh! siamo famosi nel Western Australia io e te, buonanotte.



30 aprile 2005
Dondolo... Venendo qui mi sono incrociato con una ragazza che e' sul bus con me. Le chiedo dove vai con la tua cup of coffe? Al bagno, e' una tazza multiuso... E tu dove vai con la tua? Li', indico. Ride, dice qualche cosa di simpatico che non capisco e ci dividiamo.
Erano anni che non trovavo un altalena cosi', robusta, sellino largo e comodo, alta da terra e con le catene lunghe. Non sto dondolando, sto andando proprio in altalena! Con la struttura che vibra un po' sotto il mio peso e la mia spinta. E tutto questo di notte, in un camping alle porte del Karijini National Park, sulla terra rossa, circondato da eucalipti e pappagalli. Non si vedono piu' le colline vicine, l'oscurita' le ha nascoste, ma so dove sono, il rosso del tramonto le illuminava al nostro arrivo.
Poco piu' in la Benjamin fa rumore tra le piante. Sara' alto piu' di un metro. Ho chiesto quanti anni ha e credo che si aggiri intorno ad uno... Ma non so quantificare visto che non conosco la vita media dei canguri. Ti mangia dalla mano, gli piacciono le carezze, sopratutto essere grattato sotto il collo. Solo che ti abbraccia il braccio e un po' di attenzione ce la devi mettere, le unghie sono molto dure. Ma poterlo toccare da una grande soddisfazione. Sentire la consistenza del corpo, il peso della lunga coda, il naso umido che ti annusa la mano, il pelo piacevole da toccare, la testa, le orecchie. Non gioca, mi chiedo se gli erbivori conoscano il gioco... In realta' non conosco neanche il verso... Solo ora ci penso! Che verso fanno i canguri? L'unico suono che conosco e' quel bellissimo tonfo sordo di quando si spostano.

Rifletto su mille cose e mi riprometto di scriverle, ma so che poi non sara' cosi'... Domani e' primo maggio... Ricordo il primo maggio di due anni fa, ero a Siracusa... e mi piace pensare al "chi me l'avesse detto due anni fa...". Ora sono qui, su una assurda altalena in un posto che piu' Australia non si puo'... E me ne faccio di domande, uh se me le faccio! C'e' gente che all'eta' mia e' presidente di multinazionali, gestisce milioni, decide la fortuna e il futuro di migliaia di altre persone, scopre nuove tecnologie e nuovi farmaci o aggiorna il sapere collettivo con una nuova ricerca... Ed io qui, contento di vedere il miei piedi che superano la linea dell'orizzonte tra l'outback e il bush australiano...
Altri due giorni in questi posti, che meriterebbero settimane, e saro' a Broome, nell'ultima nuova citta' di questo mio viaggio. Dire che non mi va di tornare e' poco... Ma cosi' e'...
Il parco del Karijini e' magnifico. Cammini in questa pianura arida, e all' improvvso si apre una gola immensa, profondissima, mozzafiato. All' interno un fiume, dei boschi, cascate e laghi dove nuotare circondato dal verde e dalle alte pareti di roccia. Luoghi sacri agli aborigeni. Pitture su massi lisci, resti di colore usato per dipingersi il corpo.... Quarantamila anni di civilta'... Noi abbiamo San Pietro. Loro non ne hanno mai avuto bisogno, gia' avevano le loro immense basiliche naturali...
"Fern Pool is a special palce.
This pool was created by great serpents in a time when the earth was soft. These serpents still live in gorge pools today.
Please, enjoy the place and respect our culture. Enter the water quietly and avoid making loud noises".
Quarantamila anni. The Dream lo chiamano. Poi siamo arrivati noi...



29 aprile 2005
"I'm drunk, but not at all! I'm drunk, but not at all! I'm drunk, but not at all!" E' ridotta un cencio e si regge a malapena in piedi, scivola e cade sgraziatamente, ride... E certo che il pavimento della stanza ormai e' reso viscido dalla birra e la vodka rovesciate a terra. Due letti ormai sono impraticabili, il mio e' salvo e lo difendo strenuamente. La tipa si rimette in una posizione che lei ritiene eretta, mi guarda... "Riccardo! Ballare!" e si ritrova per terra... Cazzo ma proprio stasera che domani mattina ho il bus che parte alle sei?
Tre giorni ho passato ad Exmouth, i tre giorni piu' noiosi di tutto il viaggio, tre giorni da solo in una stanza da sei, tre giorni a non saper che fare con la pioggia continua... Se stavo a Coral Bay almeno potevo andare in spiaggia, qui per la spiaggia c'e'solo un bus che parte alle otto e mezza e torna alle cinque del pomeriggio. Ma con che coraggio ci vai in una spiaggia deserta, con la pioggia, per sei ore... Ed Exmouth come luogo e' il nulla piu' totale. In tutto il paese poi non c'e' una porta usb... I tre internet point presenti hanno pc vecchi e lenti e non c'e' segnale per i cellulari... Shit... Il massimo che puoi fare e' due passi al supermercato. Il resto sono case, un ufficio postale e un ospedale. E' che questa citta' e' stata costruita come supporto all'immensa base della marina militare. Si viene qui perche' e' il luogo piu' vicino (20 km) alle altre splendide spiagge della nigaloo reef... Spiagge che non vedro' mai.
Tre giorni di nulla, di riposo forzato, ogni tanto mi vedo con Onia e Morgan, facciamo un giro in macchina, con la musica e il cigolio dei tergicristalli. Il secondo giorno credo di aver avuto la febbre... Non mi sono regolato con l'aria condizionata in stanza, poi e' passata.
E quand'e' che succede qualcosa? La notte prima di partire ovviamente. Mi sono ritrovato in stanza sei individui assolutamente determinati a godersi il venerdi' sera. Solo che siccome il posto non offre nulla, e diluvia come poche volte, hanno scelto la stanza dell' ostello come "night club". Due cartoni di birre, uno di quei portavivande pieno di ghiaccio con dentro bottiglie di vodka e non so cosa e... Yeah! Party! Alle undici loro e la stanza sono in uno stato pietoso... Vorrei invitare qui tutti quelli che condannano l'erba e accettano come naturale che si venda alcol.
Un'altra ragazza si spoglia completamente nuda, entra in bagno e si infila sotto la doccia. Non faccio in tempo a pensare brava che si sente un tonfo: e' tracollata a terra. L'amica apre la porta e cerca di raccoglierla per portarla sul letto. Mi alzo e cerco di darle una mano, non vuole, mi dice di andar via, non vuole che veda l'amica nuda...?!... E' ubricaca pure lei. Cerco inutilmente di spiegarle che il fatto che sia nuda e' veramente l'ultmo problema... Tra le sue proteste raccolgo di forza quello straccio di carne e lo metto sul letto. Il ragazzo inglese le avvicina un cartone per farla vomitare, ma lei non ci riesce e piange disperata... Dico che l'unica soluzione sono due dita in gola (o un coltello nella schiena ;-) ), non capiscono, lascio perdere e me ne torno sul letto a scrivere ed aspettare che passi.
Il dramma e' che, da quello che ho capito, i due elementi piu' massacrati della situazione dormiranno insieme nel letto sopra il mio... Alle sei mi passa a prendere il bus... Infilo tutta la mia roba sotto il letto: se sara' vomito almeno salvo lo zaino.
Non so come ma dopo un paio d'ore la stanza e' al buio, puzzolente e rumorosa per il russare e l'aria condizionata accesa ma al buio... Spengo il computer e provo a dormire.

Mi sembra assurdo che pochi giorni fa ero al caldo, vicino ad un mare splendido e in tutt'altra situazione... Il giorno che ho deciso di partire da Coral Bay ho telefonato ad easyrider e mi hanno detto sorry non ci sono posti per i prossimi dieci giorni... Cazzo! Dieci gorni non esiste! Voglio andar via, voglio posti nuovi... Lamentandomi del fatto con i ragazzi della mia stanza, Onia e Morgan mi offrono un passaggio in auto fino ad Exmouth... Beh non era nei miei piani ma e' sempre un posto nuovo... Si cambia, e poi chissa' che succede (ecco che succede...). Magari da li' e' piu' facile trovare un posto sul bus di easyrider.
Onia e' irlandese, con le lentigini. Morgan francese con un accento fantastico: "my family" diventa " maifamili' ". Un piacere sentirla parlare... Exmouth non e' lontana, solo un paio di cento chilometri credo. La strada passa in mezzo ad una natura strana, arida, con delle "formazioni" sparse che non capisco cosa sono... Sembrano cacche enormi, di dinosauro. Sono disseminate ad intervalli regolari, non riesco a capire. Secondo voi cosa sono quelli? chiedo. Onia lo sa: termiti, nidi di termiti. Oohh... Riprendo a guardare fuori incantato, mentre il cielo si annuvola e Manu Chao canta.

E' ora di dormire, domani riparto. Il sollievo di lasciare questo posto e questi deficienti si mischia all'apprenzione di non riuscire a svegliarmi in tempo... domani riparto.



25 aprile 2005
In realta' c'e' un'altra attivita' a Coral Bay di cui devo assolutamente parlare. Perche' qui succede una cosa legata alle fasi lunari, ai coralli ed ad una specie di grattacielo nuotante...
"Nel corso delle otto o nove notti successive alla luna piena di marzo ha luogo la riproduzione del corallo, che avviene tramite il rilascio di uova e spermatozoi nelle acque lungo la barriera..." Suggestivo no? Beh sono proprio questi coralli in amore ad attrarre qui il piu' grande pesce del mondo, un tipo di 18 metri per 21 tonnellate: lo squalo balena, the Whale Shark. E questi posti sono tra i pochi al mondo dove si puo' riuscire a trovarsi faccia a faccia con questo gigante.
Io non me lo posso permettere, troppo costoso e troppo incerto... mica e' sicuro che lo incontri 'sto Whale Shark.
Il tour funziona in questa maniera: c'e un aereo che vola in ricognizione alla ricerca del WS. Quando, e se, lo individua comunica le coordinate alle barche che a tutto motore raggiungono la traiettoria dell'animale, scaricano i "clienti" in acqua con maschera e pinne e si allontanano. Seguendo procedure precise le persone si dispongono ed aspettano di veder passare l'amichetto... A volte succede che il pesciolino cambi direzione, cosi' le barche corrono a recuperare gli sfigati, ripartono per la traiettoria e ripetono l'operazione... Ma ironia della sorte non e' mica facile vedere l'animale piu' grande al mondo. Il tour lo puoi ripetere quattro volte in caso di mancato incontro... E in ostello la sera non si parla d'altro. Chi l'ha visto e racconta emozionato il momento, chi ha ancora due tentativi e spera... Chi sfortunato (e non sono pochi) si rassegna alla sorte.
Per molti e' solo questo Coral Bay, una caccia alla balena. Finita la quale si manda un sms con scritto l'ho visto! E si riparte per un altro luogo, viaggiando piu' per gli altri che per se stessi... Non e' una critica eh!? In fondo neanche io ne sono immune, altrimenti perche' diavolo starei qui a scrivere un diario pubblico?
Solo che io vorrei frenare la vita e avere il tempo di ruminare cio' che vivo, e non coprire momenti intensi con altri momenti intensi, almeno non prima di aver "consumato" il retrogusto dei predendenti... Ma e' difficile in viaggio, l'unica e lasciarsi andare al flusso.
Le giornate passano tranquille e piacevoli, tra bagni, sole, snorkeling, lunghe passeggiate sulla spiaggia fino al tramonto; cene, chiacchiere serali, luna, stelle e nuove conoscenze... Disturbate solo dalle mosche che sono sempre e ovunque presenti. Ci vuole "solo" una gran dose di rassegnazione, e a tutti prima o poi capita di mangiarne una, perche' sono invadenti parecchio eh!? Tossisci, provi a sputare, a grattarti la gola ma e' inutile. L'unica cosa che puoi fare e' mandar giu'... E tifare per i tuoi succhi gastrici... Fatela soffrire!
Orecchie, naso, occhi e bocca sono le mete preferite. Me le ritrovo spesso sulle mie lenti a contatto (giuro). C'e chi risolve con la retina, ma non sopporto vedere il mondo da una zanzariera. In spiaggia la situasione peggiora un po' con i tafani che molllano pizzichi bestali... Ma con loro la soddisfazione di schiacciarli con una manata te la levi... Un giorno ne ho fatti fuori una dozzina, 'stardi!

Riprovo a scrivere, trovo un posto tranquillo, accendo 'sto coso ma non mi riesce un gran che bene... Si avvicinano dei tipi, sulla cinquantina, lattine in mano. Possiamo sederci? Certo! E mi ritrovo a parlare con sei australiani di mezzaeta'... Pazzi. Vengono dal Queensland. Che ci fate qui? Siamo in fottuta vacanza... Perche' da queste fottute parti si pesca fottutamente bene. La vuoi una fottuta birra?
Sentirli parlare e' da non crederci! Una parola su due e' "fucked". Cappello da baseball, sigarette nel taschino della polo, lattina di birra in mano e una fottuta risata australiana. Uhm e le vostre mogli? Ahahaha! le nostre fottute mogli, sono rimaste in quel fottuto paese, almeno un fottuto mese l'anno da soli... fuck! Chi sei chi non sei che fai che non fai ti piace questo fottuto paese?... ok chiudo il computer e accetto una fottuta birra.
Coral Bay e' un gran bel posto, e questo e' l'unico ostello. Vedo gente arrivare, conosco ogni giorno nuove persone, saluto ogni giorno persone che non vedro' mai piu'. Una rassegna di potenziali amici, potenziali amori, potenziali avventure, potenziali risate, potenziali futuri. Non c'e nulla di piu' vero che l'esistenza e' un fiume... No? ;-)
Ed io li', sorseggiando il mio te', a guardarlo scorrere...




23 aprile 2005
Svegliato presto e non di buon umore (succede) mi ritrovo a fare colazione pensieroso. Mi rivolge la parola una "ragazza" della mia eta'... emenomaleunacoetanea. Simpatica, di Perth. Faccio una fatica bestiale a capirla e il mio umore peggiora perche' a volte trovo veramente "umiliante" farmi sempre ripetere le cose due volte, con quel sorry che odio... Lei non sembra troppo scocciata dal fatto... Pero' ci salutiamo, va in barca a vela e poi nel pomeriggio prende il bus per tornare a casa, ferie finite... Ciao.
Torno a sorseggiare il mio caffe' nel tiepido, silenzioso primo mattino; cercando di filosofeggiare sugli stati d'animo. Pete e' alle prese con i cereali, poi gli chiedero' se mi presta lo yoyo. Le mosche dormono ancora, ma so che e' solo questione di minuti. Qualcuno comincia la mattinata con un bagno in piscina...
E poi succedono le cose cosi'.
Succede che si siede accanto a me. Succede che la guardo e mi ricorda Junko. Succede che tira fuori l'ashtray portatile uguale a quello che ho comprato a Freo e poi perso.
Succede che glielo dico. Ride. I'm Roberto... I'm Junko... !?!?.. Ciao Junko. Pronunci bene il mio nome. Si lo so, e so che la vita a volte e' cosi bizzarra. Che fai oggi? Vado in spiaggia. Anche io, se vuoi andiamo insieme... Shure!
Sei ore di sole, parole, sabbia, mosche, sguardi, pesci e pinne... Volate.
Poi le dico che ho problemi con la maschera perche' entra l'acqua, ma credo che dipenda dalla barba lunga, oggi la taglio. No non lo fare mi piace tanto... E mi carezza il viso. Ed io il suo. E nel momento in cui tutto il suo profilo si adagia nella mia mano, avverto la vertigine di annullare in una carezza i millenni di storia e dna che ci dividono, coperti dai suoi lunghi capelli neri.
Non l'ho cercato, non ho fatto in tempo neanche a desiderarlo. E' arrivato cosi', gradito ed imporvviso regalo della vita.
In ostello ci siamo salutati, una doccia, quattro chiacchiere con altre persone... Incontro Dafne e andiamo a vedere il tramonto insieme. Poi torno, ceno con un piatto di "2 minutes noodles", mi preparo il caffe' e vado sulle sdraie vicino alla piscina. E lei e' li'. Ed io non ci credo che nel sole io e lei oggi ci siamo baciati. Ha una cannottiera nera, una collanina di conchiglie chiare su una pelle abbronzata, i capelli sciolti, lunghi, neri, lucidi... E quegli occhi cosi' nuovi da scrutare. Mi siedo accanto a lei e mentre parliamo ogni tanto ci tocchiamo il braccio. C'e' la luna piena in un cielo limpido, un leggero vento caldo. Ed io parlo poco inglese, posso essere solo diretto... Junko il tempo e' una meraviglia, stiamo insieme? Andiamo in spiaggia?
Mi sorride. E il suo si' mi spiazza... Perche' ci siamo incontrati solo adesso Roberto?
Poi, alle tre di notte, e' scivolata su un bus che l'ha portata a Perth. Non ci vedremo mai piu'.
La luna e' ancora li'. Il silenzio tiepido e dolce. Mi fumo l'ultima sigaretta. Ripenso. Vado a letto.



22 aprile 2005
Pete e' un mago con lo yoyo... Lo fa saltare in alto, si rigira il filo tra le dita delle mani e in un attimo sospeso ti mostra una figura geometrica... Poi scioglie tutto, un colpo di polso e lo yoyo e' riarrotolato nel suo palmo, pronto a partire di nuovo; altro giro, altro momento sospeso, altra figura. Ed io li', con la bocca aperta, il biscotto gocciolante di caffe' in mano e la testa che fa su e giu' a seguire le evoluzioni di quella piccola ruota di plastica.
Inglese, ventanni, rasta biondo. Questi giorni non si muove dall'ostello perche' si e' addormentato in spiaggia e ha la schiena massacrata dal sole. Dice che il desiderio e' la causa di tutte le sofferenze. Penso che sia vero. Ma non bisogna evitare i desideri, dico io, tocca solo andarci cauti... Molto cauti. Annuisce, ma non credo abbia capito.
A Pete ho chiesto il check del mio inglese. Gli ho fatto leggere un paio di mail(s) e le ha corrette congratulandosi: non c'erano poi errori macroscopici. Sono cosi' contento... Con un dizionario e una piccola grammatica posso scrivere "tranquillamente" in english.

Sono a Coral Bay da tre giorni, il viaggio come sempre e' stato lungo ed interessante. Sul bus ho conosciuto Roberta. Sei italiana vero? Si'. Come ti chiami? Roberta... Roberto... ahahah. Ha lavorato a Monkey Mia come volontaria con i delfini. Beata lei.
Arrivato qui' pago e mi assegnano in una stanza di dieci letti. Entro. Guardo. Nove donne... Uhm... 'Sta storia che girano piu' donne che uomini comincia ad innervosirmi. Nessun errore alla receprion comunque, e' proprio una stanza mista... Cioe' io la rendo tale.
E' un'esperienza stare in una camerata femminile. Quando torni dalla doccia te le ritrovi con gli asciugamani legati al petto, gli asciugacapelli accesi e le dita che smuovono chiome mentre ti guardano di traverso dallo specchio. Tutti i ripiani possibili sono occupati da creme, profumi, smalti, scatole di assorbenti, spazzole, boccette indecifrabili, collane e bracciali... Devono avere lo zaino magico... Io uso solo il deodorante a stic. Comunque anche loro russano, a volte puzzano, hanno le proprie manie mattiniere e notturne, si stanno simpatiche e antipatiche, e sono assolutamente assuefatte al cellulare, il bippio degli sms e' un suono costante, notte e giorno.

Coral Bay... "where the outback meet the reef" recita un opuscolo. Una strada di un chilometro proveniente dal nulla arriva alla spiaggia. All'inizio c'e' questo ostello; a poche decine di metri c'e' una "piazzetta" formata dalla newsagency, la panetteria, il market, un negozio di vestiti, souvenirs, pinne e maschere; e l'ufficio informazioni dove si prenotano i tours. Sulla sinistra un camping e un resort. Sulla destra il mare punto. Solo ieri sera ho scoperto dove cazzo vive chi vive qui. Sono quattro case vaghe, appartate tra gli alberi (gli unici) a un paio di cento metri dall'ostello.
Si ha la netta sensazione di stare in un posto ancora "non scoperto", di quelli che tra dieci anni avra' la strada asfaltata, qualche albergo, molte piu' macchine e case... Ed io saro' tra quelli che potranno dire "ah quando ci sono andato io era ancora etc etc..."
A vederla cosi' comunque dice poco: outback, tanto caldo e tante mosche, niente ombra. Ma se segui il breve sentiero arrivi in spiaggia... E trovi un mare calmo, a macchie blu, azzurre, celesti e verdi. E laggiu' la linea bianche delle onde che si rompono sulla nigaloo reef, la barriera coralllina; il fragore si sente fin dalla spiaggia. Un posto incredibile.
Qui oltre che guardare incantati il mare c'e' solo una cosa da fare (e la fanno tutti): si va sotto. Snorkeling per i comuni mortali, diving per chi ha capito tutto della vita.
Per trenta dollari ho preso un "tour": kayak oceanico per tre ore. Remi una mezzora e sei a ridosso della barierra. Ti forniscono anche muta, maschera, boccaglio e pinne... Io ho comprato una macchina sub usa e getta. Mentre mi infilo il tutto mi chiedo se veramente riusciro' a vedere uno squalo come dicono... Mi tuffo, soffio via l'acqua dal tubo, cerco di orientarmi e LUI mi passa davanti a qualche metro. Da non crederci! E dammi tempo no? Insomma mi ritrovo assolutamente impreparato, con gli occhi sgranati, a guardare il primo shark della mia vita, bellissimo! Sara' grande quanto me! Un "cazzo!" cupo rimbomba nel tubo mentre cerco di capire come funziona la macchina fotografica... Ok la lascio perdere, preferisco guardarlo e, con il cuore a palla per l'emozione, provare a seguirlo. Ma non c'e storia ovviamente, dopo poco e' gia' sfumato chissa' dove. Wow iniziamo bene! Comimcio a guardarmi intorno e mi rendo conto che sto nuotando in un acquario. Sembra artificiale, come quelli nei negozi, solo un po' piu' grande e con me dentro... Pesci, pesciolini e pescioloni di tutti i colori bighellonano qua e la', in branco, da soli, in alto, in basso, tra le rocce e i coralli. Non serve nuotare, basta stare fermi e guardarsi intorno... Stupefacente! Una tartaruga! Due! E quella laggiu' cos'e'? Una manta?! Una manta! E' enorme! Scatto foto, a caso credo... Chissa' come verranno... E appare un'altro squalo, scuro, con la punta della pinna dorsale bianca. E' piu' piccolo del primo ma ho la macchina pronta e clic! Sei mio! Nuota piu' lento, mi e' piu' facile seguirlo per un po'... Chissa' se mi hanno detto qualcosa a proposito degli squali ed io magari non ho capito... Sembra tutto cosi' tranquillo e sicuro qui... Comunque...
Nel dubbio torno indietro verso gli altri ragazzi. Stanno facendo qualcosa che non capisco. Mi avvicino e vedo che la guida prende da un sacchetto del mangime e lo sparge in acqua. Nel giro di pochi secondi milioni di colori sgargianti ci avvolgono, in tutte le direzioni. Se muovo una mano e' come se mischiassi colori. Si sposta il blu e il rosso, appare il giallo e il nero. Il tutto illuminato da raggi danzati del sole che filtra in acqua... Ancora please, ancora!
Quando le dimenzioni dei pesci sono considerevoli un "attimo" di preoccupazione pero' arriva... Io non sono cibo eh!? Non scambiate il mio polpaccio per un pesce piu' piccolo...
Ho finito le foto, consumate ad inseguire quello "stupido" squalo. Mi godo questo circo colorato capriollandoci dentro e le due ore finiscono... bisogna remare fino a riva. Domani lo rifaccio... giuro.

22:10 (ora di Oz) | commenti (2) |

domenica, 17 aprile 2005

Sono sul jetty a far foto del tramonto e della spiaggia. Ho il piede un po' dolorante. Oggi mi sono fatto una lunga camminata sul lato ovest della spiaggia... Ma non sono arrivato alla fine come volevo, dopo un ora ho "preso" un sasso e un imprecazione italiana si e' persa nel vento... Dietrofront, con l'alluce sanguinante.
Altra gente passeggia sul molo e mi passa vicino, inevitabilmente lo sguardo cade su quel cerottone un po' ridicolo che simboleggia la mia cronica disattenzione a dove metto i piedi... Tutti guardano verso il basso, una tartaruga sta nuotando tranquilla sotto il molo; per me e' uno spettacolo gia' visto, preferisco sorseggiarmi i lenti cambiamenti di colore del cielo.
Di nuovo solo.
Cerco di capire le sensazioni che provo, ma non mi riesce un gran che bene.
Sono a Monkey Mia. Di giorno questo posto si riempie di gente, per via dei delfini, ma alle quattro del pomeriggio, quando l'ultimo bus parte, torna la calma e il luogo si trasforma in un piccolo paradiso... Fino alle nove del mattino successivo.
Me ne sono accorto ieri. Ero in piscina con Jules, lei dormiva. Ho guardato l'ora e ho deciso di andare in spiaggia, erano le cinque e il caldo opprimente era finito da un pezzo. C'era poca gente, le piccole imbarcazioni da pesca erano tornate a riva e i pescatori pulivano i pesci su tavoli di legno circondati da gabbiani eccitati; la sabbia era tiepida sotto i piedi, i colori caldi; i pellicani, grandi quasi come persone, attendevano placidamente non so cosa, se ti avvicini un po' troppo ti minacciano con una beccata a vuoto, e lo stac! di quell'immenso becco e' un ottimo deterrente.
Ogni tanto qualche delfino saltava distante per poi scomparire e riapparire imprevedibile piu' in la... Mi sono seduto assolutamente entusiasta e ho deciso di restare ancora qualche giorno, non voglio lasciarlo un posto cosi'... Non se ne parla proprio. Ok dopo sara' ancora piu' bello... Coral bay, la barriera corallina, i pesci tropicali... Ma cosa c'e di meglio di passare qualche giorno in un posto cosi' accogliente sapendo che il domani e' promettente?
Tornato da Jules glielo dico. Jules, io resto ancora qualche giorno, non parto domani. Se resti anche tu sono contento. Ci pensa. Roberto io parto domani. Ah, ok. Ok...
E cosi' e' andata via, lasciandomi "Da Vinci Code" e un foglio con scritto la sua email, il suo telefono tedesco e un kiss esclamativo.
Abbiamo passato una bella ultima serata, col dispiacere di separarci ma senza tristezze, evitando baci appassionati e parole fuori luogo... Giocando, ridendo delle mie prese in giro... Sorry, I can speak just a little english, you know!... I confuse big and great! Great woman! You are a great woman... no a big woman...I'm sorry! Parando in una risata i suoi pugni e i suoi lanci di sabbia... It's a misunderstanding! Why a word so long for a so important concept? Whole life is a misunderstanding... I joke Jules... I joke bella!
Non so che pensare, forse non c'e' nulla da pensare, ci sono cose che si vivono e basta. Abbiamo passato bei giorni insieme, visitando luoghi il cui ricordo si leghera' inevitablmente alla persona. Shell Beach, le gole e i fiumi del parco nazionale di Kalbarri; Denham, i tramonti, le stelle, la stanchezza delle ore in pulman viaggiando su strade che percorrono il nulla assoluto; la colonia di stromatoliti e il mio tantativo assurdo di esprimere in inglese un pensiero cosi' complesso.... Le cene rimediate, i giri in catamarano, aggrappati alla rete di poppa e centrifugati dalla scia della barca... I delfini... Oh i delfini! E la loro incommensurabile bellezza... Ciao Jules! Dai che ci rivedremo sicuramente... Se vogliamo saremo degli ottimi amici... A Roma hai una casa se vuoi venire.
Ripenso con un sorriso al suo quaderno, dove, oltre al diario di viaggio, appunta in sezioni differenti gli animali visti, le cose rotte e quelle perse...
- Come le cose perse?
- Si', quello che ho perso... e se poi le ho ritrovate scrivo dove e come.
- Ma anche i luoghi?
- In che senso i luoghi?
- Beh io viaggiando ho perso dei luoghi... Magari ci volevo andare e poi non ci sono andato, come le isole Abrolhos per venire da te... O luoghi famosi per i film, come Hanging Rock vicino Melburne, o il point break di Bells Beach
- Wow! Great idea! Tank you Roberto.
- You are welcome...
Rileggo quello che ho scritto, rileggo i giorni passati, i mesi passati... E mi rendo conto che sono piu' le cose non dette, le persone non citate e i luoghi non raccontati di quello che ho riportato... Chissa' se la memoria terra' col tempo, chissa' se dovrei anche io appuntare in un angolo del mio quaderno tutte le cose viste e vissute, Chissa' se Jules ha scritto anche il mio nome tra le cose perse.



10 aprile 2005
Apro gli occhi sulla ventlatore da soffitto che gira lentamente, ci metto un po' a realizzare dove sono. Gia', Kalbarri. Non so minimanmente che posto sia. Arrivato ieri col buio, dopo una lunga e intensa giornata di pulman, intorno all'ostello ho visto solo piante e una strada che scivola silenziosa e buia; dietro, a duecento metri, dovrebbe esserci il mare.
Poi riemergono immediate e vive le immagini di quello che e' successo dopo, wow... E richiudo gli occhi.
Scivolo da letto cercando di non svelgliare Jules. Quando mi sfilo da sotto il suo braccio apre per un attimo quei due fari blu e li richiude in un sorriso. Mi infilo un paio di pantaloncini e scendo scalzo in cucina, affamato come un lupo. Non c'e' ancora nessuno. Non ho il latte, solo un po' di pane, la nutella e dei fagioli... Non ci siamo proprio. Oggi spesa. Quando giri frequentemente la roba fresca si consuma in giornata, non dura... Cosi' quando arrivi in un posto non hai mai latte, burro, formaggio, verdura, frutta... Nel frigo trovo un cartone di uova con la targhetta Jules, ne rubo due. Pane tostato, uova e fagioli; gia' va meglio. Canticchiando I can fly accendo il fornello e prendo una padella... e cazzo ho finito l'olio! E che palle! Ma me posso "ricordare di prendere l'olio"? Gia' andarci in giro con olio, sale, aglio, zucchero e caffe'... Vabbe', metto su l'acqua e mi sorseggio il caffe' mentre aspetto che bolle. Con un gesto del capo saluto le persone che piano piano appaiono assonnate, ci ho fatto il viaggio insieme e mi guardano con un che di interrogativo... Non so se per l'acqua che bolle, perche' ieri mi hanno visto cambiar stanza o... Non oso pensare altro. Il punto interrogativo si ingrandisce qundo mi vedono rompere due uova dentro l'acqua bollente... Uova in camicia, do you know? Chissa' che idea si sono fatti.
La colazione la consumo sotto il porticato e finalmente posso guardarmi intorno: terra rossa, cespugli fioriti di un rosso aspro, i tronchi bianchi degli eucalipti e tanto verde. "Bello" mi dico masticando, e ripenso alla sera prima, quando sceso dal bus ho trovato Jules ad aspettarmi sorridente ed impacciata quanto me. Non ci conosciamo neanche, non sappiamo bene che dire e come comportarci... Ma ci mettiamo poco a ritrovare l'allegria, il gioco e l'ironia che abbiano in comune. Il resto e' venuto da se, naturale, senza fretta.
Ed ora eccola che arriva con il suo fiore, il suo sorriso e la sua "presenza" ancora un po' assonnata.
E passiamo la giornata a scoprire luoghi e noi stessi.
Poi compriamo una bottiglia di vino e cerchiamo un bel posto sulla spiaggia per goderci il tramonto... Ma dopo un po' tutto si mischia, il vino, i baci, le onde immese, la pelle, il sole, le parole, i sospiri. E quando torniamo in noi, e raccogliamo le cose sparse, sorridiamo per quanto e' tardi; e ci ritroviamo a salutare con un abbraccio stretto le stelle, che a milioni hanno visto l'inraccontabile.
In ostello gia' dormono tutti. Ci prepariamo una cena, rimedio una candela, collego il suo lettore mp3 al mio portatile e scherziamo e ridiamo sottovoce, con i grilli e "kiss me" in giapponese che si ripete non so piu' quante volte.
Mi piace fantasticare che tutto sia spento e che ci sia solo la luce di quella candela ad illuminare noi, il tavolino e il mondo intero. Kiss me.




8 aprile 2005
Jules ha detto che mi aspetta a Kalbarri. E l'umore cambia. E' proprio vero che la vita e' uno stato d'animo.
Da sopra la duna, guardando intorno, respiro la bellezza del posto. E' che con i luoghi si prende confidenza come con le persone. Ci vuole il suo tempo, dipende. A volte poche ore a volte giorni; a volte mai. Ieri mattina quando sono arrivato ho capito subito che avevo fatto bene a scendere qui'; ma solo ora, tornato l'entusiasmo, comprendo il paesaggio che mi circonda e realizzo dove sono.
Due golfi lunghi chilometri formano una immensa E, tipo quella della Esso, o se vogliamo fare i "newager" un grande om. E funziona cosi': Ci sono le dune erbose che per duecento metri sfumano lentamente in dune sabbiose, di una sabbia bianca, fina e morbida; queste si interrompono con un salto ripido di quattro cinque metri una spiaggia piatta di circa cento metri.
Questo capolavoro di consistente morbidezza, disegnata dal vento e con un mare impetuoso e lungo che la schiaffeggia continuamente, orla tutte e due i golfi, allungandosi nella parte centrale, dove un islotto la fa da cigielina. Nessun albero intorno. Solo il basso verde delle dune interne. Il resto e' sabbia, cielo, mare e vento...
Alle spalle, all'inizio del golfo piu' riparato, sorge il paese. Con le sue case con giardino, i fuoristrada parcheggiati, gli alberi, il market, la stazione di polizia e la newsagency. Quattro strade che si incrciano lunghe senza lampioni, senza gente che cammina, senza macchine che circolano. Poi, verso l'interno, ad una decina di minuti di bicicletta, ecco che ricominciano le dune, altssime, immense, a perdita d'occhio. Assolutamentesolosabbia, come se una enorme ruspa le avesse scaricate qui, coprendo quello che c'era sotto. All'orizzonte se ne intravede la fne, a qualche chilometro.
Affittano le moto e i fuoristrada. Fanno tour su un bus con le ruote grandi come case. Ma sopratutto si fa sandbording in questo minideserto. Io adoro perdermi in un posto cosi'... Ci cammini per un po' e ti ritrovi solo tra sabbia e cielo, perdendo inevitabilmente il senso d'orientamento. Solo salendo a quattrozampe sulla duna piu' alta, cercando di essere piu' veloce dello scivolamento, riesci a ritrovare la direzione.
Questo e'.
Continuo a pensare che e' il mare che preferisco... E' che ti sorprende per la sua familiarita' e per la sua immensita'. Qui' la natura ha trovato spazio per fare le cose veramente ampie.
E come e' tipico dell'Australia non c'e nessuno: poche linee di orme che si intrecciano con quelle dei fuoristrada, su una spiaggia assolutamente invitante a fare tutto... Io mi diverto a scaracollare giu' per la duna e prendere a correre verso riva facendo alzare in volo una cinquantina di gabbiani, che semplicemnte aprono le ali e si mettono controvento, rimanendo non so come immobili a sei metri d'altezza. Poi tutti insieme aprono il petto al vento e virano completamente planando veloci... Solo un colpetto d'ali, un' attimo prima di toccare terra, e si fermano sul posto senza un tentennamento, senza un passetto di assestamento. Gli adoro. Ormai conosco i gabbiani, e provo per loro una simpatica antipatia che mi porta a fargli i dispetti... un po' come i gatti. E' un piacere averli attorno.
Camminando sapendo che non arrivero' da nessuna parte, e che prima o poi faro' semplicemente dietro front, cambio la musica nelle mie orecchie. Satie. E il passo rallenta, e tutto si accorda con le note lente del piano... Se saro' fortunato si faranno vivi i delfini. Mi hanno detto che ieri nuotavano a pochi metri dalla riva giocando a pancia all'aria con i gabbiani. Non ho fretta comunque, so che li vedro' prima o poi, magari non oggi, non qui, e forse a Monkey Mia ci faro il bagno insieme...

Domani riparto. Non mi fermo a Geveston e abbadono l'idea di fare "un salto" alle isole Abrolhos, belle e famose per il naufragio del Bavaria. Raggiungo Jules e vediamo se ci riusciamo a stare qualche giorno insieme. Merita. Dire che ci conosciamo da poco e' un eufemismo. Mi ha fermato lei poco prima di salire sul bus a Perth. Mi ha riconociuto. Mi aveva visto all'ostello di Albany, una settimana prima. Anche io l'avevo notata, ma ero troppo preso a discutere con Caterina se dividere una camera doppia o dormire in camerata con gli altri per pensare a qualche cosa di piu' complesso di un semplice Hi. Poi i giorni passano e le facce sfumano.
Ci siamo seduti vicino, tutti e due diretti a nord. Scherzando e ridendo arriviamo subito a prenderci in giro... non so quanti anni abbia, credo poco piu' di trenta. L'eta' ci rende una rarita' l'un per l'altro. Qui' si viaggia costantementre sulla media dei venti, ventiquattro anni...
Insomma leghiamo... Ma lei e' decisa di scendere a Kalbarri, ed io molto prima, a Lancelin. Le parlo del posto, di quello che mi hanno detto. Lei mi ascolta divertita sgranando e socchiudendo due spendidi occhi azzurri a secondo se vuole assecondare il mio entusiasmo o rimporverare le mie critiche alle sue scelte. Con un sorriso ironico e quel fiore sull'orecchio. Che tipa...
Arrivati a Lancelin ci fermiamo per il breakfast. Incontro Caterina che ha passato qualche giorno qui'. Mi parla bene del posto, Jules ascolta e si convince... No, ora tu te ne vai! Dico io... Ride... Corre all'ostello per vedere se c'e un letto libero. C'e'. Evvai! Tutti e due contenti ed euforici di giocare a conoscersi... Glielo dico, me lo dice... Arriva l'autista e ci gela. Fra due giorni, sul prossimo bus, non c'e un posto libero per lei. Se resta deve aspettare altri cinque giorni... Ed io non posso proseguire perche' il bus e' pieno. Ci guardiamo. E' andata cosi'... I'm sorry. Ci salutiamo, non possiamo fare altro. Risale sul bus che subito parte... Ed io mi ritrovo solo col mio zaino nel silenzioso vento del posto. Con un mavvaffanculo che no so a chi indirizzare. La cosa mi infastidisce per la giornata intera ecchecazzo! Mi andava di conoscerla meglio e le andava di conoscermi meglio... E invece via... Maybe one of these days... E meno male che ci siamo lasciati i numeri di cellulare.
Di Jules non so nulla. Solo che le piace e sa ridere, e' un botto alta ed e' tedesca; vuole fare snorkeling. Poi se ne andra' un mese alla Fiji (bastarda) e porta sempre quel fiore tra i capelli vicino all'orecchio che le da un aria cosi' hawaiana... o hippy.

L'Yha di Lancelin ieri ospitava una scolaresca di studenti di inglese... Un po' troppa confusione. Oggi si sta meglio. Solo cinque persone. Il mio compagno di stanza neozelandese ha il fuoristrada e ce ne andiamo a fuoristradare tra le dune di notte... Ovviamente ci perdiamo. Tra le risa e i scossoni ritroviamo "la pista" per casa. Ma solo dopo aver fatto surf sulle dune alla luce dei fari (niente stelle stasera e' nuvolo... tutto non si puo' avere...). Con noi c'e' anche Sonia, una ragazza tedesca con cui ieri sera sono andato in spiaggia a vedere le stelle e quella scozzese un po' spigolosa che capisco peggio del neozelandese. Rimango perplesso che tra loro si capiscono cosi' bene. Il suono delle loro lingue e' obbiettivamente differente... perche' si capiscono? E perche' io no?
Comunque... mettendoci il bel tramonto di ieri, accanite partite a ping pong, la piscina dell'ostello e le amache, i due giorni sono passati piacevoli. Con Jules abbiamo solo rimandato... vedremo di cosa saremo capaci. Domani.

23:02 (ora di Oz) | commenti (19) |

mercoledì, 06 aprile 2005

E cosi' ho fatto. Ho prenotato un bus di quelli saliescendiquandovuoi, ma la mattina della partenza mi sono svegliato tardi e l'ho perso... Tipico Italiano hanno detto poi (stronzi ;-) ). Di aspettare due giorni per il successivo non mi andava. Cosi', dopo una mattinata di attesa alla stazione, con l'Indian Pacific sui binari, bello bello sbuffante di partire, sono montato su un bus di linea per raggiungere la prima tappa che mi ero ripromesso e poter riprendere 'sto cazzo di "easyrider"...
Sul pulman ho pensato tutto il tempo se ne valeva la pena lasciare le case coloniali di Freo, i tramonti con dietro i bei colori del neon soffiato a mano di "Cicerello Fish 'n' chips since 1901"; le strade allegre e assolate, il mercato coperto del sabato, le spiagge immensamente bianche; il mare cosi' limpido che se vola un gabbiano ne vedi l'ombra sul fondo; i gabbiani stessi, con la loro impaurita impertinenza e il loro involontario umorismo... E le notti stellate e tiepide ad insegnare un gioco di battimani a tre ragazze, divertite da questo "italian man" giocarellone che parla un inglese bizzarro.
Ma poi sono andato e ho ripreso il ritmo dell'andare, in fondo sono qui per questo no? Tre-notti-due-giorni e una Pasqua scivolata cosi'... Ricordata solo dagli sms di auguri dall'Italia...
A Dunsborough mi sono fermato in un bel ostello sulla spiaggia (i miei preferiti...) e una notte la luna piena ha fatto l'arcobaleno. Mai vista una cosa del genere. C'era qualche nuvola e tutto era illuminato dalla luna con una tridimenzionalita' impressionante. Ascoltavo "make tomorrow" per l'ennesima volta in quell'atmosfera cosi' argentea. E all'improvviso si e' formato. Un cerchio perfetto, completo, immenso, bianco. Sono quei momenti dove tutto combacia, il clima, il paesaggio, il cielo, la musica, l'umore... Ho camminato per piu' di un'ora in quella luce. Poi mi sono sdraiato, sfiancato dalla consapevolezza del viaggio. Per la prima volta ho ricordi di viaggio prima ancora che il viaggio sia finito... Di piu'! Sono solo a meta'! Mi aspettano altrettanti posti, incontri, entusiasmi, pensieri e stanchezze... E' Come quando, leggendo un libro, finita una pagina si passa prima alla successiva, quella di destra, le cui frasi prendono il posto ma non coprono la precedente. Poi, con un gesto semplice, si gira pagina e cio' che era scompare dalla vista coperto dal doppio delle parole. Solo in quel momento si pone definitivamente nei ricordi. Ecco, quella sera, con l'arcobaleno di luna, ho girato pagina. Un'altra pagina.

La sera dopo, tra le poche persone ospiti dei quel gioiello di posto, mi incuriosisco di due ragazzi seduti che parlano. Li noto perche' si vede che si sono appena conosciuti, ma e' lei che mi colpisce: in un inglese completo ma comprensibilissimo racconta del suo lavoro tra Bologna, Milano e Roma... Ah.. Tana! Ho la tentazione di fare il simpatico, arrivare li' e dire "Ma di lavoro gli parli? Ma stai in vacanza! Ma portatelo in spiaggia!" Ma non me la sono sentita, col senno del poi l'avrei potuto fare... Poi, piu' tardi, mentre giocavo a legnetti con una ragazza giapponese, simpatica ma introversa all'inverosimile, l'ho conosciuta Caterina, e il suo nuovo "amico" olandese... Anche lei con easyrider. Abbiamo viaggiato insieme per il sud nei giorni a venire, separandoci e rincontrandoci, girando ostelli e scomprendo luoghi e persone, poi ci siamo persi...
Il sud di questo stato assomiglia al mediterraneo, se non fosse per i canguri e per la natura amplificata... scogliere, fari, mare con tutte le sfumature del verde e del blu, dune di sabbia e spiaggie magnifiche... l'interno a volte ricorda la Toscana, con colline e i vigneti.
E' impossibile evitare di girare per "vinary", dove ogni volta ti fanno assaggiare cinque o sei vini diversi, spiegandoti le caratteristiche e l'origine... Mi sento un po' fuori luogo a fare cio'. A parte il fatto che non ho capito un accidente... E' la sensazione di aver preso il posto di qulcun'altro... qualcuno che forse avrebbe apprezzato di piu'.
La persone da queste parti vivono bene, immerse in una natura gentile. Ci sono cittadine completamente dedite alla new age per esempio... Dove la gente un po' hippies vive in case (ville...) con il fuoristrada nel garage e la "fissa" per le *vibrazioni*... ed i massaggi.
Ci sono boschi di karri immensi, bellissimi! Terra rossa, enormi tronchi arancioni e tutto il resto verde. Con piante anche di sessanta metri, alcune le puoi scalare.
Per due giorni ho affittato una montain-bike e ho pedalato per una cinquantina di chilometri, in mezzo a boschi, seguendo fiumi, costeggiando spiaggie, arrancando su strade asfaltate in mezzo al nulla... Poi ad un incrocio ti fermi perche' trovi un bar... domandandoti che ci fa li'... e resti incredulo nel vedere che la sala interna ospita una mostra di quadri astratti, belli per giunta... E si' che sono strani...
Ora sono di nuovo a Perth, in un ostello a due passi da dove domani mattina partira' il bus per il nord... questa volta non posso mancarlo, italiano o meno.
Tornato qui' ho passato due giorni al Pirates, non potevo farne a meno... La gente e' cambiata ovviamente, ma l'atmosfera era la stessa... un ultimo saluto per un posto che chissa' se rivedro' mai piu'.
Oggi, per una notte, mi sono concesso il lusso di una stanza singola a trenta dollari... C'e' un tavolino e posso scrivere in tranquillita'... Fuori la finestra northbridge si anima per la sera, si sente gia' la musica dei locali e il vociare delle strade... Riparto ancora e non ne ho mai abbastanza. Non ancora.



22 marzo 2005
1) La vivibilita' di un luogo e' direttamente proporzionale alle amache presenti sul territorio.


2) Le ragazze a ventanni sono unsaccobelle.


3) L'inglese e' una gran lingua, a saperla.


4) Quello che sei te lo porti dietro, e' vero, ma quando viaggi lo vedi molto piu' chiaramente.


5) I nordeuropei non sanno giocare a carte.


6) l'erba del vicino e' proprio buona.


2b) le donne pero' sono molto piu' interessanti e questo le rende piu' belle.


7) Il tempo vola.


4b) Nel momento della stella cadente io sto certamente guardando da un'altra parte.


8) Se vi aspettate storie tipo carcere o incontri magici potete finire di leggere qui.


Dondolo. Daniel e' davanti al BBQ, rigira hamburghers, patate e chissa' che altro. Sempre sorridente, con la bottiglia di Colllins poggiata affianco e gli occhiali sulle testa nonostante sia sera. Ha un gran bel tatuaggio sulla spalla sinistra che gli prende anche il braccio... Simpatico Daniel. Trentadueanni, assistente universitario in antropologia, sistemista per soldi, free climber con i fiocchi, sveglio, capace, ironico, generoso... marpione. Abbiamo legato subito, parla un po' italiano... tre mesi con "una" all'Argentario... "Mai piu' ragassa italiana, troppo gelose...". Ci daremo un lungo abbraccio quando ci saluteremo per l'ultima volta...
Dondolo. Trevorn e' alle prese come sempre con la sua guerra di palloncini pieni d'acqua, tra risate, fuckyou e shit. E pensare che lavora qui' e dovrebbe dare il buon esempio. E' di Sydney, occhi celesti sgranati, completamente pazzo; trascinatore di folle con le sue idee, i suoi giochi, i suoi andiamo a giocare a biliardo alle quattro di notte. E' la prima persona che ha fatto una battuta che io ho capito al volo (son soddisfazioni)... Moviemaker... Giorni fa ha detto volete guardare i miei due video? Durano sei minuti! Non me lo sono fatto ripetere due volte (come invece succede con tutte le cose che la gente prova a dirmi... cazzo). I minuti pero' erano sessanta e piu' (ma stavo con Fritz e per me potevano essere anche mesi...). Immagini veloci, virate, a volte riprese da un televisore... Video on video diceva... Un pazzo completo.
Dondolo. Prendo da terra il mio caffe', sorseggio, aspetto il ritmo giusto e riposo la mia tazza.
Luca e' ad un tavolo a parlare in chissa' quale lingua visto che ne conosce quattro. Ha le gambe accavallate e soffia via il fumo di lato e in alto, con un gesto cortese ma inutile vista la direzione del vento. Poverina, con il suo nome non ne puo' piu' della famosa canzone... Tutti, ma tutti, appena si presenta sorridono e canticchiano "my name is Luca"... e lei grigna... Mai ferma, ha una confusione di idee chiarissime su come vuole la sua vita, ti ascolta e poi non ti ascolta piu'. Curiosa e lunatica va per la sua strada, qualsiasi essa sia.
Dondolo. Sono dieci giorni che sono a Perth e mi sembra un secolo che ho lasciato Adelaide e i "certo che se...". Sceso dall'aereo dopo cinque ore di volo e due di orologio mi sono ritrovato a camminare in un caldo pomeriggio nel quartiere di Northbridge. Nei primi due ostelli non ho trovato letti disponibili, ed e' un po' seccante camminare a lungo zaino in spalla... Non mi va di telefonare, non so bene perche', voglio prima vederlo il posto... Sono un po' stordito dal cambio di scenario e dalla consapevolezza della distanza percorsa, inevitabilmente mi chiedo se ho fatto bene a venire subito qui' e riamandare il centro Australia a poi... Ma non mi andava di stare ancora ad Adelaide per organizzarmi, da solo...
Trovo posto in un piccolo ostello, economico, gestito da ragazzi... Nulla di che. Di bello le amache di brutto la musica... ininterrottamente rap, da farlo saltare in aria.
Mi giro la citta' per due giorni. Bella Perth, viva e calda. Ha i sui pochi e ben visibli grattacieli, dei quartieri allegri, un fiume con i suoi inevitabili scorci e un clima "so" piacevole. Ma e' il suo essere lontana da tutto che le da quel sapore di oasi-metropoli e le ha permesso di creare un'atmosfera cosi' originale.
Non dondolo piu', perso nei pensieri e nelle stelle che si vedono incorniciate dai tetti. Poggio la mano per terra e mi do un bella spinta e ricomincio a pendolare.
Ho conosciuto anche degli italiani "emigranti", di quelli storici, cosi' tipici e assurdi ai miei occhi. E' successo quasi per caso. Camminavo di mattina presto in cerca di cornetti e cappuccino (ogni tanto non se ne puo' fare a meno... eddiamine) e mi e' parso di sentir parlare italiano... Mi sono fermato e l'ho chiesto.
Il tipo neanche mi ha risposto, ha spostato la sedia accanto a lui per farmi sedere e poi ad alta voce Mario fa un'altro caffe'! Sei qui in vacanza? Di dove sei? Ah Roma... Acconsentendo alle mie risposte con un dondolio del busto come eco alla comprenzione. Ma non parlava di se, ovvio che ero io quello con qualcosa da raccontare.
Nel giro di dieci minuti sono arrivate altre persone ed ogni volta Mario ha fatto un'altro caffe', e il tavolino si e' riepito di tazzine.
Il sabato mattina si ritrovano qui per due chiacchiere. Parlano ad alta voce, prendendosi in giro su qualsiasi cosa, con quell'Italiano modificato da cinquant'anni di Australia. La maggior parte di loro e' arrivata con la nave, piu' di un mese di viaggio. Alla fine la mia presenza e le mie domande hanno aperto il rubinetto dei ricordi...
- Io avevo ten milioni! Mica ero io uno poveraccio come voi! Tutti vi ho aiutato! E nessuno che ha aiutato me!
- Ma chi ci hai aiutato! Ma stai zitto! che per farti pagare una beer serve la pistola!
Propietari di ristoranti, pescatori, nonsocosaenonchiedo... sessanta settantenni. Facce segnate, orologi e catene ostentate. Berlusconi ha salvato l'Itlalia.
- A 'sto ragazzo non piace Berlusconi, lui preferisce coso... Rutelli...
- Io in cinquantanni ho dimenticato il siciliano e non ho imparto un cazzo di inglese.
- Qui quando si arrivato io non c'era nulla, la citta' finiva li a cosa... martin street.
- Vuoi i cornetti? E vai da Gennaro... giri alla terza light a destra...
Passano i figli, Hi pa'!... I nipoti con i giochi elettronici...
- Vieni da nonno! Saluta il signore, e' di Roma.
Dondolo. Apro gli occhi al suono del mio nome e trovo il viso sorridente di Fritz che mi passa una sigaretta che fa ridere. Che pezzo di ragazza Fritz, Federica... esiste in questo mondo da soli venti anni, cammina sempre a piedi scalzi, nulla la tocca. Sorride sempre tra quei lunghi capelli e quell'andatura a volte un po' impacciata... Stende gli uomini con uno sguardo (e con quello che c'e' sotto) di cui non e' assolutamente consapevole (ancora)... Senza far nulla ha il potere di farti sentire un deficiente... Non so spiegare bene la cosa... Se si va al mare a lei non serve nulla. Prende e viene... Si siede sulla spiaggia, si fa il bagno, sdraia i suoi ventanni come il quattro di spade sulla sabbia e guarda serena e sorridente il cielo... Poi ride per una battuta, inarcando la schiena... E tu, ad un infinito metro da lei, sperduto viaggiatore in quest'angolo di mondo, non puoi impedirti, qualsiasi movimento e qualsiasi malaugurato suono ti esca dalla bocca, di sentirti un perfetto Verdone.
Fuma le sigarette che fanno ridere con quella frequenza che solo a ventanni puoi permetterti... E non cambia di una virgola... Lei...
- Federica.. wow... I'm stont...
- Me too Robertou! Me too...
Poi e' successo che ho preso un treno urbano e sono venuto a vedere il mare, l'Oceano indiano.
Ci vuole mezzora dal centro. Sono sceso, ho girato un po' e sono capitato qui...
"Ah!".
Sono tornato indietro, ho fatto lo zaino e ho detto bye bye...
E ora sono una decina di giorni che mi trastullo tra quest' l'amaca, le spiaggie e le belle strade di Fremantle (Freo per gli amici..) e tutto e' di nuovo cambiato, come un nuovo inizio.
Il Pirates Backpackers e' come una grande casa in comune... Le stanze le lasciamo aperte, tutti hanno cura dei bagni e della cucina... Nel cortile interno alberato ci sono le amache, i tavolini, la musica e una quantita' indefinita e forse infinita di erba e di birra... Ad uso comune. E alle sei e mezza si va in spiaggia per l'appuntamento con il tramonto.
Ci si sente a casa... Poca gente, tutti simapatici, si vive insieme. La sera si mette un po' di soldi a testa e si compra un po' da mangiare e tanto da bere... Si cucina per tutti, ospiti e ragazzi della reception... e si fa festa, sempre... troppo.
Dondolo e cambia stagione, primavera di la autunno di qua.
Dondolo, e l'ultimo sorridente pensiero che riesco a formulare prima di trascinarmi a letto e' "questi non si regolano proprio. Domani vado via".

21:42 (ora di Oz) | commenti (7) |

giovedì, 10 marzo 2005

Il bus procede spedito verso Adelaide. Il tempo e il paesaggio sono cambiati. Ora il cielo e' azzurro e assolato, maculato da batuffoli di nuvole regolarmente sparsi. La strada passa in mezzo ad un bel nulla piatto come il mare, con tracce di deserto colorato di rosa, ci sono solo una decina di alberi solitari nell'mmensita' di chilometri quadrati. E' bello da vedere, fa venir voglia di volare in quest'aria limpida. Accanto a me Michelle Pfeiffer dorme tranquilla, con indosso la mia giacca pesante e la testa posata alla sua felpa gialla. Sono convinto che preferirebbe la mia spalla e forse anche io, ma ci conosciamo da troppo poco tempo per questo tipo di intimita'. Mi ha detto di chiamarsi Jana e di essere tedesca, ho fatto finta di crederle, perche' mai darle torto? E' apparsa improvvisa e perfetta, come i miracoli o i terremoti.
Mi ritrovo incantato a guardarla, a pochi centimetri da me. Il suo profilo sinistro leggermente inclinato verso il vetro, i capelli biondi raccolti dietro la nuca mi offrono la vista del collo e di quella parte del viso che e' cosi' bello da accarezzare. Ha un neo chiaro all'inizio della mascella e delle orecchie perfette. Un orecchino dondola al ritmo della strada. Mi arriva il suo odore.
E' bellissima.
Non mi sembra vero che facciamo questo viaggio di sei ore insieme. E' gentile e paziente con me e con il mio inglese, e sembra apprezzare il silenzio. Ci siamo scambiati toast e banane, fumando insieme nelle brevi pause del tragitto. Ogni tanto guardo l'ora e mi rammarico che un viaggio cosi' lungo sia cosi' breve. E' la mattina del sette marzo. Ora, dopo quattro giorni, mentre lei e' sul treno che la porta a Melbourne, provo solo una gran rabbia per il beffardo sadismo della sincronicita', quando perfettamente organizza gli eventi per farti assaporare una possibilita' assolutamente irrealizzabile.

Le porte del carcere si sono aperte presto, in una fredda e griga mattina. La fermata del bus e' alla stazione della Shell, non proprio a due passi. Ci arrivo un po' stanco per i venti e passa chili del mio zaino. Fa freddo, rischia di piovere, ma sono contento di andare ad Adelaide e farmi un riflessivo viaggio in pullman. La sera prima, a cena, ho scambiato due parole con una coppia appena rinchiusa: sarei stato libero la mattina dopo e sarei andato in citta' allo Yha hostel... la ragazza, con una gentilezza incomprensibilmente determinata, mi dice di scegliere il backpack OZ, dove sono stati loro. E' carino, accogliente e pulito... Si offre di telefonare per me e prenotare. Accetto, mi piace farmi guidare dagli eventi... fa tutto lei, io dovro' solo chiamare al mio arrivo per farmi venire a prendere alla bus station.
Manca ancora un po', non avevo calcolato il cambio di fuso orario tra il Victoria e il South Australia e cosi' giro in tondo sul piazzale della stazione di benzina e mi preparo una sigaretta.
Arriva un taxi bianco, curva e si ferma a pochi metri da me. Incredibile come questa inutile immagine l'abbia cosi' chiara.
E scende lei, tirandosi dietro il suo zaino ed una borsa a fiori. E tutto il mondo cambia. Rimango incantato, con il tabacco in una mano e la cartina nell'altra nella nuova cosapevolezza di sapere da ora cos'e' un colpo di fulmine. Mi esce un incredulo Hi... Lei risponde sorridente. Io ho un solo pensiero... Speriamo che prende il bus con me! Speriamo che prende il bus con me! Chissa' che ha pensato della mia faccia ebete. Prende il bus con me (wow!).
Il conducente vedendoci insieme ci assegna due posti vicino, nessuno dei due obietta. Parlando con lei quasi scoppio di gioia nell'apprendere che ha prenotato al mio stesso ostello: due notti lei, tre io.
Ma dopo Adelaide io andro' a Perth e lei tornera' a Melbourne... Ha un appuntamento con un un ragazzo cileno con il quale, dopo due settimane a raccoglier mele, passera' un mese sulla east coast e poi chissa'... beato lui cazzo.
Insomma incontro la donna della mia vita ma lei ha altri programmi per la sua ;-)

Arrivati ad Adelaide ormai siamo amici, ci vengono a prendere e ci sistemiamo in ostello. Il pomeriggio lei vuole andare alla biblioteca pubblica perche' offrono internet gratis... ed io le dico ok ciao, ci si vede, io vado a farmi un giro...
Chissa' che ha pensato... So solo cosa ho pensato io: starle alla larga! Troppo bella. Con i suoi ventiquattro anni, i suoi capelli biondi, i suoi occhi grigioazzurri, il suo sorriso disarmante. Ma sopratutto il suono della sua voce e quel suo odore naturale... da far piegare le gambe. Avevo due giorni per conoscerla e gia' mi dispiaceva che serebbe partita. Ogni gesto, ogni parola, ogni sguardo che mi avessero avvicinato a lei avrebbero solo aumentato quel dispiacere. E fanculo al carpe diem, all' ogni lasciata e' persa e alla magia degli eventi! Tutte stronzate!
 
Girando per nuove strade mi riprendo dalla sbandata e mi congratulo con la mia saggia decisone di starle lontano. Mi ritrovo a cantare una vecchia canzone di Jeanne Moreau... in Querelle de brest, di Fassbinder... quanti anni fa eh?!  "Each man kills the thing he loves". Eh... Oscar Wilde, solo ora credo di capirne il senso.
Adelaide e' bassa ed ariosa, si scopre subito. Le strade sono perpendicolari da nord a sud e da ovest ad est, non c'e' nulla alla fine, solo alba e tramonto. Sembra sospesa nel nulla; la gente e' diversa non so spiegare in cosa. Cammino per piu' di un ora. Mangio un McOz ed entro in un centro informazioni per prendere qualche opuscolo e la mappa della citta'. Sono le cinque di sera, mi si avvicina una gentile signorina e chiede se puo' essermi utlile. Con mio grande stupore sento la mia voce domandare se la biblioteca pubblica e' lontana... No, la State Library e' a due passi, dietro l'angolo.
Ed eccomi a gironzolare tra scaffali e centinaia di libri, con la frustazione di non saperli leggere, per vedere "se per caso" la incontro... ma non c'e'.
Esco e mi siedo al sole sulla scalinata. Le mando un sms... ciao sono passato in libreria ma non ti ho visto, se sei da queste parti io ora sono qui'... Alla faccia dei buoni propositi! Avverto i guai: non la vedo da un paio di ore e gia' mi manca.
Il bip bip del messaggio ed il suono della sua voce che dice roubertou e' un tuttuno... E' seduta a pochi metri da me, non ci eravamo visti, ridiamo... E' di una bellezza insopportabile.
Passeggiamo insieme, ci raccontiamo un po' di vita, mi parla del suo ragazzo a Berlino. Si ferma in un negozio che vende parei a dieci dollari, ne vede qualcuno che le piace e poi li mette via frettolosamente. Non vuole spedere soldi. Ceniamo con sushi, parliamo ancora. Torniamo in ostello, siamo stanchi della giornata e del viaggio. Decidiamo di andare in spiaggia il giorno dopo... alle 10 alla reception ok? Goodnight... goodnight bellezza.
Dormo inquieto tra l'incredulo, il felice e il seriamente preoccupato... Passando dalle favole della fantasia alla realta' dell'evidenza. Alle sette di mattina ho gli occhi sgranati e scendo dal letto.
Il tempo e' una meraviglia, gusto un'abbondante colazione e mi concedo una passeggiata per la citta'... Faccio il vago con me stesso e mi ritrovo a pagare dieci dollari per un pareo rosso. Per la tua estate sulla east coast le diro'...
Sono le dieci e pochi minuti, affretto il passo. La trovo seduta all'aperto a fare colazione, la saluto con un sorriso. Mi guarda, ha gli occhi tristi, pronti a piangere... Tutto ok Jana? Sorry mi dice. Mi siedo con un Jana don't worry... Passa qualche minuto, si siedono anche altri ragazzi, si parla, si tranquillizza. Ti va ancora di andare in spiaggia? Vuoi stare da sola? No perche'? Certo che andiamo in spiaggia! Le do la busta, l'apre. Il sorriso che mi ha fatto e' valso il viaggio in Australia. Non so che dire. Non dire nulla... e' per la tua estate sulla east coats... Andiamo in spiaggia dai, domani vai via.

Non e' andata via il giorno dopo, gli orari dei treni non l'hanno permesso, un giorno in piu' qui', con me.
Un intera giornata al mare, una delle piu' belle che ho trascorso in Australia, parlando e aprendosi come solo con i sconosciuti in viaggio si riesce a fare. Con quelle persone che scopri simili ma che non hanno nessun contatto con il tuo universo; e che probabilmente non rivedrai mai piu'. Succede spesso, ed e' splendido. La sua pazienza nel parlarmi, nel farsi capire e nell'ascoltarmi non l'ho incontrata in nessun'altro nei due mesi che gironzolo per questo continente. Le ho parlato di me, delle mie storie. Mi ha parlato di lei, del suo vivere...
Sonnecchiando al sole mi sono ripormesso comunque di non fare nulla in questi due giorni. Di non tentare nessuna seduzione, di essere tranquillo, cordiale e forse anche un po' noioso. La tentazione di darle una carezza o di abbracciarla almeno una volta e' stata forte, mi consola poco il sapere di essere riuscito a non farlo.
Le donne si innamorano della situazione che un uomo crea piu' che dell'uomo che l'ha creata. E alla sua eta' questo probabilente e' ancora piu' vero. Ed io non ho creato nulla, proposto nulla, ammiccato nulla. Non mi spaventava un no, mi spaventava un possibile si'. Lo so che un abbraccio me l'avrebbe concesso, che una carezza le sarebbe stata gradita... Ma so anche che se avessi superato quella sottile linea che divide la confidenza dall'intimita' mi aspettava qualcosa di piu' simile all'inferno che al paradiso...
Mondi differenti, aspettative differenti, desideri e speranze differenti.
So perfettamente di cosa parlo.
Il giorno dopo e' passato ad aspettare che passasse. Sono stato fermo nei miei propositi... A volte mi e' parso anche che si innervosisse, come quando e' stata un bel pezzo a farmi capire una cosa semplicissima. L'incomprenzione linguistca diventa snervante, inutile negarlo, lo capisco benissimo.
Poi mentre prendevamo un caffe' lei si incantata su una vetrina... Io vado a vedere Roberto mi aspetti? Certo fai pure. Dopo qualche minuto si affaccia e mi chiama, Indossa una gonna estiva lunga e bianca, e una nuova maglietta. Fa una piroletta su se stessa e mi chiede che ne penso... Che ne penso Jana? You are so beautiful to me... che vuoi che ne penso... sei uno splendore con quella gonna! Sorride e rientra. Dopo un po' e' di nuovo seduta accanto a me con la busta dei suoi nuovi acquisti. Ed io volevo solo il momento in cui sarebbe stata solo un ricordo.
La sera in ostello grigliata offerta dalla direzione e torneo di biliardo. Poche parole e sguardi incomprensibili... Lei con i pensieri gia' al suo promettente domani ed io che non vedevo l'ora di superare il momento del saluto.
E' avvenuto in corridoio, un abbraccio breve, formale, l'unico e l'ultimo. Uno sguardo negli occhi. Buona fortuna. Scriviamoci. Si' scriviamoci. Ciao Jana. Ciao Roberto.
Ci dividevano venti anni, ventimila chilometri e ventimila parole.
A letto un senso di liberazione mi ha regalato un sonno lungo e sereno.

Oggi l'ho passata a scrivere. L'umore e' buono, non sono affatto triste. Domani ho il volo per Perth... altre avventure, altri luoghi, altre persone... Magari fosse sempre cosi'! Con la possibilita' di scrollarsi le cose dalle spalle come si fa con la sabbia...
Nel libro che sto leggendo c'e una bella frase.
Saper accettare la realta' non vuol dire necessariamente apprezzarla.
Chissa' per lei che altra realta' sono stati questi tre giorni.

22:41 (ora di Oz) | commenti (17) |

5 marzo 2005

Sono finito in carcere. Lo so che ha dell'assurdo; ancora adesso non riesco ad averne chiare le ragoni. Non sto scherzando. Sono un po' preoccupato anche se la cosa si dovrebbe risolvere in un paio di giorni. Eppure sono stato attento a non mettermi nei guai. E se sono qui non e' certamente per le sigarette che fanno ridere. Dopo la Tasmania non ne ho avuto piu' occasione... cioe' giusto ieri... ma offerta eh!?
Non so che pensare, gli elementi sono tanti: la brutta signora dell'ostello fatiscente, l'ospite rasta ubriaco e con la brochite, le vecchie signore sul pulman quando ho passato il confine; i sogni, i film visti, i libri, i pensieri cattivi sulla musica country...  Ma nulla riesce a levarmi dalla testa la stupida idea che la causa di tutto sia la partita di cricket...
Quando leggerete queste righe sicuramente la vicenda si sara' chiarita e potro' ricordarla come l'ennesima avventura di uno sprovveduto viaggiatore.
Non mi hanno levato il computer, permettendomi di utilizzarlo; ma solo in cortile, su un vecchio tavolo. Sono le sei e mezza del pomeriggio; e' ancora giorno anche se il sole e' oltre il filo spinato delle mura che circondano la struttura. Davanti a me, su una lunga parete, chissa' quanto tempo fa', hanno dipinto un paesaggio montano: verdi vallate, cervi che pascolano e un fiume serpeggiante nel mezzo. Credo che ci si siedano davanti a fumare. Dopo mi girero' una sigaretta anch' io. Il resto e' tutto cemento grigio. Solo le porte metalliche delle celle sono di un celeste arruginito, con lo spioncino per guardare dentro e la piccola apertura dove credo passino da mangiare. Un spazio di circa cinquanta metri quadri pero' e' erboso. Non e' sufficiente per giocarci a qualcosa, solo per sdraiarsi o fare ginnastica.
La direttrice e' svizzera e parla un po' di italiano. E' stata gentile con me, togliendomi dalla cella grande e assegnandomi la numero quattro, piu' piccola, con lavabo e cesso affianco al letto. Mi ha chiesto se soffro di claustrofobia, con un sorriso tra il sadico e il compassionevole. Non soffro di claustofobia per fortuna... Oltre alla mia cella ho visto solo la direzione, le cucine e la sala mensa, oppressa da un enorme crocifisso su una parete. Una porta a sbarre da su un piccolo orto coltivato, ma non credo che si possa accedere.
Gli altri "ospiti" non mi guardano benevolmente; forse perche' sono italiano o forse perche' sanno che la mia presenza qui' durera' pcoco. C'e' silenzio ora, solo un freddo vento e il cinguettio di uccelli indefiniti.

Che c'era qualcosa che non andava ho cominciato ad avvertirlo da Melbourne. Ed e' da li che voglio ricostruire i fatti per capire io qui come cazzo ci sono capitato.
Volevo  lasciare la citta' martedi' mattina, il primo marzo. La consapevolezza del nuovo mese mi aveva un po' agitato. Ufficilamente ho il ritorno per l'11 di aprile e non e' poi tutto questo tempo se voglio veramente vedere l'ovest e il centro Australia.
Sapevo che la mattina sarebbe partiro un tour per la Great Ocean Road; mi avrebbe portato in tre giorni ad Adelaide. Io non sono favorevole alle gite organizzate ma in questo caso avrei fatto un' eccezione. Solo che mentre aspettavo che la lavatrice finisse il suo ciclo di lavaggio, invece che guardare le mie mutande girare, mi sono messo a curiosare nella bacheca, e credo di aver commesso il  mio primo sbaglio.
Non c'e nulla da fare, a volte basta un piccolo gesto o un' insignifcante foglietto a far cambiare direzione agli eventi.
Ciao siamo due ragazze, cerchiamo persone con cui dividere fuel and fun sulla Great Ocean Road, abbiamo la macchina... Se sei interessato a viaggiare in semplicita' e calma chiama Gaelle o Maribelle a questo nunero.
Ed io l'ho fatto.
Ci siamo dati appuntamento per una birra la sera dopo, al centro. Questo ha significato perdere il tour... il successivo sarebbe partito domenica, ma chi non risica...
La sera dopo davanti al Casino' ho incontrato le due tipe e siamo andati in un pub. Ci ha raggiunto Simone, ragazzo francese timido ma simpatico anche lui interessato alla gita...  Gaelle e Maribelle sono una francese e l'altra spagnola cosi' che la conversazione e' avvenuta in tre lingue. Pircing sul labbro, tatuaggi sulla schiena, birre continue hanno fatto dire alla mia coscienza: oh robbe' tu non puoi partire con queste... No la verita' e' che la loro eta' sommata non arrivava alla mia... non si puo' fare... sono delle bambine.  No sul serio la ragione per cui non ho accettato e' che volevano partire dopo una settimana e la macchina ancora non l'avevano comprata... vabbene?
Ok... quindi che faccio? Aspetto domenica il tour o parto domani all'avventura?
Sono partito. Non ne potevo piu', e poi la citta' si stava riempiendo di gente per l'imminente gran premio di formula uno ed io ho un limite di sopportazione alla folla.
Senza aver pianificato nulla, ne aver verificato orari, mi ritrovo zaino in spalla alla stazione di Spencer street per prendere il treno per Geloong, da dove partono le corriere per la piu' famosa road d'Australia. Prima destinazione Lorna.
Alle cinque del pomeriggio di mercoledi' ero in un bell'ostello nel bosco, con pappagalli grandi come aquile a due passi da un tranquillo paesino di mare.
La prima sera e' scivolata serena, con gente nuova. La ragazza tedesca che mi ha fatto conoscere easydrivertour per il West Autrsalia. Una linea di pullman che percorre tutto lo stato... sali e scendi dove e quando vuoi; il mezzo ideale per me. L'uruguaiana... che vive a Pamplona in Spagna. Ha fatto la ricercatrice negli States e ora vorrebbe stabilirsi in Australia, mitica... seguiva la Great Ocean Road a piedi! Guardando il cielo stellato e chiacchierando in spagnolo mi ha mostrato defnitivamente la Croce del Sud, che le ricorda il suo paese natale. E poi i pappagalli, che si mettono li ad aspettare da mangiare; e se sei paziente e coraggioso riesci anche a farteli posare su un braccio per beccarti dalla mano... Peseranno piu' di un chilo e comunque averne quattro addosso non e' il massimo della tranquillita'.
Il giorno dopo passeggiata per la lunga spiaggia fino al molo ad invidiare i surfisti. Poi sono salito fino al lookout per una strada asfaltata cosi' in pendenza da dover camminare sulle punte. Dovevo smaltire un sogno triste e disperato che mi ha segnato per tutta la giornata. Mi domando cosa stia succedendo al mio inconscio. Sogno spesso e profondamente ma sono tutti sogni destabilizzanti... evito di raccontarli.
La sera, come ormai tipico quando resti piu' di un giorno, cambiano le persone. Non ero dell'umore e sono andato a dormire presto, avviluppato nei miei contorti pensieri. I coinquilini bastardi inglesi sono rientrati tardi, comportandosi senza il minimo riguardo verso chi dormiva. All'inizio li ho odiati profondamente, frustrato anche dal fatto di non aver la capacita' linguistica per dirgliene quattro... Poi pero' gli sono stato in un certo senso grato. Il nervosismo, amplificato dal rumore ritmico della ventola inutilmente accesa, mi ha distratto dalle mie lucubrazioni, permettendomi di prendere sonno. Anche tra le risatine di quell' insulso gioco tra ragazze cresciutelle di mandarsi sms da un letto all'altro...
Da Lorna sono cominciati i problemi di trasporto. Il bus giornaliero arriva solo fino ad Apollo Bay, da qui a Warrnambool c'e' solo una corsa a settimana... poi non si sa. L'ufficio informazioni non mi ha saputo dare indicazioni attendibili. Nessuno usa il servizio di linea costiero fino ad Adelaide... Che faccio? Torno a Melbourne e mi prendo un bell'aereo per Adelaide o mi avventuro? E figurarsi... eccomi sul bus per Apollo Bay sperando di arrivare in tempo per la coincidenza. Alla fermata mando un paio di sms per ingannare l'attesa e sono premiato da una bella telefonata dalla gelida Roma...
Arrivo ad Apollo Bay con mezzora di anticipo. Ne approfitto per pranzare con fish and chips, dare una sbirciata al paese e alla sua spiaggia, e cercare di contrattare il prezzo di una bella maglietta... da 29 a 20 dollari... non cede, non compro... peccato. Monto su questo bus fantasma per la Great Ocean Road domandandomi che senso abbia una frequenza settimanale per un pulman di linea. Siamo solo in tre passeggeri. Faccio amicizia con il simpatico conducente che decide di fermarsi nei luoghi "d'interesse turistico" dandomi modo di vederli e fotografarli. Un tour personalizzato insomma... e lui un vero angelo. Peccato per il brutto tempo.
Alle cinque e rotti di venerdi' [maledetta tastiera senza le accentate ndr] sono ad Warrnambool, centocinquanta chilometri da Malbourne... Piu' di seicento da Adelaide... E non ho idea di come fare. Siamo quasi al confine tra i due stati e pare che piu' avanti di cosi la VLine non va...
Chiedo all' amico autista se conosce un ostello; annuisce e si ferma poco dopo. Scende, entra in una specie di spaccio, esce e dice ok... Scarico il bagaglio, entro anch' io e mi trovo davanti una donna veramente brutta. Rimango perplesso perche' mi ricorda spudoratamente qualcuno... Mentre parliamo di costi, orari e chiavi, scorro all'impazzata il database dei miei ricordi e vado a finire in un film... Un bellissimo film che non vedo l'ora di rivedere appena tornato a Roma. Lo trasmettevano in tv in un ostello a Sydney... Man of the Moon. E la signora e' la copia clonata dell' alter ego del protagonista, quel personaggio bizzarro, arrogante ed incapace... Spaventosa!
L'ingresso dell'ostello e' due portoni piu' avanti; salgo delle scale moquettate di rosso ed arrivo nel piu' fatiscente backpackers australiano... dove credo di esserci solo io. Il punto e' che questa citta' ospita, a detta della lonley, il piu' funzionale ostello del Victoria; solo che e' sulla spiaggia, a tre kilometri da qui', ed io resto solo una notte... Vabbe' sistemate le cose do uno sguardo alla cucina: impraticabile; alla sala tv... un divano e, appunto, una tv su una sedia... Un'altra stanza e' completamente vuota, ma ha una veranda che si affaccia sulla strada principale. Ottima per fumarsi una sigaretta prima di andare a dormire...

Ora faccio un passo indietro per dire un paio di cose... quano ero a casa di Gerardo a scrivere mi sono rivisto in tv un film in italiano "le ali della liberta'" belllissimo.  E' in linea con il romanzo che sto leggendo ora "come una bestia feroce". Carceri e carcerati... liberta' piena vissuta da vaggiatore e liberta' negata, insomma tanti elementi di riflessione... Nel romanzo il protagonista alloggia in una pensione fatiscente che nella mia immaginazione e' simile a quest'ostello... i segni del caso...
Warrnambool e' una citta' di quelle tipiche dei film dove tutto sembra scorrere sereno e felice e poi zac succede qualcosa di terribille: strade pulite e grandi con negozi ben fornti, la maggior parte dei quali dedicati ai bambini; famigliole che passeggiano a piedi o su grandi macchine lucenti; un enorme parco con tanto di lago che sembra il plastico del trenino lima... tutto perfettamente armonioso, prati, alberi, colline, parchi giochi, laghetto, ferrovia che sbuca da una galleria... Ed io non vedo l'ora di andare via da qui!
Ceno messicano e me ne torno in stanza per leggere e farmi una lunga dormita. Quando vado nella veranda per fumare sento tossire rumorosamente, e mi arriva il tipico lezzo dell'alcolizzato... Ho capito, non sono solo. Saluto e mi ritrovo a fare amicizia con un australiano rasta di mezza eta'. L'unico finora che riesco a capire quando parla e anche l'unico che si pregia (con mia gratitudine) di correggermi la lingua spiegandomi grammatica e pronuncia... E di li' a raccontare aneddoti e barzellette sui suoni dell'inglese il passo e' breve... due pezzi e pisciare, shit e sheet, nave e pecora...
E' stato in Italia ma solo al Brennero. Mi chiede se in Italia nelle case abbiamo i bagni italiani... solo dopo aver mimamo capisco che chiama bagni italiani quelli che noi chiamiamo turchi. Cerco di fargli capire che non siamo poi cosi' sporchi come dice lui (ma guardati allo specchio deficiente... e poi dimmi in questo fottuto continente in quale bagno trovi un sacrosanto bide')... che poi in parte gli do ragione, sicuramente per quanto riguarda i bagni pubblici...
Mi offre (evvai!) una sigaretta che fa ridere e poi soffocato da una tosse schifosamente grassa si allontana nel suo puzzo di birra e non ci siamo piu' visti.
Stamane vado alla stazione, trovo un bus per Mount Gambier e in qualche ora sono giunto qui'.
Solita storia, sul bus eravamo in sei o sette persone, io l'unico turista, le altre erano anziane signore che andavano o tornavano dai paesi lungo la strada.
Non so esattamente quando abbiamo cambiato di Stato passando dal Victoria al South Austalia, so solo che ad un certo punto la radio ha comiciato a trasmettere musica country, della peggiore... chitarra, violino una voce che parlava di Queesland e Nuova Zelanda con intermezzi di oliolleu tirolesi... ridicola, inascoltabile!
Sapevo dalla guida che a Mt. Gambier musica country e corse dei cavalli sono apprezzatissimi e ovviamente mi sono chiesto ma dove sto andando totalmente fuori tutte le rotte turistiche... ma per Adelaide da qui si passa, se non si vuol tronare indietro...
Il bus finisce la sua corsa ad un distributore di benzina, sono l'unico passegero. Scendo e mi procuro allo spaccio una cartina del posto. Poi sono attrato da una partita di cricket che si sta svolgendo su un campo a poche decine di metri. Prendo la macchina digitale e mi avvio per immortalare questo incomprensibile gioco. E credo che qui abbia commesso lo sbaglio piu' grosso.
Intorno al campo erano parcheggiate molte macchine. Piu' in la, in prossimita' del recinto di gioco, erano dislocate diverse panchine. Mi siedo su una di queste e comincio ad inquadrare. In quel momento nella partita succede qualcosa di importante tipo un goal o chennesoio. I giocatori esultano e dietro di me suona un clacson... mi giro e realizzo che le macchine non erano solo parcheggiate ma c'era gente dentro che si godeva la partita come in un drive in... Ed io ho coperto la visuale nel momento clou... Ops! Mi scuso Sorry!!! Credo che mi sono preso degli accidenti micidiali.
Vengo avvicinato da un tipo con camicia jeans e cappello texano, sembra un ranger. Parliamo, gli dico che non so dove dormire e lui mi porta in carcere.

Questi sono i fatti. Quello che ho scritto sono disposto a  giurarlo davanti ad una corte se sara' mai necessario.
Ho omesso solo un particolare ora che ci  penso, non so quanto importante... Il carcere ha smesso di essere prigione cinque anni fa. Da due e' stato trasformato in ostello. Ora, in fede, ho veramente detto tutto, o quasi...

22:40 (ora di Oz) | commenti (5) |

lunedì, 28 febbraio 2005

Ok...ok.. lo capisco... giuro che ci provero' ad aggiornare il blog piu' frequentemente... magari riesco anche a mettere qualche foto...

fa un caldo becco qui'... vado in spiaggia, ciao... 

14:03 (ora di Oz) | commenti (8) |

 25 febbraio 2005

Gerardo mi ha lasciato le chiavi di casa, e' andato al lavoro, cosi' posso scrivere con tutta calma.

Solo ieri sono riuscito a trovare, dopo cinque giorni, un posto dove accendere il pc e stare in santa pace. Stava diventando seccante, abituato com'ero alla tranquilita' e familiarita' degli ostelli in Tasmania, dove potevo lasciare il pc sul tavolo e assentarmi per ore. Qui a St.Kilda no, non e' aria; troppa gente, troppo casino, troppo ricambio giornaliero, troppa indifferenza...

Ai ragazzi del locale dove la mattina ci vediamo per colazione ho chiesto se potevo attaccarmi alla spina, altrimenti mi sarei impiccato davanti a tutti. Mi hanno detto di si' (credo). E cosi' ieri ho passato qualche ora a scrivere e rileggere... Beh non proprio come Juan Paul Sartre nei caffe' di Parigi ma il suo fascino l'aveva. Ho consumato due caffe', un hamburgher con insalata ed una birra. 24 dollari, quasi quindici euro... E l'impressione che un po' male mi hanno guardato alla fine. Non ho lasciato la mancia.

E oggi qui. Fantastico per uno come me che adora il sottile piacere di "starsene a casa da soli".

Se ripenso agli ultimi venti giorni (volati) mi vengono milioni di cose da scrivere e devo scegliere quali salvare... lo faccio a caso credo... mi domando spesso, ovviamente, se quello che scrivo ha un sapore ad essere letto (c'e' chi non riesce ad andare oltre le dieci righe...) o sara' solo un personale ricordo di una lunga vacanza. Va bene in ogni caso.

Vorrei mandare lunghe mail agli amici; a chi mi chiede gli stati d'animo e le riflessioni piu' "profonde", a chi non si aspetta una mia mail... Ma spesso mi esaurisco nelle righe di questo blog e torno fuori a giocare con tutte le ore nuove che ho davanti.

Tra qualche giorno credo di partire per la Great Ocean Road, fino ad Adelaide, dove mi fermero' alcuni giorni. Voglio visitare Kangaroo Island e prendere le decisioni finali: Western Australia o Queensland? Ci vado ad Alice Spring  o salto la meta piu' conosciuta dell'Australia? Cedo al fascino di treni leggendari cone l'Indian Pacific o il Ghan? Sposto il ritorno a meta' maggio? (yeah!)

E non sono problemi di facile soluzione... ma che ne sapete voi, che vivete tranquilli nella serena quotidianita' quotidiana, dello stress e delle decisioni difficili che bisogna prendere quando si viaggia per viaggiare...

L' Est: spiagge e palme, la barriera corallina piu' lunga al mondo; la vita vacanziera del Queensland... Il suo outback, millenaria terra di aborigeni; clima tropicale e meduse killer.

L' Ovest: la sua bellezza maestosa e solitaria, scogliere di centinaia di metri su immense e chilometriche spiagge; le onde dell'oceano indiano al tramonto; foreste e bush come nei documentari... E anche qui', verso nord, il clima tropicale e la "piccola" e meno conosciuta barriera corallina... Le isolette, il bagno con i delfini, la terra rossa degli aborigeni; le citta' fantasma dei cercatori d'oro e il deserto con i pinnacoli da vedere all'alba...

Queensland meta turistica e "obbligatoria"; organizzato per riceverti, bus frequenti e collegamenti comodi; backpackers in ogni dove...

Western Australia, poche strade, pochi servizi, poche citta'... lontane.

E' che qui in Aussie con i termini bisogna stare attenti! Dire "vai li e' fantastico e c'e' poca gente" puo' significare che non c'e niente e nessuno per kilometri. Che si' puo' essere fantastico per lo spirito ma comporta non sottovalutabili problemi logistici... E magari "non andare nel Queensland e' troppo turistico, cosi' eviti la folla" puo' voler dire perdersi posti con un ritmo di vita sereno e cordiale... dove trovi un bar, un ristorantino sulla spiaggia...  poche persone da conscere bene.

Io sono propenso (e figurarsi...) al Western Australia. Intanto vado in quella direzione, poi si vedra'.

Tanto la realta' e' sempre o di piu' o di meno di quello che ti immagini.

Comunque diversa.

A Melbourne ho dedicato piu' tempo di quello che pensavo. E' che ho fatto subito amicizia. Gentaccia italiana :-) (male, parlo molto meno inglese).

La citta' merita con il suo clima bizzarro e la sua atmosfera indefinita. Ma prendere dei ritmi giornalieri con piccole consuetudini, come la colazione o la birra serale, se da una parte ti fa adagiare e rilassare, dall'altra ti insinua il sospetto che forse stai perdendo tempo, e ti viene il "pepe al culo" per l'oltre... E' che ripartire comporta sempre un minimo di sforzo e di dispiacere. Viaggiare e' un continuo partire, e ad oggi ancora non ho provato la sensazione di essere arrivato... Vorrei stare di piu', far compere nei negozi, andare a vedere le manifestazioni sportive, i concerti, il cirque de soleil, leggere su un prato al sole... vorrei un mese per ogni posto. Ma non e' possibile e non mi devo lamentare vero?

13:33 (ora di Oz) | commenti (1) |

24 febbraio 2005

Stamane mi sono svegliato di buon umore, anche se un po' tardi. Mi sono visto con Diego, Gerardo e Silvia al solito posto per fare colazione. In realta' di Gerry mi sono accorto solo dopo un po', era al tavolo vicino alle prese con una biondina con gli occhiali da sole. Ho comprato un bel cornetto e ho ordinato "latte, please..." che per una ragione incompresibile corrisponde ad un nostro bel caffellatte con schiuma, non chiedetemi perche', non ho indagato. Come dice Sonia  io e lei "siamo gli unici a girare da soli questa land of confusion senza capire un cazzo". Sonia e' a Sydney, per lei sono gli ultimi giorni di Aussie.

Che fai oggi Roberto?  Vado all'Art Center e poi mi vedo con due amici conosciuti a Launceston... rispondo con i baffi di schiuma. E' mezzogiorno, c'e' il sole, fa caldo, vado.

Monto sul 16 e mi godo i venti minuti di tram che separano St. Kilda dal centro di Melbourne.

Oggi giornata culturale; prima di incontrarmi con Paolo e Marina al Melbourne Museum vado all' Art Center per una free exibition. E' da ieri che me la pregusto, non vedo l'ora. Sono fatto cosi'... di questo paese oltre alle bellezze naturali mi interessa la storia, la cultura, e non posso perdermi una mostra sul personaggio storicamente piu' rappresentativo di questo continente.

E' vero, mi ero ripromesso solennemente di stare alla larga dalle coetanee piccoline e biondine ma per Kylie faccio volentieri un'eccezione. Una mostra sui suoi vestiti con gli accessori di scena, accompagnata da videointerviste e una quantita' incredibile di foto richiede la massima attenzione addiamine! Ah... il vestito bianco con cappuccio e lunghi spacchi di "Can't get you out of my head"... Mai mi sarei immaginato di vederlo dal vero! All'inserviente, giacca e cravatta sopra, checca al midollo sotto, gli brillano gli occhi quando mi indica la sala. Prova pure a parlare in italiano... eccerto un italiano abbronzato, infradito e occhiali da sole, che cerca la mostra sui vestiti di Kylie Minogue... eddai qualche speranza la suscita no? Lo capisco e mi spiace per lui.

Dopo questo bagno di feticismo videomusicale mi avvio a piedi per il bel centro di Melbourne, verso il mio appuntamento, con un sorrisetto beato. Passeggio tra viali alberati, grattacieli; in un susseguirsi di negozi di fantastiche moto, di musica, di tutto; distratto dalle liceali con la divisa di scuola: gonnellina (ben) sopra il ginocchio e calzettoni appena sotto... libri in mano. Un classico delle fantasie in versione reale. E mica si puo' fare! Io c'ho un "certa" eta'... in spiaggia parlo con i gabbiani io!

Attraverso parchi con dipendenti a mangiar panini della pausa pranzo. So come ci si sente, e ora mi sembro un fantasma in mezzo a loro... con un pensiero ormai fisso da giorni. Devo aggiornare il blog cazzo! Sono venti giorni! E se non lo faccio non riesco ad andare avanti col viaggio e rischio pure di perdere qualche amicizia ;-) Non e' solo per il piacere che si ha ad essere letti (o all'illusione...), e' che diventa una necessita' "rendicontare" a proprio modo la vacanza, per potersi permettere di "scordarsela" e passare avanti. Non scriverla e' un po' come a gettarla nell'oblio... e sia ben chiaro non ci sono foto che tengono. Sono l'unico testimone della mia vita. (Sonia non sarebbe daccordo). Quindi metto il fermo immagine su i due giovani biologhi toscani. Li lascio li' sul parco ad aspettarmi; rimescolo gli appunti che ho scritto questi giorni e seduto in questo caffe' provo a rimettere in ordine gli eventi. Ironia mi sembra sia l'unica attivita' che ho praticato in vita mia...  Ordinatore di eventi. E ora anche ingenuo viaggiatore e fotografo di panchine vabbe'...

(oh con Paolo e Marina c'ho pranzato giapponese...  non gli ho mica dato buca eh...)

13:32 (ora di Oz) | commenti |

23 febbraio 2005

Se c'e' un posto in cui riesco veramente a "fermarmi" sono le panchine. Il che, pensando ai barboni, qualche preoccupazione me la mette...  Ma non so resistere alla tentazione quando ne vedo una bella! Tira piu' la curva di una panchina che un carro di buoi.

Ieri sono montato sul primo tram a caso che passava. Volevo andare al centro e vedere finalmente il cuore di questa Melboure. Sapevo solo quanto ci voleva: venticinque minuti da St. Kilda. A venti ho visto un bel parco grande e sono sceso. Non sapevo neanche il numero del tram che avevo preso, non avevo la mappa e non sapevo se ero vicino o lontrano da quel che volevo vedere qualsiasi cosa fosse. Ma il verde e l'ombra degli alberi erano troppo invitanti nel caldo delle tre del pomeriggio; e poi giocare a perdersi l'ho sempre trovato divertente.

Il parco finisce sulla sponda meridionale dello Yarra, dove si allenano al canottaggio file di ragazzi remanti all' unisono. E li' l'ho notata. Sola. Libera. Tra le piu' belle che ho mai visto. Distesa su un morbido prato sotto ad un grande ed ombroso albero, le cui fronde non  intralciavano minimamente la vista sul fiume, a pochi metri, e sui grattacieli illuminati dal sole sull'altra sponda. Dietro ettari di cinguettante parco. Mi sono fermato, ed ho pensato che se mi avessero chiesto "cosa vuoi fare da grande" avrei risposto "fotografare le piu' belle panchine del mondo". Ero seduto ed immaginavo le panchine di Toronto, San Paolo, Varsavia, Papeete, Pechino, New York, Montevideo, Panama, Tunisi... O quelle perse in piccoli angoli nascosti, magari a Polpenazze... Con una rara vista sul lago.

Non ho superato il fiume. Il centro me lo tengo per domani, ho girato tutto il pomeriggio per il Royal Botanic Garden... un piccolo paradiso. E ho fantasticato su Panama... senza una ragione sensata. E' che me la ritrovo nei sogni, nei racconti di viaggio di fuggevoli amicizie, in foto sfogliate e in canzoni inconsapevolmente presenti nel mio lettore mp3... vero e' che alla fine c'ho buttato dentro di tutto e di piu', ma la casualita' dell'ascolto random a volte sa di magia... e' come se quel paese mi stesse chiamando. In Costa Rica, con Giulia, la possibilita' l'abbiamo valutata, e poi scartata. Ed ora un po' mi pento. Passare il confine su un ponte sospeso e traballante, dormire in amaca, all'aperto, sulle palafitte a Bochas del Toros; le vie colorate  di Panama... prendere uno sgangherato aereo per cantare una canzone su un molo di San Blas. Altrove e' altrove e vorrebbe andare altrove :-) Sara' per la prossima.

Melbourne comunque non riesce a svelarsi, o forse sono io che tentenno... il centro non e' proprio a due passi e il desiderio di caldo di questi giorni mi fa preferire la rinomata ma anonima spiaggia di St Kilda.

Prima un furgone parcheggiato aveva scritto sui due lati "Vivi ogni tuo giorno come se fosse l'utimo. Perche' un giorno lo sara' ". Mi fermo per prendere la macchna fotografica ma due tipi montano e se lo portano via, svelandomi sul marciapiede opposto una mostra di fotografie. In uno di quei centri artisti