Altrove

lunedì, 06 giugno 2005

***

23:22 (ora di Oz) | commenti (1) |

giovedì, 19 maggio 2005

Sotto un cielo stellato ho lasciato Broome. In otto ore di aereo ho ripercorso quattro mesi di viaggio, Broome, Perth, Sydney... E tutto mi e' sembrato cosi' strano.
E' strano arrivare a Sydney e trovarsi in pieno autunno, con la pioggia e il freddo; e guardare la gente affaccendata nella sua quotidianita'. E' strano conoscere benissimo la strada, quale metro prendere, dove cambiare, che strada fare a piedi per arrivare a casa di Marco, trovare le chiavi nella cassetta della posta, aprire la porta e ritrovarsi dove tutto e' iniziato...
Poso lo zaino. Non ho piu' bisogno di portarmi appresso da mangiare, il sale, il caffe', l'olio, la pasta, lo zucchero... Non piu' ostelli, camerate, fare la lavatrice, rifare lo zaino... Non piu' Hi guy, Hi mate, g day... Quattro mesi in uno schiocco di dita.
Dormo qualche ora, in aereo non ci sono riuscito, e al risveglio un sorprendente sms cambia i miei progetti. Junko e' a Sydney, arriva nel pomeriggio. Ha preso un aereo da Brisbane per vedermi ancora... Dire che sono sorpreso e contento e' poco. Passiamo due giorni inaspettati insieme (grazie Marco per l'ospitalita'). Lei vorrebbe stare di piu' con me, qualche giorno ancora... Ed io faccio una cosa che mi ero ripromesso di non fare mai piu'. Mento. Le dico che ho l'aereo il lunedi' mattina. Troppo complicato in inglese spiegarle che voglio star da solo questi ultimi giorni; troppo complicato spiegarlo ad una ragazza che ha preso un aereo solo per incontrarmi e che piange perche' il Giappone e l'Italia sono cosi' lontani... Ecco, un triste addio in una stazione, sotto la pioggia, proprio non me lo aspettavo... Scusami Junko per la bugia, ti passera' presto, e' solo un'infatuazione da viaggio... succede. Hai ancora un mese in Australia, betata te. Poi anche tu tornerai a casa, in quella sconosciuta isola del sud del Giappone con tua madre che prepara sushi e tuo padre nel suo negozio di ombrelli... I miss you Roberto, I hope to meet you again. Me too Junko, maybe one day...
Maybe one day, quante volte l'ho sentito dire, quante volte l'ho detto.
Marco lavora, ci vediamo solo la sera. Ma ho potuto far poco questi giorni, la pioggia mi ha limitato i spostamenti, da casa la metro e' a venti minuti a piedi. Troppi sotto la pioggia.
Sono andato da Jorge, a Bondi, a riprendere quello che avevo lasciato da lui. Ci siamo fatti una lunga chiacchierata, quattro mesi fa comunicavamo quasi a gesti.
Ho gironzolato per il quartiere in cerca di qualche maglietta "Billabong"... Non ho trovato nulla, ormai i negozi di surf hanno solo abbigliamento invernale. Meglio cosi'... Non ho piu' soldi e non sono mai stato bravo far compere, anche se mi ero ripromesso di comprare qualcosa a Sydney, per me , per i miei amici. Durantre il viaggio ho sempre evitato, lo zaino pesa e non puoi portarti dietro qualcosa "da conservare" fino al ritorno... Gia' cosi' temo di avere problemi di peso per il volo. Mi ripeto che non e' negli acquisti dell'ultimo momento che mi ricordero' di questo vaggio.
Ci ho riprovato nei giorni seguenti, ma l'ansia di dover comprare qualcosa, nel frenetico viavai della citta', con la pioggia, il clima di fine autunno, le luci delle vetrine, mi ha messo di cattivo umore e ho lasciato perdere; non e' per me. (scusa Fra' per le scarpe ;-) ) Cosi' Sono tornato alla mia attivita' preferita: guardarmi intorno. Incantarmi sui mille volti delle persone in metropolitana, sui cartelloni pubblicitari, sui suoni, sui profumi del quartiere cinese, sui grattacieli illuminati che si riflettono nella baia di una delle piu' belle citta' al mondo.
Ho ricevuto molti sms. Dall'Italia, quando torni? Da gli amici sparsi per questo continente, ciao bello! Buon ritorno a casa, was nice to meet you.
Stasera vado al cinema, star wars III, Marco me l'ha chiesto e ho detto si'... non capiro' un accidente.
Domani mattina ho l'aereo, ma forse prima un' intervista alla radio sul mio viaggio e sul mio blog... Chissa', sarebbe un modo originale per dire Goodbye a tutto cio'.
Ora ho mal di testa e di Universo.
Torno a casa.
C U in Rome.

17:32 (ora di Oz) | commenti (15) |

mercoledì, 11 maggio 2005

Rileggo gli ultimi giorni e mi rendo conto che lo stato d'animo e' cambiato, si avvicina la fine e la sensazione e' simile a quella che si ha quando ci si lascia con qualcuno, quando sai che sei alla fine di una storia. Guardi piu' indietro che avanti, stai li' con i gomiti sul tavolo e il mento tra le mani... E sai che e' inutile tirarla per le lunghe, e' finita.
E il tutto si riflette su quello che scrivo... E su quello che non scrivo.
Questo viaggio lo finisco perdendomi nel "Broome time", nel caldo dolce far nulla. Tra le sdraie della piscina, Chinatown e Cable beach. Ho salutato gli ultimi amici, Jonna, Morgan, Sebastian, Steffie, Vera, Marina... Chi prima chi poi sono tutti partiti. Verso una fattoria di perle o un pub sperduto. Verso Darwin, Alice Spring, Perth...
Ripenso alla bella e piccola Jonna, che mi ha chiesto se le insegnavo qualche parola per difendersi nel caso venisse a Roma. E poi mezzora dopo, mentre sembrava addormentata sull'asciugamano, al vociare di qualche gabbiano litigioso ha sollevato la testa, e in perfetto italiano a detto: "Evaporate!"... l'avrei sposata all'istante.
Ora non socializzo piu', preferisco star da solo, essere trasparente...
Ho l'aereo per Sydney fra qualche giorno, e sono contento di compensare con un po' di metropoli (e di autunno) il ritorno nella mia di metropoli...
Dieci giorni scivolati tra le dita... Sono stato al crocodile park, dove ho visto da un paio di metri mostri incredibili, fermi, pesanti... Che all'imrovviso schizzano fulminei, spostando acqua e fango. Non puoi fare a meno di fare un passo indietro nonostante la rete di protezione. Fanno paura i coccodrilli, piu' di qualsiasi animale abbia mai visto.
Ho passato ore in spiaggia, Cable beach... C'e' chi dice che e' la piu' bella spiaggia d'Australia, chi del mondo. Io la trovo unica e spettacolare ma non e' la mia "preferita" anche se i suoi tramonti sono memorabili. E' talamente grande che non riesci neanche a rendertene conto. C'e' spazio per tutto e per tutti.
Ci ho giocato con Cable Beach, ho giocato alle prime volte... Ho camminato per la prima volta quattro minuti e ventisei secondi ad occhi chiusi... Sembrano pochi ma in realta' e' un' eternita'... Dopo il primo minuto la tentazione di aprirli e' forte ma sai che puoi resistere ancora, sai che non c'e' nulla sulla strada, in qualsiasi direzione l'orientamento cieco ti abbia mandato. E' bellissimo camminare ad occhi chiusi, vorrei poterlo fare piu' spesso. E' terapeutico.
Per la prima volta ho camminato all'indietro per piu' di cinque minuti. Stesso discorso, solo un po' piu' facile. Vinci la tentazione e ti godi il paesaggio senza sapere dove stai andando... Dov'e' che ho letto che la vita e' cosi'? Su "Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta"? Credo... Cosi' e' la vita, vediamo ampio e definito quello che abbiamo passato, percepiamo la nostra linea del presente e il futuro e' alle nostre spalle. Vivere e' camminare all' indietro. Per una vita intera, non per cinque fottuti minuti...
E poi, sempre camminando, per la prima volta ho scritto il mio nome enorme. Passo dopo passo. In un corsivo un po' sgraziato. Poi ho contato la grandezza: novanta passi per venti. Bella prova. Poi c'ho ripensato e potevo essere piu' originale. Scrivere cose tipo "avvanvera", "preferisco la neve", "chi me l'ha fatto fare", "io non ho votato Berlusconi", "ponteponentepontepi'"...
Lo stesso giorno al tramonto ho visto una ragazza scrivere sulla sabbia (e' bello sapere di non essere l'unico deficiente in zona), qualcosa di lunghissimo, grandezza normale, con un bastoncino, ma su una sola chilometrica riga. L'ho fotografata, lei e la sua scritta. Poi sono andato da lei e le ho detto che mi piaceva quello che aveva fatto.
Che altro... Ah! Giorni fa mi sono svegliato con la consapevolezza e la certezza di volere un tatuaggio. A chi mi diceva pensaci bene un tatuaggio e' per tutta la vita, rispondevo che nel mio caso, bene che mi va, e' per meta' vita... Si puo' fare, adesso si puo' fare... So che lo faro'. Sono andato al tattoo shop , ho visto i disegni, sono tornato il giorno dopo e ne ho scelto uno, ho preso appuntamento... Ma poi alla fine non l'ho fatto, non me la sono sentita, non ero convinto, non ero dell' umore, non mi ha retto la pompa. Ma prima o poi... Pero' ho accompagnato Morgan a farsi il suo, una Croce del Sud sul piede destro. Ogni volta che guardera' quel tatuaggio si ricordera' di Broome e di me che l'ho accompagnata... vabbe'... e' cosi' per dire...
Penso alla musica che ho ascoltato in questi mesi, alle canzoni che per una incomprensibile alchimia si sono legate a momenti partcolari... Loro hanno scelto me e non viceversa: My immortal, Kiss me, Imparare dal vento, Make Tomorrow, So Beautiful, Feeler, Mad World...
Ecco questi sono stati i dieci giorni qui. Sorry, il "dolce far nulla" e' noioso da raccontare e forse da leggere. Non necessariamente da vivere...

21:18 (ora di Oz) | commenti (3) |

lunedì, 02 maggio 2005

Sono a Broome, arrivato non ci credevo: dov'e' la citta'? Ancora una volta ci sono cascato... Ormai dovrei sapelo che citta' in Australia e' un concetto astratto, e' una scritta su un cartello, un nome su una mappa.
Seicento chilometri di nulla oggi, dopo aver lasciato Port Hedland ci siamo fermati due volte per la benzina e una volta per 80 miles beach: una spiaggia lungalunga e bellabella ma... impraticabile. Scesi dal bus in questo camping sperduto, mi attrezzo per fare un bel bagno e sorridente mi avvio ad attraversare lo sconfinato tratto di sabbia che mi separa dal mare. Laggiu', azzurro, bello, ondoso, fresco ed invitante... I miei compagni di viaggio vedendomi ridono e dicono qualcosa di simpatico del del tipo:
"Ma cosa cazzo credi di fare deficiente?"
"Io?! Swwimming..."
"Shure... of course... shure" E ridono...?!?
Beh per farla breve in questa spiaggia di 150 chilometri (more or less) il bagno non si fa (che spreco)... Squali, meduse e coccodrilli (in mare?! Si' in mare!) non sono daccordo, spesso non gradiscono...
Ma e' "sicuro" che incontro i coccodrilli o "forse" incontro i coccodrilli?
"maybe shure" e' l'ironica risposta.
Ok, mi faccio una doccia... E' sicura la doccia?
Seicento chilometri di nulla: outback dalla parte del mare e outback dalla parte dell'ouback. Per distanze grandi come la Francia... Il paesaggio e' sempre uguale ma cambia in continuazione. Un caledeoscopio di due o tre elementi... rosso, verde chiaro e verde scuro.
La compagnia e' simpatica e piacevole. Si gioca, si scherza, ci si scambia di posto, ci si annoia... In questo paesaggio assurdo leggo il libro di viaggio piu' bello al mondo: le citta' invisibili. Poi guardo dal finestrino immaginandomi di veder apparire dietro una collina Anastasia, la citta' e il desiderio; Tamara, la citta' e i segni... Zora, la citta' e la memoria. Mai luogo fu piu' appropriato per tal lettura, Italo sarebbe fiero di me ;-)
Seicento chilometri di nulla. E alla fine ti accorgi che non e' solo un viaggio su una strada dritta e deserta in un luogo piatto e vuoto... E' un viaggio interiore, che ti porta a capire il senso profondo, il perche' primo, la consapevolezza mistica e la ragione ultima della musica degli ZZ Top.
Arrivati all'ostello, il Kalbarry club (tra i piu' belli del WA), ci accalchiamo alla reception per avere una stanza e riuscire a prendere i letti bassi... Dal bancone una voce dice chi e' Roberto? Rimango per un attimo interdetto... Ripete... Non c'e' dubbio cerca me. Mi avvicino perplesso tra sguardi curiosi e il tipo mi consegna una lettera, e' di Jules. La frase in italiano sulla busta (irriportabile sorry...) mi strappa un sorriso. Mi racconta dei suoi giorni a Broome, mi da dei consigli e mi saluta ancora... Il buon umore mi rimane per tutto il resto della giornata, passata a goderci il nostro primo tramonto nell'immensa Cable beach e a cenare stanchi e soddisfatti nella calda apatia di Broome... Solo che ho assillato tutti con la mia domanda senza risposta che mi tormentera' in eterno... Perche'? Perche' in un paese dominato dalle mosche dopo seicento chlometri il parabrezza del pulman non ha neanche un misero moscerino spiaccicato sopra?
Sul tardi un ragazzo austriaco mai visto mi chiede dov'e' la mia amica con il fiore... Sulla est coast rispondo. Ah vi ho visto a Monkey Mia, eravate cosi "funny" insieme... Mando un sms a Jules. Oh! siamo famosi nel Western Australia io e te, buonanotte.



30 aprile 2005
Dondolo... Venendo qui mi sono incrociato con una ragazza che e' sul bus con me. Le chiedo dove vai con la tua cup of coffe? Al bagno, e' una tazza multiuso... E tu dove vai con la tua? Li', indico. Ride, dice qualche cosa di simpatico che non capisco e ci dividiamo.
Erano anni che non trovavo un altalena cosi', robusta, sellino largo e comodo, alta da terra e con le catene lunghe. Non sto dondolando, sto andando proprio in altalena! Con la struttura che vibra un po' sotto il mio peso e la mia spinta. E tutto questo di notte, in un camping alle porte del Karijini National Park, sulla terra rossa, circondato da eucalipti e pappagalli. Non si vedono piu' le colline vicine, l'oscurita' le ha nascoste, ma so dove sono, il rosso del tramonto le illuminava al nostro arrivo.
Poco piu' in la Benjamin fa rumore tra le piante. Sara' alto piu' di un metro. Ho chiesto quanti anni ha e credo che si aggiri intorno ad uno... Ma non so quantificare visto che non conosco la vita media dei canguri. Ti mangia dalla mano, gli piacciono le carezze, sopratutto essere grattato sotto il collo. Solo che ti abbraccia il braccio e un po' di attenzione ce la devi mettere, le unghie sono molto dure. Ma poterlo toccare da una grande soddisfazione. Sentire la consistenza del corpo, il peso della lunga coda, il naso umido che ti annusa la mano, il pelo piacevole da toccare, la testa, le orecchie. Non gioca, mi chiedo se gli erbivori conoscano il gioco... In realta' non conosco neanche il verso... Solo ora ci penso! Che verso fanno i canguri? L'unico suono che conosco e' quel bellissimo tonfo sordo di quando si spostano.

Rifletto su mille cose e mi riprometto di scriverle, ma so che poi non sara' cosi'... Domani e' primo maggio... Ricordo il primo maggio di due anni fa, ero a Siracusa... e mi piace pensare al "chi me l'avesse detto due anni fa...". Ora sono qui, su una assurda altalena in un posto che piu' Australia non si puo'... E me ne faccio di domande, uh se me le faccio! C'e' gente che all'eta' mia e' presidente di multinazionali, gestisce milioni, decide la fortuna e il futuro di migliaia di altre persone, scopre nuove tecnologie e nuovi farmaci o aggiorna il sapere collettivo con una nuova ricerca... Ed io qui, contento di vedere il miei piedi che superano la linea dell'orizzonte tra l'outback e il bush australiano...
Altri due giorni in questi posti, che meriterebbero settimane, e saro' a Broome, nell'ultima nuova citta' di questo mio viaggio. Dire che non mi va di tornare e' poco... Ma cosi' e'...
Il parco del Karijini e' magnifico. Cammini in questa pianura arida, e all' improvvso si apre una gola immensa, profondissima, mozzafiato. All' interno un fiume, dei boschi, cascate e laghi dove nuotare circondato dal verde e dalle alte pareti di roccia. Luoghi sacri agli aborigeni. Pitture su massi lisci, resti di colore usato per dipingersi il corpo.... Quarantamila anni di civilta'... Noi abbiamo San Pietro. Loro non ne hanno mai avuto bisogno, gia' avevano le loro immense basiliche naturali...
"Fern Pool is a special palce.
This pool was created by great serpents in a time when the earth was soft. These serpents still live in gorge pools today.
Please, enjoy the place and respect our culture. Enter the water quietly and avoid making loud noises".
Quarantamila anni. The Dream lo chiamano. Poi siamo arrivati noi...



29 aprile 2005
"I'm drunk, but not at all! I'm drunk, but not at all! I'm drunk, but not at all!" E' ridotta un cencio e si regge a malapena in piedi, scivola e cade sgraziatamente, ride... E certo che il pavimento della stanza ormai e' reso viscido dalla birra e la vodka rovesciate a terra. Due letti ormai sono impraticabili, il mio e' salvo e lo difendo strenuamente. La tipa si rimette in una posizione che lei ritiene eretta, mi guarda... "Riccardo! Ballare!" e si ritrova per terra... Cazzo ma proprio stasera che domani mattina ho il bus che parte alle sei?
Tre giorni ho passato ad Exmouth, i tre giorni piu' noiosi di tutto il viaggio, tre giorni da solo in una stanza da sei, tre giorni a non saper che fare con la pioggia continua... Se stavo a Coral Bay almeno potevo andare in spiaggia, qui per la spiaggia c'e'solo un bus che parte alle otto e mezza e torna alle cinque del pomeriggio. Ma con che coraggio ci vai in una spiaggia deserta, con la pioggia, per sei ore... Ed Exmouth come luogo e' il nulla piu' totale. In tutto il paese poi non c'e' una porta usb... I tre internet point presenti hanno pc vecchi e lenti e non c'e' segnale per i cellulari... Shit... Il massimo che puoi fare e' due passi al supermercato. Il resto sono case, un ufficio postale e un ospedale. E' che questa citta' e' stata costruita come supporto all'immensa base della marina militare. Si viene qui perche' e' il luogo piu' vicino (20 km) alle altre splendide spiagge della nigaloo reef... Spiagge che non vedro' mai.
Tre giorni di nulla, di riposo forzato, ogni tanto mi vedo con Onia e Morgan, facciamo un giro in macchina, con la musica e il cigolio dei tergicristalli. Il secondo giorno credo di aver avuto la febbre... Non mi sono regolato con l'aria condizionata in stanza, poi e' passata.
E quand'e' che succede qualcosa? La notte prima di partire ovviamente. Mi sono ritrovato in stanza sei individui assolutamente determinati a godersi il venerdi' sera. Solo che siccome il posto non offre nulla, e diluvia come poche volte, hanno scelto la stanza dell' ostello come "night club". Due cartoni di birre, uno di quei portavivande pieno di ghiaccio con dentro bottiglie di vodka e non so cosa e... Yeah! Party! Alle undici loro e la stanza sono in uno stato pietoso... Vorrei invitare qui tutti quelli che condannano l'erba e accettano come naturale che si venda alcol.
Un'altra ragazza si spoglia completamente nuda, entra in bagno e si infila sotto la doccia. Non faccio in tempo a pensare brava che si sente un tonfo: e' tracollata a terra. L'amica apre la porta e cerca di raccoglierla per portarla sul letto. Mi alzo e cerco di darle una mano, non vuole, mi dice di andar via, non vuole che veda l'amica nuda...?!... E' ubricaca pure lei. Cerco inutilmente di spiegarle che il fatto che sia nuda e' veramente l'ultmo problema... Tra le sue proteste raccolgo di forza quello straccio di carne e lo metto sul letto. Il ragazzo inglese le avvicina un cartone per farla vomitare, ma lei non ci riesce e piange disperata... Dico che l'unica soluzione sono due dita in gola (o un coltello nella schiena ;-) ), non capiscono, lascio perdere e me ne torno sul letto a scrivere ed aspettare che passi.
Il dramma e' che, da quello che ho capito, i due elementi piu' massacrati della situazione dormiranno insieme nel letto sopra il mio... Alle sei mi passa a prendere il bus... Infilo tutta la mia roba sotto il letto: se sara' vomito almeno salvo lo zaino.
Non so come ma dopo un paio d'ore la stanza e' al buio, puzzolente e rumorosa per il russare e l'aria condizionata accesa ma al buio... Spengo il computer e provo a dormire.

Mi sembra assurdo che pochi giorni fa ero al caldo, vicino ad un mare splendido e in tutt'altra situazione... Il giorno che ho deciso di partire da Coral Bay ho telefonato ad easyrider e mi hanno detto sorry non ci sono posti per i prossimi dieci giorni... Cazzo! Dieci gorni non esiste! Voglio andar via, voglio posti nuovi... Lamentandomi del fatto con i ragazzi della mia stanza, Onia e Morgan mi offrono un passaggio in auto fino ad Exmouth... Beh non era nei miei piani ma e' sempre un posto nuovo... Si cambia, e poi chissa' che succede (ecco che succede...). Magari da li' e' piu' facile trovare un posto sul bus di easyrider.
Onia e' irlandese, con le lentigini. Morgan francese con un accento fantastico: "my family" diventa " maifamili' ". Un piacere sentirla parlare... Exmouth non e' lontana, solo un paio di cento chilometri credo. La strada passa in mezzo ad una natura strana, arida, con delle "formazioni" sparse che non capisco cosa sono... Sembrano cacche enormi, di dinosauro. Sono disseminate ad intervalli regolari, non riesco a capire. Secondo voi cosa sono quelli? chiedo. Onia lo sa: termiti, nidi di termiti. Oohh... Riprendo a guardare fuori incantato, mentre il cielo si annuvola e Manu Chao canta.

E' ora di dormire, domani riparto. Il sollievo di lasciare questo posto e questi deficienti si mischia all'apprenzione di non riuscire a svegliarmi in tempo... domani riparto.



25 aprile 2005
In realta' c'e' un'altra attivita' a Coral Bay di cui devo assolutamente parlare. Perche' qui succede una cosa legata alle fasi lunari, ai coralli ed ad una specie di grattacielo nuotante...
"Nel corso delle otto o nove notti successive alla luna piena di marzo ha luogo la riproduzione del corallo, che avviene tramite il rilascio di uova e spermatozoi nelle acque lungo la barriera..." Suggestivo no? Beh sono proprio questi coralli in amore ad attrarre qui il piu' grande pesce del mondo, un tipo di 18 metri per 21 tonnellate: lo squalo balena, the Whale Shark. E questi posti sono tra i pochi al mondo dove si puo' riuscire a trovarsi faccia a faccia con questo gigante.
Io non me lo posso permettere, troppo costoso e troppo incerto... mica e' sicuro che lo incontri 'sto Whale Shark.
Il tour funziona in questa maniera: c'e un aereo che vola in ricognizione alla ricerca del WS. Quando, e se, lo individua comunica le coordinate alle barche che a tutto motore raggiungono la traiettoria dell'animale, scaricano i "clienti" in acqua con maschera e pinne e si allontanano. Seguendo procedure precise le persone si dispongono ed aspettano di veder passare l'amichetto... A volte succede che il pesciolino cambi direzione, cosi' le barche corrono a recuperare gli sfigati, ripartono per la traiettoria e ripetono l'operazione... Ma ironia della sorte non e' mica facile vedere l'animale piu' grande al mondo. Il tour lo puoi ripetere quattro volte in caso di mancato incontro... E in ostello la sera non si parla d'altro. Chi l'ha visto e racconta emozionato il momento, chi ha ancora due tentativi e spera... Chi sfortunato (e non sono pochi) si rassegna alla sorte.
Per molti e' solo questo Coral Bay, una caccia alla balena. Finita la quale si manda un sms con scritto l'ho visto! E si riparte per un altro luogo, viaggiando piu' per gli altri che per se stessi... Non e' una critica eh!? In fondo neanche io ne sono immune, altrimenti perche' diavolo starei qui a scrivere un diario pubblico?
Solo che io vorrei frenare la vita e avere il tempo di ruminare cio' che vivo, e non coprire momenti intensi con altri momenti intensi, almeno non prima di aver "consumato" il retrogusto dei predendenti... Ma e' difficile in viaggio, l'unica e lasciarsi andare al flusso.
Le giornate passano tranquille e piacevoli, tra bagni, sole, snorkeling, lunghe passeggiate sulla spiaggia fino al tramonto; cene, chiacchiere serali, luna, stelle e nuove conoscenze... Disturbate solo dalle mosche che sono sempre e ovunque presenti. Ci vuole "solo" una gran dose di rassegnazione, e a tutti prima o poi capita di mangiarne una, perche' sono invadenti parecchio eh!? Tossisci, provi a sputare, a grattarti la gola ma e' inutile. L'unica cosa che puoi fare e' mandar giu'... E tifare per i tuoi succhi gastrici... Fatela soffrire!
Orecchie, naso, occhi e bocca sono le mete preferite. Me le ritrovo spesso sulle mie lenti a contatto (giuro). C'e chi risolve con la retina, ma non sopporto vedere il mondo da una zanzariera. In spiaggia la situasione peggiora un po' con i tafani che molllano pizzichi bestali... Ma con loro la soddisfazione di schiacciarli con una manata te la levi... Un giorno ne ho fatti fuori una dozzina, 'stardi!

Riprovo a scrivere, trovo un posto tranquillo, accendo 'sto coso ma non mi riesce un gran che bene... Si avvicinano dei tipi, sulla cinquantina, lattine in mano. Possiamo sederci? Certo! E mi ritrovo a parlare con sei australiani di mezzaeta'... Pazzi. Vengono dal Queensland. Che ci fate qui? Siamo in fottuta vacanza... Perche' da queste fottute parti si pesca fottutamente bene. La vuoi una fottuta birra?
Sentirli parlare e' da non crederci! Una parola su due e' "fucked". Cappello da baseball, sigarette nel taschino della polo, lattina di birra in mano e una fottuta risata australiana. Uhm e le vostre mogli? Ahahaha! le nostre fottute mogli, sono rimaste in quel fottuto paese, almeno un fottuto mese l'anno da soli... fuck! Chi sei chi non sei che fai che non fai ti piace questo fottuto paese?... ok chiudo il computer e accetto una fottuta birra.
Coral Bay e' un gran bel posto, e questo e' l'unico ostello. Vedo gente arrivare, conosco ogni giorno nuove persone, saluto ogni giorno persone che non vedro' mai piu'. Una rassegna di potenziali amici, potenziali amori, potenziali avventure, potenziali risate, potenziali futuri. Non c'e nulla di piu' vero che l'esistenza e' un fiume... No? ;-)
Ed io li', sorseggiando il mio te', a guardarlo scorrere...




23 aprile 2005
Svegliato presto e non di buon umore (succede) mi ritrovo a fare colazione pensieroso. Mi rivolge la parola una "ragazza" della mia eta'... emenomaleunacoetanea. Simpatica, di Perth. Faccio una fatica bestiale a capirla e il mio umore peggiora perche' a volte trovo veramente "umiliante" farmi sempre ripetere le cose due volte, con quel sorry che odio... Lei non sembra troppo scocciata dal fatto... Pero' ci salutiamo, va in barca a vela e poi nel pomeriggio prende il bus per tornare a casa, ferie finite... Ciao.
Torno a sorseggiare il mio caffe' nel tiepido, silenzioso primo mattino; cercando di filosofeggiare sugli stati d'animo. Pete e' alle prese con i cereali, poi gli chiedero' se mi presta lo yoyo. Le mosche dormono ancora, ma so che e' solo questione di minuti. Qualcuno comincia la mattinata con un bagno in piscina...
E poi succedono le cose cosi'.
Succede che si siede accanto a me. Succede che la guardo e mi ricorda Junko. Succede che tira fuori l'ashtray portatile uguale a quello che ho comprato a Freo e poi perso.
Succede che glielo dico. Ride. I'm Roberto... I'm Junko... !?!?.. Ciao Junko. Pronunci bene il mio nome. Si lo so, e so che la vita a volte e' cosi bizzarra. Che fai oggi? Vado in spiaggia. Anche io, se vuoi andiamo insieme... Shure!
Sei ore di sole, parole, sabbia, mosche, sguardi, pesci e pinne... Volate.
Poi le dico che ho problemi con la maschera perche' entra l'acqua, ma credo che dipenda dalla barba lunga, oggi la taglio. No non lo fare mi piace tanto... E mi carezza il viso. Ed io il suo. E nel momento in cui tutto il suo profilo si adagia nella mia mano, avverto la vertigine di annullare in una carezza i millenni di storia e dna che ci dividono, coperti dai suoi lunghi capelli neri.
Non l'ho cercato, non ho fatto in tempo neanche a desiderarlo. E' arrivato cosi', gradito ed imporvviso regalo della vita.
In ostello ci siamo salutati, una doccia, quattro chiacchiere con altre persone... Incontro Dafne e andiamo a vedere il tramonto insieme. Poi torno, ceno con un piatto di "2 minutes noodles", mi preparo il caffe' e vado sulle sdraie vicino alla piscina. E lei e' li'. Ed io non ci credo che nel sole io e lei oggi ci siamo baciati. Ha una cannottiera nera, una collanina di conchiglie chiare su una pelle abbronzata, i capelli sciolti, lunghi, neri, lucidi... E quegli occhi cosi' nuovi da scrutare. Mi siedo accanto a lei e mentre parliamo ogni tanto ci tocchiamo il braccio. C'e' la luna piena in un cielo limpido, un leggero vento caldo. Ed io parlo poco inglese, posso essere solo diretto... Junko il tempo e' una meraviglia, stiamo insieme? Andiamo in spiaggia?
Mi sorride. E il suo si' mi spiazza... Perche' ci siamo incontrati solo adesso Roberto?
Poi, alle tre di notte, e' scivolata su un bus che l'ha portata a Perth. Non ci vedremo mai piu'.
La luna e' ancora li'. Il silenzio tiepido e dolce. Mi fumo l'ultima sigaretta. Ripenso. Vado a letto.



22 aprile 2005
Pete e' un mago con lo yoyo... Lo fa saltare in alto, si rigira il filo tra le dita delle mani e in un attimo sospeso ti mostra una figura geometrica... Poi scioglie tutto, un colpo di polso e lo yoyo e' riarrotolato nel suo palmo, pronto a partire di nuovo; altro giro, altro momento sospeso, altra figura. Ed io li', con la bocca aperta, il biscotto gocciolante di caffe' in mano e la testa che fa su e giu' a seguire le evoluzioni di quella piccola ruota di plastica.
Inglese, ventanni, rasta biondo. Questi giorni non si muove dall'ostello perche' si e' addormentato in spiaggia e ha la schiena massacrata dal sole. Dice che il desiderio e' la causa di tutte le sofferenze. Penso che sia vero. Ma non bisogna evitare i desideri, dico io, tocca solo andarci cauti... Molto cauti. Annuisce, ma non credo abbia capito.
A Pete ho chiesto il check del mio inglese. Gli ho fatto leggere un paio di mail(s) e le ha corrette congratulandosi: non c'erano poi errori macroscopici. Sono cosi' contento... Con un dizionario e una piccola grammatica posso scrivere "tranquillamente" in english.

Sono a Coral Bay da tre giorni, il viaggio come sempre e' stato lungo ed interessante. Sul bus ho conosciuto Roberta. Sei italiana vero? Si'. Come ti chiami? Roberta... Roberto... ahahah. Ha lavorato a Monkey Mia come volontaria con i delfini. Beata lei.
Arrivato qui' pago e mi assegnano in una stanza di dieci letti. Entro. Guardo. Nove donne... Uhm... 'Sta storia che girano piu' donne che uomini comincia ad innervosirmi. Nessun errore alla receprion comunque, e' proprio una stanza mista... Cioe' io la rendo tale.
E' un'esperienza stare in una camerata femminile. Quando torni dalla doccia te le ritrovi con gli asciugamani legati al petto, gli asciugacapelli accesi e le dita che smuovono chiome mentre ti guardano di traverso dallo specchio. Tutti i ripiani possibili sono occupati da creme, profumi, smalti, scatole di assorbenti, spazzole, boccette indecifrabili, collane e bracciali... Devono avere lo zaino magico... Io uso solo il deodorante a stic. Comunque anche loro russano, a volte puzzano, hanno le proprie manie mattiniere e notturne, si stanno simpatiche e antipatiche, e sono assolutamente assuefatte al cellulare, il bippio degli sms e' un suono costante, notte e giorno.

Coral Bay... "where the outback meet the reef" recita un opuscolo. Una strada di un chilometro proveniente dal nulla arriva alla spiaggia. All'inizio c'e' questo ostello; a poche decine di metri c'e' una "piazzetta" formata dalla newsagency, la panetteria, il market, un negozio di vestiti, souvenirs, pinne e maschere; e l'ufficio informazioni dove si prenotano i tours. Sulla sinistra un camping e un resort. Sulla destra il mare punto. Solo ieri sera ho scoperto dove cazzo vive chi vive qui. Sono quattro case vaghe, appartate tra gli alberi (gli unici) a un paio di cento metri dall'ostello.
Si ha la netta sensazione di stare in un posto ancora "non scoperto", di quelli che tra dieci anni avra' la strada asfaltata, qualche albergo, molte piu' macchine e case... Ed io saro' tra quelli che potranno dire "ah quando ci sono andato io era ancora etc etc..."
A vederla cosi' comunque dice poco: outback, tanto caldo e tante mosche, niente ombra. Ma se segui il breve sentiero arrivi in spiaggia... E trovi un mare calmo, a macchie blu, azzurre, celesti e verdi. E laggiu' la linea bianche delle onde che si rompono sulla nigaloo reef, la barriera coralllina; il fragore si sente fin dalla spiaggia. Un posto incredibile.
Qui oltre che guardare incantati il mare c'e' solo una cosa da fare (e la fanno tutti): si va sotto. Snorkeling per i comuni mortali, diving per chi ha capito tutto della vita.
Per trenta dollari ho preso un "tour": kayak oceanico per tre ore. Remi una mezzora e sei a ridosso della barierra. Ti forniscono anche muta, maschera, boccaglio e pinne... Io ho comprato una macchina sub usa e getta. Mentre mi infilo il tutto mi chiedo se veramente riusciro' a vedere uno squalo come dicono... Mi tuffo, soffio via l'acqua dal tubo, cerco di orientarmi e LUI mi passa davanti a qualche metro. Da non crederci! E dammi tempo no? Insomma mi ritrovo assolutamente impreparato, con gli occhi sgranati, a guardare il primo shark della mia vita, bellissimo! Sara' grande quanto me! Un "cazzo!" cupo rimbomba nel tubo mentre cerco di capire come funziona la macchina fotografica... Ok la lascio perdere, preferisco guardarlo e, con il cuore a palla per l'emozione, provare a seguirlo. Ma non c'e storia ovviamente, dopo poco e' gia' sfumato chissa' dove. Wow iniziamo bene! Comimcio a guardarmi intorno e mi rendo conto che sto nuotando in un acquario. Sembra artificiale, come quelli nei negozi, solo un po' piu' grande e con me dentro... Pesci, pesciolini e pescioloni di tutti i colori bighellonano qua e la', in branco, da soli, in alto, in basso, tra le rocce e i coralli. Non serve nuotare, basta stare fermi e guardarsi intorno... Stupefacente! Una tartaruga! Due! E quella laggiu' cos'e'? Una manta?! Una manta! E' enorme! Scatto foto, a caso credo... Chissa' come verranno... E appare un'altro squalo, scuro, con la punta della pinna dorsale bianca. E' piu' piccolo del primo ma ho la macchina pronta e clic! Sei mio! Nuota piu' lento, mi e' piu' facile seguirlo per un po'... Chissa' se mi hanno detto qualcosa a proposito degli squali ed io magari non ho capito... Sembra tutto cosi' tranquillo e sicuro qui... Comunque...
Nel dubbio torno indietro verso gli altri ragazzi. Stanno facendo qualcosa che non capisco. Mi avvicino e vedo che la guida prende da un sacchetto del mangime e lo sparge in acqua. Nel giro di pochi secondi milioni di colori sgargianti ci avvolgono, in tutte le direzioni. Se muovo una mano e' come se mischiassi colori. Si sposta il blu e il rosso, appare il giallo e il nero. Il tutto illuminato da raggi danzati del sole che filtra in acqua... Ancora please, ancora!
Quando le dimenzioni dei pesci sono considerevoli un "attimo" di preoccupazione pero' arriva... Io non sono cibo eh!? Non scambiate il mio polpaccio per un pesce piu' piccolo...
Ho finito le foto, consumate ad inseguire quello "stupido" squalo. Mi godo questo circo colorato capriollandoci dentro e le due ore finiscono... bisogna remare fino a riva. Domani lo rifaccio... giuro.

22:10 (ora di Oz) | commenti (2) |

domenica, 17 aprile 2005

Sono sul jetty a far foto del tramonto e della spiaggia. Ho il piede un po' dolorante. Oggi mi sono fatto una lunga camminata sul lato ovest della spiaggia... Ma non sono arrivato alla fine come volevo, dopo un ora ho "preso" un sasso e un imprecazione italiana si e' persa nel vento... Dietrofront, con l'alluce sanguinante.
Altra gente passeggia sul molo e mi passa vicino, inevitabilmente lo sguardo cade su quel cerottone un po' ridicolo che simboleggia la mia cronica disattenzione a dove metto i piedi... Tutti guardano verso il basso, una tartaruga sta nuotando tranquilla sotto il molo; per me e' uno spettacolo gia' visto, preferisco sorseggiarmi i lenti cambiamenti di colore del cielo.
Di nuovo solo.
Cerco di capire le sensazioni che provo, ma non mi riesce un gran che bene.
Sono a Monkey Mia. Di giorno questo posto si riempie di gente, per via dei delfini, ma alle quattro del pomeriggio, quando l'ultimo bus parte, torna la calma e il luogo si trasforma in un piccolo paradiso... Fino alle nove del mattino successivo.
Me ne sono accorto ieri. Ero in piscina con Jules, lei dormiva. Ho guardato l'ora e ho deciso di andare in spiaggia, erano le cinque e il caldo opprimente era finito da un pezzo. C'era poca gente, le piccole imbarcazioni da pesca erano tornate a riva e i pescatori pulivano i pesci su tavoli di legno circondati da gabbiani eccitati; la sabbia era tiepida sotto i piedi, i colori caldi; i pellicani, grandi quasi come persone, attendevano placidamente non so cosa, se ti avvicini un po' troppo ti minacciano con una beccata a vuoto, e lo stac! di quell'immenso becco e' un ottimo deterrente.
Ogni tanto qualche delfino saltava distante per poi scomparire e riapparire imprevedibile piu' in la... Mi sono seduto assolutamente entusiasta e ho deciso di restare ancora qualche giorno, non voglio lasciarlo un posto cosi'... Non se ne parla proprio. Ok dopo sara' ancora piu' bello... Coral bay, la barriera corallina, i pesci tropicali... Ma cosa c'e di meglio di passare qualche giorno in un posto cosi' accogliente sapendo che il domani e' promettente?
Tornato da Jules glielo dico. Jules, io resto ancora qualche giorno, non parto domani. Se resti anche tu sono contento. Ci pensa. Roberto io parto domani. Ah, ok. Ok...
E cosi' e' andata via, lasciandomi "Da Vinci Code" e un foglio con scritto la sua email, il suo telefono tedesco e un kiss esclamativo.
Abbiamo passato una bella ultima serata, col dispiacere di separarci ma senza tristezze, evitando baci appassionati e parole fuori luogo... Giocando, ridendo delle mie prese in giro... Sorry, I can speak just a little english, you know!... I confuse big and great! Great woman! You are a great woman... no a big woman...I'm sorry! Parando in una risata i suoi pugni e i suoi lanci di sabbia... It's a misunderstanding! Why a word so long for a so important concept? Whole life is a misunderstanding... I joke Jules... I joke bella!
Non so che pensare, forse non c'e' nulla da pensare, ci sono cose che si vivono e basta. Abbiamo passato bei giorni insieme, visitando luoghi il cui ricordo si leghera' inevitablmente alla persona. Shell Beach, le gole e i fiumi del parco nazionale di Kalbarri; Denham, i tramonti, le stelle, la stanchezza delle ore in pulman viaggiando su strade che percorrono il nulla assoluto; la colonia di stromatoliti e il mio tantativo assurdo di esprimere in inglese un pensiero cosi' complesso.... Le cene rimediate, i giri in catamarano, aggrappati alla rete di poppa e centrifugati dalla scia della barca... I delfini... Oh i delfini! E la loro incommensurabile bellezza... Ciao Jules! Dai che ci rivedremo sicuramente... Se vogliamo saremo degli ottimi amici... A Roma hai una casa se vuoi venire.
Ripenso con un sorriso al suo quaderno, dove, oltre al diario di viaggio, appunta in sezioni differenti gli animali visti, le cose rotte e quelle perse...
- Come le cose perse?
- Si', quello che ho perso... e se poi le ho ritrovate scrivo dove e come.
- Ma anche i luoghi?
- In che senso i luoghi?
- Beh io viaggiando ho perso dei luoghi... Magari ci volevo andare e poi non ci sono andato, come le isole Abrolhos per venire da te... O luoghi famosi per i film, come Hanging Rock vicino Melburne, o il point break di Bells Beach
- Wow! Great idea! Tank you Roberto.
- You are welcome...
Rileggo quello che ho scritto, rileggo i giorni passati, i mesi passati... E mi rendo conto che sono piu' le cose non dette, le persone non citate e i luoghi non raccontati di quello che ho riportato... Chissa' se la memoria terra' col tempo, chissa' se dovrei anche io appuntare in un angolo del mio quaderno tutte le cose viste e vissute, Chissa' se Jules ha scritto anche il mio nome tra le cose perse.



10 aprile 2005
Apro gli occhi sulla ventlatore da soffitto che gira lentamente, ci metto un po' a realizzare dove sono. Gia', Kalbarri. Non so minimanmente che posto sia. Arrivato ieri col buio, dopo una lunga e intensa giornata di pulman, intorno all'ostello ho visto solo piante e una strada che scivola silenziosa e buia; dietro, a duecento metri, dovrebbe esserci il mare.
Poi riemergono immediate e vive le immagini di quello che e' successo dopo, wow... E richiudo gli occhi.
Scivolo da letto cercando di non svelgliare Jules. Quando mi sfilo da sotto il suo braccio apre per un attimo quei due fari blu e li richiude in un sorriso. Mi infilo un paio di pantaloncini e scendo scalzo in cucina, affamato come un lupo. Non c'e' ancora nessuno. Non ho il latte, solo un po' di pane, la nutella e dei fagioli... Non ci siamo proprio. Oggi spesa. Quando giri frequentemente la roba fresca si consuma in giornata, non dura... Cosi' quando arrivi in un posto non hai mai latte, burro, formaggio, verdura, frutta... Nel frigo trovo un cartone di uova con la targhetta Jules, ne rubo due. Pane tostato, uova e fagioli; gia' va meglio. Canticchiando I can fly accendo il fornello e prendo una padella... e cazzo ho finito l'olio! E che palle! Ma me posso "ricordare di prendere l'olio"? Gia' andarci in giro con olio, sale, aglio, zucchero e caffe'... Vabbe', metto su l'acqua e mi sorseggio il caffe' mentre aspetto che bolle. Con un gesto del capo saluto le persone che piano piano appaiono assonnate, ci ho fatto il viaggio insieme e mi guardano con un che di interrogativo... Non so se per l'acqua che bolle, perche' ieri mi hanno visto cambiar stanza o... Non oso pensare altro. Il punto interrogativo si ingrandisce qundo mi vedono rompere due uova dentro l'acqua bollente... Uova in camicia, do you know? Chissa' che idea si sono fatti.
La colazione la consumo sotto il porticato e finalmente posso guardarmi intorno: terra rossa, cespugli fioriti di un rosso aspro, i tronchi bianchi degli eucalipti e tanto verde. "Bello" mi dico masticando, e ripenso alla sera prima, quando sceso dal bus ho trovato Jules ad aspettarmi sorridente ed impacciata quanto me. Non ci conosciamo neanche, non sappiamo bene che dire e come comportarci... Ma ci mettiamo poco a ritrovare l'allegria, il gioco e l'ironia che abbiano in comune. Il resto e' venuto da se, naturale, senza fretta.
Ed ora eccola che arriva con il suo fiore, il suo sorriso e la sua "presenza" ancora un po' assonnata.
E passiamo la giornata a scoprire luoghi e noi stessi.
Poi compriamo una bottiglia di vino e cerchiamo un bel posto sulla spiaggia per goderci il tramonto... Ma dopo un po' tutto si mischia, il vino, i baci, le onde immese, la pelle, il sole, le parole, i sospiri. E quando torniamo in noi, e raccogliamo le cose sparse, sorridiamo per quanto e' tardi; e ci ritroviamo a salutare con un abbraccio stretto le stelle, che a milioni hanno visto l'inraccontabile.
In ostello gia' dormono tutti. Ci prepariamo una cena, rimedio una candela, collego il suo lettore mp3 al mio portatile e scherziamo e ridiamo sottovoce, con i grilli e "kiss me" in giapponese che si ripete non so piu' quante volte.
Mi piace fantasticare che tutto sia spento e che ci sia solo la luce di quella candela ad illuminare noi, il tavolino e il mondo intero. Kiss me.




8 aprile 2005
Jules ha detto che mi aspetta a Kalbarri. E l'umore cambia. E' proprio vero che la vita e' uno stato d'animo.
Da sopra la duna, guardando intorno, respiro la bellezza del posto. E' che con i luoghi si prende confidenza come con le persone. Ci vuole il suo tempo, dipende. A volte poche ore a volte giorni; a volte mai. Ieri mattina quando sono arrivato ho capito subito che avevo fatto bene a scendere qui'; ma solo ora, tornato l'entusiasmo, comprendo il paesaggio che mi circonda e realizzo dove sono.
Due golfi lunghi chilometri formano una immensa E, tipo quella della Esso, o se vogliamo fare i "newager" un grande om. E funziona cosi': Ci sono le dune erbose che per duecento metri sfumano lentamente in dune sabbiose, di una sabbia bianca, fina e morbida; queste si interrompono con un salto ripido di quattro cinque metri una spiaggia piatta di circa cento metri.
Questo capolavoro di consistente morbidezza, disegnata dal vento e con un mare impetuoso e lungo che la schiaffeggia continuamente, orla tutte e due i golfi, allungandosi nella parte centrale, dove un islotto la fa da cigielina. Nessun albero intorno. Solo il basso verde delle dune interne. Il resto e' sabbia, cielo, mare e vento...
Alle spalle, all'inizio del golfo piu' riparato, sorge il paese. Con le sue case con giardino, i fuoristrada parcheggiati, gli alberi, il market, la stazione di polizia e la newsagency. Quattro strade che si incrciano lunghe senza lampioni, senza gente che cammina, senza macchine che circolano. Poi, verso l'interno, ad una decina di minuti di bicicletta, ecco che ricominciano le dune, altssime, immense, a perdita d'occhio. Assolutamentesolosabbia, come se una enorme ruspa le avesse scaricate qui, coprendo quello che c'era sotto. All'orizzonte se ne intravede la fne, a qualche chilometro.
Affittano le moto e i fuoristrada. Fanno tour su un bus con le ruote grandi come case. Ma sopratutto si fa sandbording in questo minideserto. Io adoro perdermi in un posto cosi'... Ci cammini per un po' e ti ritrovi solo tra sabbia e cielo, perdendo inevitabilmente il senso d'orientamento. Solo salendo a quattrozampe sulla duna piu' alta, cercando di essere piu' veloce dello scivolamento, riesci a ritrovare la direzione.
Questo e'.
Continuo a pensare che e' il mare che preferisco... E' che ti sorprende per la sua familiarita' e per la sua immensita'. Qui' la natura ha trovato spazio per fare le cose veramente ampie.
E come e' tipico dell'Australia non c'e nessuno: poche linee di orme che si intrecciano con quelle dei fuoristrada, su una spiaggia assolutamente invitante a fare tutto... Io mi diverto a scaracollare giu' per la duna e prendere a correre verso riva facendo alzare in volo una cinquantina di gabbiani, che semplicemnte aprono le ali e si mettono controvento, rimanendo non so come immobili a sei metri d'altezza. Poi tutti insieme aprono il petto al vento e virano completamente planando veloci... Solo un colpetto d'ali, un' attimo prima di toccare terra, e si fermano sul posto senza un tentennamento, senza un passetto di assestamento. Gli adoro. Ormai conosco i gabbiani, e provo per loro una simpatica antipatia che mi porta a fargli i dispetti... un po' come i gatti. E' un piacere averli attorno.
Camminando sapendo che non arrivero' da nessuna parte, e che prima o poi faro' semplicemente dietro front, cambio la musica nelle mie orecchie. Satie. E il passo rallenta, e tutto si accorda con le note lente del piano... Se saro' fortunato si faranno vivi i delfini. Mi hanno detto che ieri nuotavano a pochi metri dalla riva giocando a pancia all'aria con i gabbiani. Non ho fretta comunque, so che li vedro' prima o poi, magari non oggi, non qui, e forse a Monkey Mia ci faro il bagno insieme...

Domani riparto. Non mi fermo a Geveston e abbadono l'idea di fare "un salto" alle isole Abrolhos, belle e famose per il naufragio del Bavaria. Raggiungo Jules e vediamo se ci riusciamo a stare qualche giorno insieme. Merita. Dire che ci conosciamo da poco e' un eufemismo. Mi ha fermato lei poco prima di salire sul bus a Perth. Mi ha riconociuto. Mi aveva visto all'ostello di Albany, una settimana prima. Anche io l'avevo notata, ma ero troppo preso a discutere con Caterina se dividere una camera doppia o dormire in camerata con gli altri per pensare a qualche cosa di piu' complesso di un semplice Hi. Poi i giorni passano e le facce sfumano.
Ci siamo seduti vicino, tutti e due diretti a nord. Scherzando e ridendo arriviamo subito a prenderci in giro... non so quanti anni abbia, credo poco piu' di trenta. L'eta' ci rende una rarita' l'un per l'altro. Qui' si viaggia costantementre sulla media dei venti, ventiquattro anni...
Insomma leghiamo... Ma lei e' decisa di scendere a Kalbarri, ed io molto prima, a Lancelin. Le parlo del posto, di quello che mi hanno detto. Lei mi ascolta divertita sgranando e socchiudendo due spendidi occhi azzurri a secondo se vuole assecondare il mio entusiasmo o rimporverare le mie critiche alle sue scelte. Con un sorriso ironico e quel fiore sull'orecchio. Che tipa...
Arrivati a Lancelin ci fermiamo per il breakfast. Incontro Caterina che ha passato qualche giorno qui'. Mi parla bene del posto, Jules ascolta e si convince... No, ora tu te ne vai! Dico io... Ride... Corre all'ostello per vedere se c'e un letto libero. C'e'. Evvai! Tutti e due contenti ed euforici di giocare a conoscersi... Glielo dico, me lo dice... Arriva l'autista e ci gela. Fra due giorni, sul prossimo bus, non c'e un posto libero per lei. Se resta deve aspettare altri cinque giorni... Ed io non posso proseguire perche' il bus e' pieno. Ci guardiamo. E' andata cosi'... I'm sorry. Ci salutiamo, non possiamo fare altro. Risale sul bus che subito parte... Ed io mi ritrovo solo col mio zaino nel silenzioso vento del posto. Con un mavvaffanculo che no so a chi indirizzare. La cosa mi infastidisce per la giornata intera ecchecazzo! Mi andava di conoscerla meglio e le andava di conoscermi meglio... E invece via... Maybe one of these days... E meno male che ci siamo lasciati i numeri di cellulare.
Di Jules non so nulla. Solo che le piace e sa ridere, e' un botto alta ed e' tedesca; vuole fare snorkeling. Poi se ne andra' un mese alla Fiji (bastarda) e porta sempre quel fiore tra i capelli vicino all'orecchio che le da un aria cosi' hawaiana... o hippy.

L'Yha di Lancelin ieri ospitava una scolaresca di studenti di inglese... Un po' troppa confusione. Oggi si sta meglio. Solo cinque persone. Il mio compagno di stanza neozelandese ha il fuoristrada e ce ne andiamo a fuoristradare tra le dune di notte... Ovviamente ci perdiamo. Tra le risa e i scossoni ritroviamo "la pista" per casa. Ma solo dopo aver fatto surf sulle dune alla luce dei fari (niente stelle stasera e' nuvolo... tutto non si puo' avere...). Con noi c'e' anche Sonia, una ragazza tedesca con cui ieri sera sono andato in spiaggia a vedere le stelle e quella scozzese un po' spigolosa che capisco peggio del neozelandese. Rimango perplesso che tra loro si capiscono cosi' bene. Il suono delle loro lingue e' obbiettivamente differente... perche' si capiscono? E perche' io no?
Comunque... mettendoci il bel tramonto di ieri, accanite partite a ping pong, la piscina dell'ostello e le amache, i due giorni sono passati piacevoli. Con Jules abbiamo solo rimandato... vedremo di cosa saremo capaci. Domani.

23:02 (ora di Oz) | commenti (19) |

mercoledì, 06 aprile 2005

E cosi' ho fatto. Ho prenotato un bus di quelli saliescendiquandovuoi, ma la mattina della partenza mi sono svegliato tardi e l'ho perso... Tipico Italiano hanno detto poi (stronzi ;-) ). Di aspettare due giorni per il successivo non mi andava. Cosi', dopo una mattinata di attesa alla stazione, con l'Indian Pacific sui binari, bello bello sbuffante di partire, sono montato su un bus di linea per raggiungere la prima tappa che mi ero ripromesso e poter riprendere 'sto cazzo di "easyrider"...
Sul pulman ho pensato tutto il tempo se ne valeva la pena lasciare le case coloniali di Freo, i tramonti con dietro i bei colori del neon soffiato a mano di "Cicerello Fish 'n' chips since 1901"; le strade allegre e assolate, il mercato coperto del sabato, le spiagge immensamente bianche; il mare cosi' limpido che se vola un gabbiano ne vedi l'ombra sul fondo; i gabbiani stessi, con la loro impaurita impertinenza e il loro involontario umorismo... E le notti stellate e tiepide ad insegnare un gioco di battimani a tre ragazze, divertite da questo "italian man" giocarellone che parla un inglese bizzarro.
Ma poi sono andato e ho ripreso il ritmo dell'andare, in fondo sono qui per questo no? Tre-notti-due-giorni e una Pasqua scivolata cosi'... Ricordata solo dagli sms di auguri dall'Italia...
A Dunsborough mi sono fermato in un bel ostello sulla spiaggia (i miei preferiti...) e una notte la luna piena ha fatto l'arcobaleno. Mai vista una cosa del genere. C'era qualche nuvola e tutto era illuminato dalla luna con una tridimenzionalita' impressionante. Ascoltavo "make tomorrow" per l'ennesima volta in quell'atmosfera cosi' argentea. E all'improvviso si e' formato. Un cerchio perfetto, completo, immenso, bianco. Sono quei momenti dove tutto combacia, il clima, il paesaggio, il cielo, la musica, l'umore... Ho camminato per piu' di un'ora in quella luce. Poi mi sono sdraiato, sfiancato dalla consapevolezza del viaggio. Per la prima volta ho ricordi di viaggio prima ancora che il viaggio sia finito... Di piu'! Sono solo a meta'! Mi aspettano altrettanti posti, incontri, entusiasmi, pensieri e stanchezze... E' Come quando, leggendo un libro, finita una pagina si passa prima alla successiva, quella di destra, le cui frasi prendono il posto ma non coprono la precedente. Poi, con un gesto semplice, si gira pagina e cio' che era scompare dalla vista coperto dal doppio delle parole. Solo in quel momento si pone definitivamente nei ricordi. Ecco, quella sera, con l'arcobaleno di luna, ho girato pagina. Un'altra pagina.

La sera dopo, tra le poche persone ospiti dei quel gioiello di posto, mi incuriosisco di due ragazzi seduti che parlano. Li noto perche' si vede che si sono appena conosciuti, ma e' lei che mi colpisce: in un inglese completo ma comprensibilissimo racconta del suo lavoro tra Bologna, Milano e Roma... Ah.. Tana! Ho la tentazione di fare il simpatico, arrivare li' e dire "Ma di lavoro gli parli? Ma stai in vacanza! Ma portatelo in spiaggia!" Ma non me la sono sentita, col senno del poi l'avrei potuto fare... Poi, piu' tardi, mentre giocavo a legnetti con una ragazza giapponese, simpatica ma introversa all'inverosimile, l'ho conosciuta Caterina, e il suo nuovo "amico" olandese... Anche lei con easyrider. Abbiamo viaggiato insieme per il sud nei giorni a venire, separandoci e rincontrandoci, girando ostelli e scomprendo luoghi e persone, poi ci siamo persi...
Il sud di questo stato assomiglia al mediterraneo, se non fosse per i canguri e per la natura amplificata... scogliere, fari, mare con tutte le sfumature del verde e del blu, dune di sabbia e spiaggie magnifiche... l'interno a volte ricorda la Toscana, con colline e i vigneti.
E' impossibile evitare di girare per "vinary", dove ogni volta ti fanno assaggiare cinque o sei vini diversi, spiegandoti le caratteristiche e l'origine... Mi sento un po' fuori luogo a fare cio'. A parte il fatto che non ho capito un accidente... E' la sensazione di aver preso il posto di qulcun'altro... qualcuno che forse avrebbe apprezzato di piu'.
La persone da queste parti vivono bene, immerse in una natura gentile. Ci sono cittadine completamente dedite alla new age per esempio... Dove la gente un po' hippies vive in case (ville...) con il fuoristrada nel garage e la "fissa" per le *vibrazioni*... ed i massaggi.
Ci sono boschi di karri immensi, bellissimi! Terra rossa, enormi tronchi arancioni e tutto il resto verde. Con piante anche di sessanta metri, alcune le puoi scalare.
Per due giorni ho affittato una montain-bike e ho pedalato per una cinquantina di chilometri, in mezzo a boschi, seguendo fiumi, costeggiando spiaggie, arrancando su strade asfaltate in mezzo al nulla... Poi ad un incrocio ti fermi perche' trovi un bar... domandandoti che ci fa li'... e resti incredulo nel vedere che la sala interna ospita una mostra di quadri astratti, belli per giunta... E si' che sono strani...
Ora sono di nuovo a Perth, in un ostello a due passi da dove domani mattina partira' il bus per il nord... questa volta non posso mancarlo, italiano o meno.
Tornato qui' ho passato due giorni al Pirates, non potevo farne a meno... La gente e' cambiata ovviamente, ma l'atmosfera era la stessa... un ultimo saluto per un posto che chissa' se rivedro' mai piu'.
Oggi, per una notte, mi sono concesso il lusso di una stanza singola a trenta dollari... C'e' un tavolino e posso scrivere in tranquillita'... Fuori la finestra northbridge si anima per la sera, si sente gia' la musica dei locali e il vociare delle strade... Riparto ancora e non ne ho mai abbastanza. Non ancora.



22 marzo 2005
1) La vivibilita' di un luogo e' direttamente proporzionale alle amache presenti sul territorio.


2) Le ragazze a ventanni sono unsaccobelle.


3) L'inglese e' una gran lingua, a saperla.


4) Quello che sei te lo porti dietro, e' vero, ma quando viaggi lo vedi molto piu' chiaramente.


5) I nordeuropei non sanno giocare a carte.


6) l'erba del vicino e' proprio buona.


2b) le donne pero' sono molto piu' interessanti e questo le rende piu' belle.


7) Il tempo vola.


4b) Nel momento della stella cadente io sto certamente guardando da un'altra parte.


8) Se vi aspettate storie tipo carcere o incontri magici potete finire di leggere qui.


Dondolo. Daniel e' davanti al BBQ, rigira hamburghers, patate e chissa' che altro. Sempre sorridente, con la bottiglia di Colllins poggiata affianco e gli occhiali sulle testa nonostante sia sera. Ha un gran bel tatuaggio sulla spalla sinistra che gli prende anche il braccio... Simpatico Daniel. Trentadueanni, assistente universitario in antropologia, sistemista per soldi, free climber con i fiocchi, sveglio, capace, ironico, generoso... marpione. Abbiamo legato subito, parla un po' italiano... tre mesi con "una" all'Argentario... "Mai piu' ragassa italiana, troppo gelose...". Ci daremo un lungo abbraccio quando ci saluteremo per l'ultima volta...
Dondolo. Trevorn e' alle prese come sempre con la sua guerra di palloncini pieni d'acqua, tra risate, fuckyou e shit. E pensare che lavora qui' e dovrebbe dare il buon esempio. E' di Sydney, occhi celesti sgranati, completamente pazzo; trascinatore di folle con le sue idee, i suoi giochi, i suoi andiamo a giocare a biliardo alle quattro di notte. E' la prima persona che ha fatto una battuta che io ho capito al volo (son soddisfazioni)... Moviemaker... Giorni fa ha detto volete guardare i miei due video? Durano sei minuti! Non me lo sono fatto ripetere due volte (come invece succede con tutte le cose che la gente prova a dirmi... cazzo). I minuti pero' erano sessanta e piu' (ma stavo con Fritz e per me potevano essere anche mesi...). Immagini veloci, virate, a volte riprese da un televisore... Video on video diceva... Un pazzo completo.
Dondolo. Prendo da terra il mio caffe', sorseggio, aspetto il ritmo giusto e riposo la mia tazza.
Luca e' ad un tavolo a parlare in chissa' quale lingua visto che ne conosce quattro. Ha le gambe accavallate e soffia via il fumo di lato e in alto, con un gesto cortese ma inutile vista la direzione del vento. Poverina, con il suo nome non ne puo' piu' della famosa canzone... Tutti, ma tutti, appena si presenta sorridono e canticchiano "my name is Luca"... e lei grigna... Mai ferma, ha una confusione di idee chiarissime su come vuole la sua vita, ti ascolta e poi non ti ascolta piu'. Curiosa e lunatica va per la sua strada, qualsiasi essa sia.
Dondolo. Sono dieci giorni che sono a Perth e mi sembra un secolo che ho lasciato Adelaide e i "certo che se...". Sceso dall'aereo dopo cinque ore di volo e due di orologio mi sono ritrovato a camminare in un caldo pomeriggio nel quartiere di Northbridge. Nei primi due ostelli non ho trovato letti disponibili, ed e' un po' seccante camminare a lungo zaino in spalla... Non mi va di telefonare, non so bene perche', voglio prima vederlo il posto... Sono un po' stordito dal cambio di scenario e dalla consapevolezza della distanza percorsa, inevitabilmente mi chiedo se ho fatto bene a venire subito qui' e riamandare il centro Australia a poi... Ma non mi andava di stare ancora ad Adelaide per organizzarmi, da solo...
Trovo posto in un piccolo ostello, economico, gestito da ragazzi... Nulla di che. Di bello le amache di brutto la musica... ininterrottamente rap, da farlo saltare in aria.
Mi giro la citta' per due giorni. Bella Perth, viva e calda. Ha i sui pochi e ben visibli grattacieli, dei quartieri allegri, un fiume con i suoi inevitabili scorci e un clima "so" piacevole. Ma e' il suo essere lontana da tutto che le da quel sapore di oasi-metropoli e le ha permesso di creare un'atmosfera cosi' originale.
Non dondolo piu', perso nei pensieri e nelle stelle che si vedono incorniciate dai tetti. Poggio la mano per terra e mi do un bella spinta e ricomincio a pendolare.
Ho conosciuto anche degli italiani "emigranti", di quelli storici, cosi' tipici e assurdi ai miei occhi. E' successo quasi per caso. Camminavo di mattina presto in cerca di cornetti e cappuccino (ogni tanto non se ne puo' fare a meno... eddiamine) e mi e' parso di sentir parlare italiano... Mi sono fermato e l'ho chiesto.
Il tipo neanche mi ha risposto, ha spostato la sedia accanto a lui per farmi sedere e poi ad alta voce Mario fa un'altro caffe'! Sei qui in vacanza? Di dove sei? Ah Roma... Acconsentendo alle mie risposte con un dondolio del busto come eco alla comprenzione. Ma non parlava di se, ovvio che ero io quello con qualcosa da raccontare.
Nel giro di dieci minuti sono arrivate altre persone ed ogni volta Mario ha fatto un'altro caffe', e il tavolino si e' riepito di tazzine.
Il sabato mattina si ritrovano qui per due chiacchiere. Parlano ad alta voce, prendendosi in giro su qualsiasi cosa, con quell'Italiano modificato da cinquant'anni di Australia. La maggior parte di loro e' arrivata con la nave, piu' di un mese di viaggio. Alla fine la mia presenza e le mie domande hanno aperto il rubinetto dei ricordi...
- Io avevo ten milioni! Mica ero io uno poveraccio come voi! Tutti vi ho aiutato! E nessuno che ha aiutato me!
- Ma chi ci hai aiutato! Ma stai zitto! che per farti pagare una beer serve la pistola!
Propietari di ristoranti, pescatori, nonsocosaenonchiedo... sessanta settantenni. Facce segnate, orologi e catene ostentate. Berlusconi ha salvato l'Itlalia.
- A 'sto ragazzo non piace Berlusconi, lui preferisce coso... Rutelli...
- Io in cinquantanni ho dimenticato il siciliano e non ho imparto un cazzo di inglese.
- Qui quando si arrivato io non c'era nulla, la citta' finiva li a cosa... martin street.
- Vuoi i cornetti? E vai da Gennaro... giri alla terza light a destra...
Passano i figli, Hi pa'!... I nipoti con i giochi elettronici...
- Vieni da nonno! Saluta il signore, e' di Roma.
Dondolo. Apro gli occhi al suono del mio nome e trovo il viso sorridente di Fritz che mi passa una sigaretta che fa ridere. Che pezzo di ragazza Fritz, Federica... esiste in questo mondo da soli venti anni, cammina sempre a piedi scalzi, nulla la tocca. Sorride sempre tra quei lunghi capelli e quell'andatura a volte un po' impacciata... Stende gli uomini con uno sguardo (e con quello che c'e' sotto) di cui non e' assolutamente consapevole (ancora)... Senza far nulla ha il potere di farti sentire un deficiente... Non so spiegare bene la cosa... Se si va al mare a lei non serve nulla. Prende e viene... Si siede sulla spiaggia, si fa il bagno, sdraia i suoi ventanni come il quattro di spade sulla sabbia e guarda serena e sorridente il cielo... Poi ride per una battuta, inarcando la schiena... E tu, ad un infinito metro da lei, sperduto viaggiatore in quest'angolo di mondo, non puoi impedirti, qualsiasi movimento e qualsiasi malaugurato suono ti esca dalla bocca, di sentirti un perfetto Verdone.
Fuma le sigarette che fanno ridere con quella frequenza che solo a ventanni puoi permetterti... E non cambia di una virgola... Lei...
- Federica.. wow... I'm stont...
- Me too Robertou! Me too...
Poi e' successo che ho preso un treno urbano e sono venuto a vedere il mare, l'Oceano indiano.
Ci vuole mezzora dal centro. Sono sceso, ho girato un po' e sono capitato qui...
"Ah!".
Sono tornato indietro, ho fatto lo zaino e ho detto bye bye...
E ora sono una decina di giorni che mi trastullo tra quest' l'amaca, le spiaggie e le belle strade di Fremantle (Freo per gli amici..) e tutto e' di nuovo cambiato, come un nuovo inizio.
Il Pirates Backpackers e' come una grande casa in comune... Le stanze le lasciamo aperte, tutti hanno cura dei bagni e della cucina... Nel cortile interno alberato ci sono le amache, i tavolini, la musica e una quantita' indefinita e forse infinita di erba e di birra... Ad uso comune. E alle sei e mezza si va in spiaggia per l'appuntamento con il tramonto.
Ci si sente a casa... Poca gente, tutti simapatici, si vive insieme. La sera si mette un po' di soldi a testa e si compra un po' da mangiare e tanto da bere... Si cucina per tutti, ospiti e ragazzi della reception... e si fa festa, sempre... troppo.
Dondolo e cambia stagione, primavera di la autunno di qua.
Dondolo, e l'ultimo sorridente pensiero che riesco a formulare prima di trascinarmi a letto e' "questi non si regolano proprio. Domani vado via".

21:42 (ora di Oz) | commenti (7) |

giovedì, 10 marzo 2005

Il bus procede spedito verso Adelaide. Il tempo e il paesaggio sono cambiati. Ora il cielo e' azzurro e assolato, maculato da batuffoli di nuvole regolarmente sparsi. La strada passa in mezzo ad un bel nulla piatto come il mare, con tracce di deserto colorato di rosa, ci sono solo una decina di alberi solitari nell'mmensita' di chilometri quadrati. E' bello da vedere, fa venir voglia di volare in quest'aria limpida. Accanto a me Michelle Pfeiffer dorme tranquilla, con indosso la mia giacca pesante e la testa posata alla sua felpa gialla. Sono convinto che preferirebbe la mia spalla e forse anche io, ma ci conosciamo da troppo poco tempo per questo tipo di intimita'. Mi ha detto di chiamarsi Jana e di essere tedesca, ho fatto finta di crederle, perche' mai darle torto? E' apparsa improvvisa e perfetta, come i miracoli o i terremoti.
Mi ritrovo incantato a guardarla, a pochi centimetri da me. Il suo profilo sinistro leggermente inclinato verso il vetro, i capelli biondi raccolti dietro la nuca mi offrono la vista del collo e di quella parte del viso che e' cosi' bello da accarezzare. Ha un neo chiaro all'inizio della mascella e delle orecchie perfette. Un orecchino dondola al ritmo della strada. Mi arriva il suo odore.
E' bellissima.
Non mi sembra vero che facciamo questo viaggio di sei ore insieme. E' gentile e paziente con me e con il mio inglese, e sembra apprezzare il silenzio. Ci siamo scambiati toast e banane, fumando insieme nelle brevi pause del tragitto. Ogni tanto guardo l'ora e mi rammarico che un viaggio cosi' lungo sia cosi' breve. E' la mattina del sette marzo. Ora, dopo quattro giorni, mentre lei e' sul treno che la porta a Melbourne, provo solo una gran rabbia per il beffardo sadismo della sincronicita', quando perfettamente organizza gli eventi per farti assaporare una possibilita' assolutamente irrealizzabile.

Le porte del carcere si sono aperte presto, in una fredda e griga mattina. La fermata del bus e' alla stazione della Shell, non proprio a due passi. Ci arrivo un po' stanco per i venti e passa chili del mio zaino. Fa freddo, rischia di piovere, ma sono contento di andare ad Adelaide e farmi un riflessivo viaggio in pullman. La sera prima, a cena, ho scambiato due parole con una coppia appena rinchiusa: sarei stato libero la mattina dopo e sarei andato in citta' allo Yha hostel... la ragazza, con una gentilezza incomprensibilmente determinata, mi dice di scegliere il backpack OZ, dove sono stati loro. E' carino, accogliente e pulito... Si offre di telefonare per me e prenotare. Accetto, mi piace farmi guidare dagli eventi... fa tutto lei, io dovro' solo chiamare al mio arrivo per farmi venire a prendere alla bus station.
Manca ancora un po', non avevo calcolato il cambio di fuso orario tra il Victoria e il South Australia e cosi' giro in tondo sul piazzale della stazione di benzina e mi preparo una sigaretta.
Arriva un taxi bianco, curva e si ferma a pochi metri da me. Incredibile come questa inutile immagine l'abbia cosi' chiara.
E scende lei, tirandosi dietro il suo zaino ed una borsa a fiori. E tutto il mondo cambia. Rimango incantato, con il tabacco in una mano e la cartina nell'altra nella nuova cosapevolezza di sapere da ora cos'e' un colpo di fulmine. Mi esce un incredulo Hi... Lei risponde sorridente. Io ho un solo pensiero... Speriamo che prende il bus con me! Speriamo che prende il bus con me! Chissa' che ha pensato della mia faccia ebete. Prende il bus con me (wow!).
Il conducente vedendoci insieme ci assegna due posti vicino, nessuno dei due obietta. Parlando con lei quasi scoppio di gioia nell'apprendere che ha prenotato al mio stesso ostello: due notti lei, tre io.
Ma dopo Adelaide io andro' a Perth e lei tornera' a Melbourne... Ha un appuntamento con un un ragazzo cileno con il quale, dopo due settimane a raccoglier mele, passera' un mese sulla east coast e poi chissa'... beato lui cazzo.
Insomma incontro la donna della mia vita ma lei ha altri programmi per la sua ;-)

Arrivati ad Adelaide ormai siamo amici, ci vengono a prendere e ci sistemiamo in ostello. Il pomeriggio lei vuole andare alla biblioteca pubblica perche' offrono internet gratis... ed io le dico ok ciao, ci si vede, io vado a farmi un giro...
Chissa' che ha pensato... So solo cosa ho pensato io: starle alla larga! Troppo bella. Con i suoi ventiquattro anni, i suoi capelli biondi, i suoi occhi grigioazzurri, il suo sorriso disarmante. Ma sopratutto il suono della sua voce e quel suo odore naturale... da far piegare le gambe. Avevo due giorni per conoscerla e gia' mi dispiaceva che serebbe partita. Ogni gesto, ogni parola, ogni sguardo che mi avessero avvicinato a lei avrebbero solo aumentato quel dispiacere. E fanculo al carpe diem, all' ogni lasciata e' persa e alla magia degli eventi! Tutte stronzate!
 
Girando per nuove strade mi riprendo dalla sbandata e mi congratulo con la mia saggia decisone di starle lontano. Mi ritrovo a cantare una vecchia canzone di Jeanne Moreau... in Querelle de brest, di Fassbinder... quanti anni fa eh?!  "Each man kills the thing he loves". Eh... Oscar Wilde, solo ora credo di capirne il senso.
Adelaide e' bassa ed ariosa, si scopre subito. Le strade sono perpendicolari da nord a sud e da ovest ad est, non c'e' nulla alla fine, solo alba e tramonto. Sembra sospesa nel nulla; la gente e' diversa non so spiegare in cosa. Cammino per piu' di un ora. Mangio un McOz ed entro in un centro informazioni per prendere qualche opuscolo e la mappa della citta'. Sono le cinque di sera, mi si avvicina una gentile signorina e chiede se puo' essermi utlile. Con mio grande stupore sento la mia voce domandare se la biblioteca pubblica e' lontana... No, la State Library e' a due passi, dietro l'angolo.
Ed eccomi a gironzolare tra scaffali e centinaia di libri, con la frustazione di non saperli leggere, per vedere "se per caso" la incontro... ma non c'e'.
Esco e mi siedo al sole sulla scalinata. Le mando un sms... ciao sono passato in libreria ma non ti ho visto, se sei da queste parti io ora sono qui'... Alla faccia dei buoni propositi! Avverto i guai: non la vedo da un paio di ore e gia' mi manca.
Il bip bip del messaggio ed il suono della sua voce che dice roubertou e' un tuttuno... E' seduta a pochi metri da me, non ci eravamo visti, ridiamo... E' di una bellezza insopportabile.
Passeggiamo insieme, ci raccontiamo un po' di vita, mi parla del suo ragazzo a Berlino. Si ferma in un negozio che vende parei a dieci dollari, ne vede qualcuno che le piace e poi li mette via frettolosamente. Non vuole spedere soldi. Ceniamo con sushi, parliamo ancora. Torniamo in ostello, siamo stanchi della giornata e del viaggio. Decidiamo di andare in spiaggia il giorno dopo... alle 10 alla reception ok? Goodnight... goodnight bellezza.
Dormo inquieto tra l'incredulo, il felice e il seriamente preoccupato... Passando dalle favole della fantasia alla realta' dell'evidenza. Alle sette di mattina ho gli occhi sgranati e scendo dal letto.
Il tempo e' una meraviglia, gusto un'abbondante colazione e mi concedo una passeggiata per la citta'... Faccio il vago con me stesso e mi ritrovo a pagare dieci dollari per un pareo rosso. Per la tua estate sulla east coast le diro'...
Sono le dieci e pochi minuti, affretto il passo. La trovo seduta all'aperto a fare colazione, la saluto con un sorriso. Mi guarda, ha gli occhi tristi, pronti a piangere... Tutto ok Jana? Sorry mi dice. Mi siedo con un Jana don't worry... Passa qualche minuto, si siedono anche altri ragazzi, si parla, si tranquillizza. Ti va ancora di andare in spiaggia? Vuoi stare da sola? No perche'? Certo che andiamo in spiaggia! Le do la busta, l'apre. Il sorriso che mi ha fatto e' valso il viaggio in Australia. Non so che dire. Non dire nulla... e' per la tua estate sulla east coats... Andiamo in spiaggia dai, domani vai via.

Non e' andata via il giorno dopo, gli orari dei treni non l'hanno permesso, un giorno in piu' qui', con me.
Un intera giornata al mare, una delle piu' belle che ho trascorso in Australia, parlando e aprendosi come solo con i sconosciuti in viaggio si riesce a fare. Con quelle persone che scopri simili ma che non hanno nessun contatto con il tuo universo; e che probabilmente non rivedrai mai piu'. Succede spesso, ed e' splendido. La sua pazienza nel parlarmi, nel farsi capire e nell'ascoltarmi non l'ho incontrata in nessun'altro nei due mesi che gironzolo per questo continente. Le ho parlato di me, delle mie storie. Mi ha parlato di lei, del suo vivere...
Sonnecchiando al sole mi sono ripormesso comunque di non fare nulla in questi due giorni. Di non tentare nessuna seduzione, di essere tranquillo, cordiale e forse anche un po' noioso. La tentazione di darle una carezza o di abbracciarla almeno una volta e' stata forte, mi consola poco il sapere di essere riuscito a non farlo.
Le donne si innamorano della situazione che un uomo crea piu' che dell'uomo che l'ha creata. E alla sua eta' questo probabilente e' ancora piu' vero. Ed io non ho creato nulla, proposto nulla, ammiccato nulla. Non mi spaventava un no, mi spaventava un possibile si'. Lo so che un abbraccio me l'avrebbe concesso, che una carezza le sarebbe stata gradita... Ma so anche che se avessi superato quella sottile linea che divide la confidenza dall'intimita' mi aspettava qualcosa di piu' simile all'inferno che al paradiso...
Mondi differenti, aspettative differenti, desideri e speranze differenti.
So perfettamente di cosa parlo.
Il giorno dopo e' passato ad aspettare che passasse. Sono stato fermo nei miei propositi... A volte mi e' parso anche che si innervosisse, come quando e' stata un bel pezzo a farmi capire una cosa semplicissima. L'incomprenzione linguistca diventa snervante, inutile negarlo, lo capisco benissimo.
Poi mentre prendevamo un caffe' lei si incantata su una vetrina... Io vado a vedere Roberto mi aspetti? Certo fai pure. Dopo qualche minuto si affaccia e mi chiama, Indossa una gonna estiva lunga e bianca, e una nuova maglietta. Fa una piroletta su se stessa e mi chiede che ne penso... Che ne penso Jana? You are so beautiful to me... che vuoi che ne penso... sei uno splendore con quella gonna! Sorride e rientra. Dopo un po' e' di nuovo seduta accanto a me con la busta dei suoi nuovi acquisti. Ed io volevo solo il momento in cui sarebbe stata solo un ricordo.
La sera in ostello grigliata offerta dalla direzione e torneo di biliardo. Poche parole e sguardi incomprensibili... Lei con i pensieri gia' al suo promettente domani ed io che non vedevo l'ora di superare il momento del saluto.
E' avvenuto in corridoio, un abbraccio breve, formale, l'unico e l'ultimo. Uno sguardo negli occhi. Buona fortuna. Scriviamoci. Si' scriviamoci. Ciao Jana. Ciao Roberto.
Ci dividevano venti anni, ventimila chilometri e ventimila parole.
A letto un senso di liberazione mi ha regalato un sonno lungo e sereno.

Oggi l'ho passata a scrivere. L'umore e' buono, non sono affatto triste. Domani ho il volo per Perth... altre avventure, altri luoghi, altre persone... Magari fosse sempre cosi'! Con la possibilita' di scrollarsi le cose dalle spalle come si fa con la sabbia...
Nel libro che sto leggendo c'e una bella frase.
Saper accettare la realta' non vuol dire necessariamente apprezzarla.
Chissa' per lei che altra realta' sono stati questi tre giorni.

22:41 (ora di Oz) | commenti (17) |

5 marzo 2005

Sono finito in carcere. Lo so che ha dell'assurdo; ancora adesso non riesco ad averne chiare le ragoni. Non sto scherzando. Sono un po' preoccupato anche se la cosa si dovrebbe risolvere in un paio di giorni. Eppure sono stato attento a non mettermi nei guai. E se sono qui non e' certamente per le sigarette che fanno ridere. Dopo la Tasmania non ne ho avuto piu' occasione... cioe' giusto ieri... ma offerta eh!?
Non so che pensare, gli elementi sono tanti: la brutta signora dell'ostello fatiscente, l'ospite rasta ubriaco e con la brochite, le vecchie signore sul pulman quando ho passato il confine; i sogni, i film visti, i libri, i pensieri cattivi sulla musica country...  Ma nulla riesce a levarmi dalla testa la stupida idea che la causa di tutto sia la partita di cricket...
Quando leggerete queste righe sicuramente la vicenda si sara' chiarita e potro' ricordarla come l'ennesima avventura di uno sprovveduto viaggiatore.
Non mi hanno levato il computer, permettendomi di utilizzarlo; ma solo in cortile, su un vecchio tavolo. Sono le sei e mezza del pomeriggio; e' ancora giorno anche se il sole e' oltre il filo spinato delle mura che circondano la struttura. Davanti a me, su una lunga parete, chissa' quanto tempo fa', hanno dipinto un paesaggio montano: verdi vallate, cervi che pascolano e un fiume serpeggiante nel mezzo. Credo che ci si siedano davanti a fumare. Dopo mi girero' una sigaretta anch' io. Il resto e' tutto cemento grigio. Solo le porte metalliche delle celle sono di un celeste arruginito, con lo spioncino per guardare dentro e la piccola apertura dove credo passino da mangiare. Un spazio di circa cinquanta metri quadri pero' e' erboso. Non e' sufficiente per giocarci a qualcosa, solo per sdraiarsi o fare ginnastica.
La direttrice e' svizzera e parla un po' di italiano. E' stata gentile con me, togliendomi dalla cella grande e assegnandomi la numero quattro, piu' piccola, con lavabo e cesso affianco al letto. Mi ha chiesto se soffro di claustrofobia, con un sorriso tra il sadico e il compassionevole. Non soffro di claustofobia per fortuna... Oltre alla mia cella ho visto solo la direzione, le cucine e la sala mensa, oppressa da un enorme crocifisso su una parete. Una porta a sbarre da su un piccolo orto coltivato, ma non credo che si possa accedere.
Gli altri "ospiti" non mi guardano benevolmente; forse perche' sono italiano o forse perche' sanno che la mia presenza qui' durera' pcoco. C'e' silenzio ora, solo un freddo vento e il cinguettio di uccelli indefiniti.

Che c'era qualcosa che non andava ho cominciato ad avvertirlo da Melbourne. Ed e' da li che voglio ricostruire i fatti per capire io qui come cazzo ci sono capitato.
Volevo  lasciare la citta' martedi' mattina, il primo marzo. La consapevolezza del nuovo mese mi aveva un po' agitato. Ufficilamente ho il ritorno per l'11 di aprile e non e' poi tutto questo tempo se voglio veramente vedere l'ovest e il centro Australia.
Sapevo che la mattina sarebbe partiro un tour per la Great Ocean Road; mi avrebbe portato in tre giorni ad Adelaide. Io non sono favorevole alle gite organizzate ma in questo caso avrei fatto un' eccezione. Solo che mentre aspettavo che la lavatrice finisse il suo ciclo di lavaggio, invece che guardare le mie mutande girare, mi sono messo a curiosare nella bacheca, e credo di aver commesso il  mio primo sbaglio.
Non c'e nulla da fare, a volte basta un piccolo gesto o un' insignifcante foglietto a far cambiare direzione agli eventi.
Ciao siamo due ragazze, cerchiamo persone con cui dividere fuel and fun sulla Great Ocean Road, abbiamo la macchina... Se sei interessato a viaggiare in semplicita' e calma chiama Gaelle o Maribelle a questo nunero.
Ed io l'ho fatto.
Ci siamo dati appuntamento per una birra la sera dopo, al centro. Questo ha significato perdere il tour... il successivo sarebbe partito domenica, ma chi non risica...
La sera dopo davanti al Casino' ho incontrato le due tipe e siamo andati in un pub. Ci ha raggiunto Simone, ragazzo francese timido ma simpatico anche lui interessato alla gita...  Gaelle e Maribelle sono una francese e l'altra spagnola cosi' che la conversazione e' avvenuta in tre lingue. Pircing sul labbro, tatuaggi sulla schiena, birre continue hanno fatto dire alla mia coscienza: oh robbe' tu non puoi partire con queste... No la verita' e' che la loro eta' sommata non arrivava alla mia... non si puo' fare... sono delle bambine.  No sul serio la ragione per cui non ho accettato e' che volevano partire dopo una settimana e la macchina ancora non l'avevano comprata... vabbene?
Ok... quindi che faccio? Aspetto domenica il tour o parto domani all'avventura?
Sono partito. Non ne potevo piu', e poi la citta' si stava riempiendo di gente per l'imminente gran premio di formula uno ed io ho un limite di sopportazione alla folla.
Senza aver pianificato nulla, ne aver verificato orari, mi ritrovo zaino in spalla alla stazione di Spencer street per prendere il treno per Geloong, da dove partono le corriere per la piu' famosa road d'Australia. Prima destinazione Lorna.
Alle cinque del pomeriggio di mercoledi' ero in un bell'ostello nel bosco, con pappagalli grandi come aquile a due passi da un tranquillo paesino di mare.
La prima sera e' scivolata serena, con gente nuova. La ragazza tedesca che mi ha fatto conoscere easydrivertour per il West Autrsalia. Una linea di pullman che percorre tutto lo stato... sali e scendi dove e quando vuoi; il mezzo ideale per me. L'uruguaiana... che vive a Pamplona in Spagna. Ha fatto la ricercatrice negli States e ora vorrebbe stabilirsi in Australia, mitica... seguiva la Great Ocean Road a piedi! Guardando il cielo stellato e chiacchierando in spagnolo mi ha mostrato defnitivamente la Croce del Sud, che le ricorda il suo paese natale. E poi i pappagalli, che si mettono li ad aspettare da mangiare; e se sei paziente e coraggioso riesci anche a farteli posare su un braccio per beccarti dalla mano... Peseranno piu' di un chilo e comunque averne quattro addosso non e' il massimo della tranquillita'.
Il giorno dopo passeggiata per la lunga spiaggia fino al molo ad invidiare i surfisti. Poi sono salito fino al lookout per una strada asfaltata cosi' in pendenza da dover camminare sulle punte. Dovevo smaltire un sogno triste e disperato che mi ha segnato per tutta la giornata. Mi domando cosa stia succedendo al mio inconscio. Sogno spesso e profondamente ma sono tutti sogni destabilizzanti... evito di raccontarli.
La sera, come ormai tipico quando resti piu' di un giorno, cambiano le persone. Non ero dell'umore e sono andato a dormire presto, avviluppato nei miei contorti pensieri. I coinquilini bastardi inglesi sono rientrati tardi, comportandosi senza il minimo riguardo verso chi dormiva. All'inizio li ho odiati profondamente, frustrato anche dal fatto di non aver la capacita' linguistica per dirgliene quattro... Poi pero' gli sono stato in un certo senso grato. Il nervosismo, amplificato dal rumore ritmico della ventola inutilmente accesa, mi ha distratto dalle mie lucubrazioni, permettendomi di prendere sonno. Anche tra le risatine di quell' insulso gioco tra ragazze cresciutelle di mandarsi sms da un letto all'altro...
Da Lorna sono cominciati i problemi di trasporto. Il bus giornaliero arriva solo fino ad Apollo Bay, da qui a Warrnambool c'e' solo una corsa a settimana... poi non si sa. L'ufficio informazioni non mi ha saputo dare indicazioni attendibili. Nessuno usa il servizio di linea costiero fino ad Adelaide... Che faccio? Torno a Melbourne e mi prendo un bell'aereo per Adelaide o mi avventuro? E figurarsi... eccomi sul bus per Apollo Bay sperando di arrivare in tempo per la coincidenza. Alla fermata mando un paio di sms per ingannare l'attesa e sono premiato da una bella telefonata dalla gelida Roma...
Arrivo ad Apollo Bay con mezzora di anticipo. Ne approfitto per pranzare con fish and chips, dare una sbirciata al paese e alla sua spiaggia, e cercare di contrattare il prezzo di una bella maglietta... da 29 a 20 dollari... non cede, non compro... peccato. Monto su questo bus fantasma per la Great Ocean Road domandandomi che senso abbia una frequenza settimanale per un pulman di linea. Siamo solo in tre passeggeri. Faccio amicizia con il simpatico conducente che decide di fermarsi nei luoghi "d'interesse turistico" dandomi modo di vederli e fotografarli. Un tour personalizzato insomma... e lui un vero angelo. Peccato per il brutto tempo.
Alle cinque e rotti di venerdi' [maledetta tastiera senza le accentate ndr] sono ad Warrnambool, centocinquanta chilometri da Malbourne... Piu' di seicento da Adelaide... E non ho idea di come fare. Siamo quasi al confine tra i due stati e pare che piu' avanti di cosi la VLine non va...
Chiedo all' amico autista se conosce un ostello; annuisce e si ferma poco dopo. Scende, entra in una specie di spaccio, esce e dice ok... Scarico il bagaglio, entro anch' io e mi trovo davanti una donna veramente brutta. Rimango perplesso perche' mi ricorda spudoratamente qualcuno... Mentre parliamo di costi, orari e chiavi, scorro all'impazzata il database dei miei ricordi e vado a finire in un film... Un bellissimo film che non vedo l'ora di rivedere appena tornato a Roma. Lo trasmettevano in tv in un ostello a Sydney... Man of the Moon. E la signora e' la copia clonata dell' alter ego del protagonista, quel personaggio bizzarro, arrogante ed incapace... Spaventosa!
L'ingresso dell'ostello e' due portoni piu' avanti; salgo delle scale moquettate di rosso ed arrivo nel piu' fatiscente backpackers australiano... dove credo di esserci solo io. Il punto e' che questa citta' ospita, a detta della lonley, il piu' funzionale ostello del Victoria; solo che e' sulla spiaggia, a tre kilometri da qui', ed io resto solo una notte... Vabbe' sistemate le cose do uno sguardo alla cucina: impraticabile; alla sala tv... un divano e, appunto, una tv su una sedia... Un'altra stanza e' completamente vuota, ma ha una veranda che si affaccia sulla strada principale. Ottima per fumarsi una sigaretta prima di andare a dormire...

Ora faccio un passo indietro per dire un paio di cose... quano ero a casa di Gerardo a scrivere mi sono rivisto in tv un film in italiano "le ali della liberta'" belllissimo.  E' in linea con il romanzo che sto leggendo ora "come una bestia feroce". Carceri e carcerati... liberta' piena vissuta da vaggiatore e liberta' negata, insomma tanti elementi di riflessione... Nel romanzo il protagonista alloggia in una pensione fatiscente che nella mia immaginazione e' simile a quest'ostello... i segni del caso...
Warrnambool e' una citta' di quelle tipiche dei film dove tutto sembra scorrere sereno e felice e poi zac succede qualcosa di terribille: strade pulite e grandi con negozi ben fornti, la maggior parte dei quali dedicati ai bambini; famigliole che passeggiano a piedi o su grandi macchine lucenti; un enorme parco con tanto di lago che sembra il plastico del trenino lima... tutto perfettamente armonioso, prati, alberi, colline, parchi giochi, laghetto, ferrovia che sbuca da una galleria... Ed io non vedo l'ora di andare via da qui!
Ceno messicano e me ne torno in stanza per leggere e farmi una lunga dormita. Quando vado nella veranda per fumare sento tossire rumorosamente, e mi arriva il tipico lezzo dell'alcolizzato... Ho capito, non sono solo. Saluto e mi ritrovo a fare amicizia con un australiano rasta di mezza eta'. L'unico finora che riesco a capire quando parla e anche l'unico che si pregia (con mia gratitudine) di correggermi la lingua spiegandomi grammatica e pronuncia... E di li' a raccontare aneddoti e barzellette sui suoni dell'inglese il passo e' breve... due pezzi e pisciare, shit e sheet, nave e pecora...
E' stato in Italia ma solo al Brennero. Mi chiede se in Italia nelle case abbiamo i bagni italiani... solo dopo aver mimamo capisco che chiama bagni italiani quelli che noi chiamiamo turchi. Cerco di fargli capire che non siamo poi cosi' sporchi come dice lui (ma guardati allo specchio deficiente... e poi dimmi in questo fottuto continente in quale bagno trovi un sacrosanto bide')... che poi in parte gli do ragione, sicuramente per quanto riguarda i bagni pubblici...
Mi offre (evvai!) una sigaretta che fa ridere e poi soffocato da una tosse schifosamente grassa si allontana nel suo puzzo di birra e non ci siamo piu' visti.
Stamane vado alla stazione, trovo un bus per Mount Gambier e in qualche ora sono giunto qui'.
Solita storia, sul bus eravamo in sei o sette persone, io l'unico turista, le altre erano anziane signore che andavano o tornavano dai paesi lungo la strada.
Non so esattamente quando abbiamo cambiato di Stato passando dal Victoria al South Austalia, so solo che ad un certo punto la radio ha comiciato a trasmettere musica country, della peggiore... chitarra, violino una voce che parlava di Queesland e Nuova Zelanda con intermezzi di oliolleu tirolesi... ridicola, inascoltabile!
Sapevo dalla guida che a Mt. Gambier musica country e corse dei cavalli sono apprezzatissimi e ovviamente mi sono chiesto ma dove sto andando totalmente fuori tutte le rotte turistiche... ma per Adelaide da qui si passa, se non si vuol tronare indietro...
Il bus finisce la sua corsa ad un distributore di benzina, sono l'unico passegero. Scendo e mi procuro allo spaccio una cartina del posto. Poi sono attrato da una partita di cricket che si sta svolgendo su un campo a poche decine di metri. Prendo la macchina digitale e mi avvio per immortalare questo incomprensibile gioco. E credo che qui abbia commesso lo sbaglio piu' grosso.
Intorno al campo erano parcheggiate molte macchine. Piu' in la, in prossimita' del recinto di gioco, erano dislocate diverse panchine. Mi siedo su una di queste e comincio ad inquadrare. In quel momento nella partita succede qualcosa di importante tipo un goal o chennesoio. I giocatori esultano e dietro di me suona un clacson... mi giro e realizzo che le macchine non erano solo parcheggiate ma c'era gente dentro che si godeva la partita come in un drive in... Ed io ho coperto la visuale nel momento clou... Ops! Mi scuso Sorry!!! Credo che mi sono preso degli accidenti micidiali.
Vengo avvicinato da un tipo con camicia jeans e cappello texano, sembra un ranger. Parliamo, gli dico che non so dove dormire e lui mi porta in carcere.

Questi sono i fatti. Quello che ho scritto sono disposto a  giurarlo davanti ad una corte se sara' mai necessario.
Ho omesso solo un particolare ora che ci  penso, non so quanto importante... Il carcere ha smesso di essere prigione cinque anni fa. Da due e' stato trasformato in ostello. Ora, in fede, ho veramente detto tutto, o quasi...

22:40 (ora di Oz) | commenti (5) |

lunedì, 28 febbraio 2005

Ok...ok.. lo capisco... giuro che ci provero' ad aggiornare il blog piu' frequentemente... magari riesco anche a mettere qualche foto...

fa un caldo becco qui'... vado in spiaggia, ciao... 

14:03 (ora di Oz) | commenti (8) |

 25 febbraio 2005

Gerardo mi ha lasciato le chiavi di casa, e' andato al lavoro, cosi' posso scrivere con tutta calma.

Solo ieri sono riuscito a trovare, dopo cinque giorni, un posto dove accendere il pc e stare in santa pace. Stava diventando seccante, abituato com'ero alla tranquilita' e familiarita' degli ostelli in Tasmania, dove potevo lasciare il pc sul tavolo e assentarmi per ore. Qui a St.Kilda no, non e' aria; troppa gente, troppo casino, troppo ricambio giornaliero, troppa indifferenza...

Ai ragazzi del locale dove la mattina ci vediamo per colazione ho chiesto se potevo attaccarmi alla spina, altrimenti mi sarei impiccato davanti a tutti. Mi hanno detto di si' (credo). E cosi' ieri ho passato qualche ora a scrivere e rileggere... Beh non proprio come Juan Paul Sartre nei caffe' di Parigi ma il suo fascino l'aveva. Ho consumato due caffe', un hamburgher con insalata ed una birra. 24 dollari, quasi quindici euro... E l'impressione che un po' male mi hanno guardato alla fine. Non ho lasciato la mancia.

E oggi qui. Fantastico per uno come me che adora il sottile piacere di "starsene a casa da soli".

Se ripenso agli ultimi venti giorni (volati) mi vengono milioni di cose da scrivere e devo scegliere quali salvare... lo faccio a caso credo... mi domando spesso, ovviamente, se quello che scrivo ha un sapore ad essere letto (c'e' chi non riesce ad andare oltre le dieci righe...) o sara' solo un personale ricordo di una lunga vacanza. Va bene in ogni caso.

Vorrei mandare lunghe mail agli amici; a chi mi chiede gli stati d'animo e le riflessioni piu' "profonde", a chi non si aspetta una mia mail... Ma spesso mi esaurisco nelle righe di questo blog e torno fuori a giocare con tutte le ore nuove che ho davanti.

Tra qualche giorno credo di partire per la Great Ocean Road, fino ad Adelaide, dove mi fermero' alcuni giorni. Voglio visitare Kangaroo Island e prendere le decisioni finali: Western Australia o Queensland? Ci vado ad Alice Spring  o salto la meta piu' conosciuta dell'Australia? Cedo al fascino di treni leggendari cone l'Indian Pacific o il Ghan? Sposto il ritorno a meta' maggio? (yeah!)

E non sono problemi di facile soluzione... ma che ne sapete voi, che vivete tranquilli nella serena quotidianita' quotidiana, dello stress e delle decisioni difficili che bisogna prendere quando si viaggia per viaggiare...

L' Est: spiagge e palme, la barriera corallina piu' lunga al mondo; la vita vacanziera del Queensland... Il suo outback, millenaria terra di aborigeni; clima tropicale e meduse killer.

L' Ovest: la sua bellezza maestosa e solitaria, scogliere di centinaia di metri su immense e chilometriche spiagge; le onde dell'oceano indiano al tramonto; foreste e bush come nei documentari... E anche qui', verso nord, il clima tropicale e la "piccola" e meno conosciuta barriera corallina... Le isolette, il bagno con i delfini, la terra rossa degli aborigeni; le citta' fantasma dei cercatori d'oro e il deserto con i pinnacoli da vedere all'alba...

Queensland meta turistica e "obbligatoria"; organizzato per riceverti, bus frequenti e collegamenti comodi; backpackers in ogni dove...

Western Australia, poche strade, pochi servizi, poche citta'... lontane.

E' che qui in Aussie con i termini bisogna stare attenti! Dire "vai li e' fantastico e c'e' poca gente" puo' significare che non c'e niente e nessuno per kilometri. Che si' puo' essere fantastico per lo spirito ma comporta non sottovalutabili problemi logistici... E magari "non andare nel Queensland e' troppo turistico, cosi' eviti la folla" puo' voler dire perdersi posti con un ritmo di vita sereno e cordiale... dove trovi un bar, un ristorantino sulla spiaggia...  poche persone da conscere bene.

Io sono propenso (e figurarsi...) al Western Australia. Intanto vado in quella direzione, poi si vedra'.

Tanto la realta' e' sempre o di piu' o di meno di quello che ti immagini.

Comunque diversa.

A Melbourne ho dedicato piu' tempo di quello che pensavo. E' che ho fatto subito amicizia. Gentaccia italiana :-) (male, parlo molto meno inglese).

La citta' merita con il suo clima bizzarro e la sua atmosfera indefinita. Ma prendere dei ritmi giornalieri con piccole consuetudini, come la colazione o la birra serale, se da una parte ti fa adagiare e rilassare, dall'altra ti insinua il sospetto che forse stai perdendo tempo, e ti viene il "pepe al culo" per l'oltre... E' che ripartire comporta sempre un minimo di sforzo e di dispiacere. Viaggiare e' un continuo partire, e ad oggi ancora non ho provato la sensazione di essere arrivato... Vorrei stare di piu', far compere nei negozi, andare a vedere le manifestazioni sportive, i concerti, il cirque de soleil, leggere su un prato al sole... vorrei un mese per ogni posto. Ma non e' possibile e non mi devo lamentare vero?

13:33 (ora di Oz) | commenti (1) |

24 febbraio 2005

Stamane mi sono svegliato di buon umore, anche se un po' tardi. Mi sono visto con Diego, Gerardo e Silvia al solito posto per fare colazione. In realta' di Gerry mi sono accorto solo dopo un po', era al tavolo vicino alle prese con una biondina con gli occhiali da sole. Ho comprato un bel cornetto e ho ordinato "latte, please..." che per una ragione incompresibile corrisponde ad un nostro bel caffellatte con schiuma, non chiedetemi perche', non ho indagato. Come dice Sonia  io e lei "siamo gli unici a girare da soli questa land of confusion senza capire un cazzo". Sonia e' a Sydney, per lei sono gli ultimi giorni di Aussie.

Che fai oggi Roberto?  Vado all'Art Center e poi mi vedo con due amici conosciuti a Launceston... rispondo con i baffi di schiuma. E' mezzogiorno, c'e' il sole, fa caldo, vado.

Monto sul 16 e mi godo i venti minuti di tram che separano St. Kilda dal centro di Melbourne.

Oggi giornata culturale; prima di incontrarmi con Paolo e Marina al Melbourne Museum vado all' Art Center per una free exibition. E' da ieri che me la pregusto, non vedo l'ora. Sono fatto cosi'... di questo paese oltre alle bellezze naturali mi interessa la storia, la cultura, e non posso perdermi una mostra sul personaggio storicamente piu' rappresentativo di questo continente.

E' vero, mi ero ripromesso solennemente di stare alla larga dalle coetanee piccoline e biondine ma per Kylie faccio volentieri un'eccezione. Una mostra sui suoi vestiti con gli accessori di scena, accompagnata da videointerviste e una quantita' incredibile di foto richiede la massima attenzione addiamine! Ah... il vestito bianco con cappuccio e lunghi spacchi di "Can't get you out of my head"... Mai mi sarei immaginato di vederlo dal vero! All'inserviente, giacca e cravatta sopra, checca al midollo sotto, gli brillano gli occhi quando mi indica la sala. Prova pure a parlare in italiano... eccerto un italiano abbronzato, infradito e occhiali da sole, che cerca la mostra sui vestiti di Kylie Minogue... eddai qualche speranza la suscita no? Lo capisco e mi spiace per lui.

Dopo questo bagno di feticismo videomusicale mi avvio a piedi per il bel centro di Melbourne, verso il mio appuntamento, con un sorrisetto beato. Passeggio tra viali alberati, grattacieli; in un susseguirsi di negozi di fantastiche moto, di musica, di tutto; distratto dalle liceali con la divisa di scuola: gonnellina (ben) sopra il ginocchio e calzettoni appena sotto... libri in mano. Un classico delle fantasie in versione reale. E mica si puo' fare! Io c'ho un "certa" eta'... in spiaggia parlo con i gabbiani io!

Attraverso parchi con dipendenti a mangiar panini della pausa pranzo. So come ci si sente, e ora mi sembro un fantasma in mezzo a loro... con un pensiero ormai fisso da giorni. Devo aggiornare il blog cazzo! Sono venti giorni! E se non lo faccio non riesco ad andare avanti col viaggio e rischio pure di perdere qualche amicizia ;-) Non e' solo per il piacere che si ha ad essere letti (o all'illusione...), e' che diventa una necessita' "rendicontare" a proprio modo la vacanza, per potersi permettere di "scordarsela" e passare avanti. Non scriverla e' un po' come a gettarla nell'oblio... e sia ben chiaro non ci sono foto che tengono. Sono l'unico testimone della mia vita. (Sonia non sarebbe daccordo). Quindi metto il fermo immagine su i due giovani biologhi toscani. Li lascio li' sul parco ad aspettarmi; rimescolo gli appunti che ho scritto questi giorni e seduto in questo caffe' provo a rimettere in ordine gli eventi. Ironia mi sembra sia l'unica attivita' che ho praticato in vita mia...  Ordinatore di eventi. E ora anche ingenuo viaggiatore e fotografo di panchine vabbe'...

(oh con Paolo e Marina c'ho pranzato giapponese...  non gli ho mica dato buca eh...)

13:32 (ora di Oz) | commenti |

23 febbraio 2005

Se c'e' un posto in cui riesco veramente a "fermarmi" sono le panchine. Il che, pensando ai barboni, qualche preoccupazione me la mette...  Ma non so resistere alla tentazione quando ne vedo una bella! Tira piu' la curva di una panchina che un carro di buoi.

Ieri sono montato sul primo tram a caso che passava. Volevo andare al centro e vedere finalmente il cuore di questa Melboure. Sapevo solo quanto ci voleva: venticinque minuti da St. Kilda. A venti ho visto un bel parco grande e sono sceso. Non sapevo neanche il numero del tram che avevo preso, non avevo la mappa e non sapevo se ero vicino o lontrano da quel che volevo vedere qualsiasi cosa fosse. Ma il verde e l'ombra degli alberi erano troppo invitanti nel caldo delle tre del pomeriggio; e poi giocare a perdersi l'ho sempre trovato divertente.

Il parco finisce sulla sponda meridionale dello Yarra, dove si allenano al canottaggio file di ragazzi remanti all' unisono. E li' l'ho notata. Sola. Libera. Tra le piu' belle che ho mai visto. Distesa su un morbido prato sotto ad un grande ed ombroso albero, le cui fronde non  intralciavano minimamente la vista sul fiume, a pochi metri, e sui grattacieli illuminati dal sole sull'altra sponda. Dietro ettari di cinguettante parco. Mi sono fermato, ed ho pensato che se mi avessero chiesto "cosa vuoi fare da grande" avrei risposto "fotografare le piu' belle panchine del mondo". Ero seduto ed immaginavo le panchine di Toronto, San Paolo, Varsavia, Papeete, Pechino, New York, Montevideo, Panama, Tunisi... O quelle perse in piccoli angoli nascosti, magari a Polpenazze... Con una rara vista sul lago.

Non ho superato il fiume. Il centro me lo tengo per domani, ho girato tutto il pomeriggio per il Royal Botanic Garden... un piccolo paradiso. E ho fantasticato su Panama... senza una ragione sensata. E' che me la ritrovo nei sogni, nei racconti di viaggio di fuggevoli amicizie, in foto sfogliate e in canzoni inconsapevolmente presenti nel mio lettore mp3... vero e' che alla fine c'ho buttato dentro di tutto e di piu', ma la casualita' dell'ascolto random a volte sa di magia... e' come se quel paese mi stesse chiamando. In Costa Rica, con Giulia, la possibilita' l'abbiamo valutata, e poi scartata. Ed ora un po' mi pento. Passare il confine su un ponte sospeso e traballante, dormire in amaca, all'aperto, sulle palafitte a Bochas del Toros; le vie colorate  di Panama... prendere uno sgangherato aereo per cantare una canzone su un molo di San Blas. Altrove e' altrove e vorrebbe andare altrove :-) Sara' per la prossima.

Melbourne comunque non riesce a svelarsi, o forse sono io che tentenno... il centro non e' proprio a due passi e il desiderio di caldo di questi giorni mi fa preferire la rinomata ma anonima spiaggia di St Kilda.

Prima un furgone parcheggiato aveva scritto sui due lati "Vivi ogni tuo giorno come se fosse l'utimo. Perche' un giorno lo sara' ". Mi fermo per prendere la macchna fotografica ma due tipi montano e se lo portano via, svelandomi sul marciapiede opposto una mostra di fotografie. In uno di quei centri artistici-alternativi-underground ricavati da vecchi teatri o magazzini. Abbastanza comuni qui a St. Kilda. Entro e la mostra mi colpisce. Belle foto del quartiere, a colori in bianco e nero e polaroid... Mi colpiscono perche' riprendono strade e luoghi che conosco bene, anche se solo da due giorni. Esco di li' e comincio a fotografare tutto: sedie e tavolini dei bar, macchine parcheggiate, lavori stradali, insegne, gente sulla spiaggia, bicilette, pattini e panini, semafori, fili del tram, balconi e tetti...  E non c'e' nulla da fare, e' incredibile! L'atmosfera, gli odori, i suoni e la luce sono gli stessi di Ostia! Giuro! Nel bello e nel brutto... sul serio incredibile.

13:31 (ora di Oz) | commenti (2) |

21 febbraio 2005

Melbourne. Rieccomi in una metropoli. L'impatto con le macchine, il traffico, i suoni e la gente l'ho avvertito. Ho aspettato un ora all'aereoporto il piccolo bus gratuito che mi avrebbe portato in ostello e mi sono domandato se l'attesa valeva i dieci dollari di risparmio. l'All Nation mi delude un po', sono in una camera da otto, troppi per i miei gusti. Appena sceso dal bus l'autista mi indica un tipo... Ciao sei italiano anche tu? Si'. Roberto. Diego. alto, secco, occhiali specchiati sfuggenti. Che fai, da quanto sei in Australia, per quanto, ci vediamo per un caffe'... ok a presto... Mi giro St. Kilda per vedere dove sono capitato e la sera mi vedo con Sonia che e' ancora qui. Domani parte per la Great Ocean Road. Ceniamo e ci raccontiamo gli ultimi giorni e un po' di vita. Ci salutiamo dopo un buon gelato.

La mattina dopo di buon ora mi sveglio deciso a cambiare ostello. Sul ballatoio insieme ad altri ospiti ci dilettiamo a ftografare un ragno bello grande che passeggia un po' innervosito sul corrimano. Incontro Diego. Allora ci prendiamo un caffe'? Andiamo al bar ci sono glil altri... ok lo seguo. Mi siedo presentandomi ciao ciao... Gerardo, Silvia, Ramona, Patrizia... Si parla, si aspetta. Dopo un oretta Gerardo prende la macchina ed mi invitano per una gita domenicale, accetto volentieri. Ho passato una gran bella domenica.

Philip Island e' a 120 chilometri da Melbourne e noi ci abbiamo messo mezza giornata ad arrivare... fermandoci dove l'entusiasmo voleva... aereoporto per biplani e paracadutisti, fattorie, mercatini, bar, spiagge, pinguini, foche, canguri e stelle. Abbiamo cenato nell'ultimo ristorante aperto e io ho provato la carne di canguro...innaffiata da (molto) buon vino... ehm... io non bevo mai. Poi il ritorno in macchina con le canzoni di Battiato e la luna piena; Patti al telefono e Ramona a guardare la costellazione di Ettore... E poteva benissimo essere un ritorno a casa in una sera d'estate, magari dopo aver cenato al lago di Bracciano, stessa aria, stessi suoni... vissuta milioni di volte. L'ho detto, mi hanno capito (credo)... unica differenza e' che ero seduto al posto di guida ma il volante non c'era. Allora ho posizionato le mani come se ci fosse e funzionava! Ero li a guidare di notte tra le curve dello stato del Victoria da Bracciano a Roma. Con questi estranei in macchina che avevano un estraneo in macchina. E pensare che la sera prima a Sonia avevo detto che io Philip Island la saltavo...

Stamane ho lasciato l'ostello e me ne sono cercato un'atltro... l' X base, sempre a St.Kilda. Loro sono simpatici.

13:30 (ora di Oz) | commenti |

18 febbraio 2005

Sono sul bus che porta da Hobart a Coles Bay. E' la mattina del 13 febbraio. Sonia e' alle prese con il suo mal di auto e non puo' godersi il paesaggio. Si aiuta con il susseguirsi di preghiere e pietruzze del suo rosario. Io la guardo perplesso ma il rispetto e' piu' forte dello scetticismo e comunque io al posto suo avrei solo la rassegnazione. Certo non le poteva capitare compagno di viaggio peggiore da questo punto di vista... Se solo sapesse cosa e' stato  stato capace di immaginare e dire il personaggio che ha affianco...

Ci siamo visti per la prima volta solo due giorni fa. Scambio di sms. Sono arrivata ieri notte, Dove sei? A Elisabeth street. Sono seduto su una pachina a girarmi una sigaretta, una tipa mi passa vicino, ci guardiamo. Poi il bip bip del cellulare per l'ennesimo messaggio; non faccio in tempo a leggerlo che la tipa mi dice Roberto? Ciao Sonia! Ti avevo scambiato per un australiano con quel cappello e la sigaretta fatta a mano. Non sei l'unica poco fa mi si e' piantato davanti un tipo con la telecamera ed un altro con microfono giacca e cravatta. Mi ha chiesto consa ne pensavo di Carlo e  Camilla. E che gli hai detto? La verita'. Io non penso nulla di Carlo e Camilla... solo che non so come si dice nonmenepofregademeno in inglese.

Simpatica Sonia. Veniamo da mondi diversi sia geografici che interiori. Polpenazze... mi avra' odiato per le volte che le ho chiesto il nome del suo paese, che comuque deve essere molto bello... con la vista sul lago. E' una promessa che prima o poi la vado a trovare.

Due giorni ad Hobart... i primi per lei, gli ennesimi per me. C'e' un evento speciale in questi giorni. Il raduno annuale delle barche in legno. Un paradiso di velieri di tutte le grandezze, ed io li' a passeggiare tra i moli, sognando traversate oceaniche su barche tra i dodici e i trenta metri di circa cento anni... Alcune si possono visitare. Offerta libera, graditi gold coins. Ed eccomi al timone come un bambino... ci mancava solo che con la bocca facessi il verso del vento e delle onde. Poi sottocoperta a sognare tranquille serate in porto dopo la burrasca...

Il giorno prima di partire Sonia si e' concessa un pomeriggio di spiaggia; io di giri per negozi a comprare il sacco a pelo, la tenda e i materassini... Si' perche' abbiamo scelto di campeggiare. La tenda costa quanto una notte in ostello, se non ci piace si regala. Lo sleeping bag mi e' indispensabile comunque, inutile negarlo, in Tasmania fa freddo. E tutti hanno il loro sacco a pelo...

I due giorni di camping a  Coles Bay sono trascorsi piacevoli ed hanno aumentato le nostre consapevolezze. Piacevoli perche' il luogo e' bello, con le sue lunghe spiagge, i canguri che si fanno accarezzare, la vista su quel capolavoro che e' Wineglass Bay (conquistata dopo duo ore di cammino...), la sua sabbia bianca ed i tramonti immensi ed infotografabili come tutti i tramonti immensi. Le consapevolezze acquisite sono che si dorme meglio in ostello, che le mie si chiamano sigarette che fanno ridere e che io e Sonia abbiamo tempi e ritmi di viaggio differenti... ed e' meglio dividersi...

Cosi' la mattna del 15 febbraio regaliamo la tenda e ci separiamo. Lei a Melburne io a Bicheno... lei alla ricerca del caldo ed io che non ce la faccio ancora a lasciare la Tasmania.

Rieccomi di nuovo solitario verso un nuovo luogo. Questa impareggiabile costa orientale tasmanica sorprende sempre di piu' delle aspettative. Se Bicheno fosse in Italia sarebbe paragonabile al Circeo o a Sperlonga o Amalfi o Taormina. Ma siamo in Tassie...  il paese non ha mai avuto necessita' di svillupparsi ammasato sulla rocca per difendersi dai chennesoturchi...  si e' sdraiato all'ombra delle colline, circondato da due chilometri di spiaggie, calette, scogli magnifici ed isolette dichiarate riserve naturali. Con il limpido oceano antartico a inondare il tutto. Pinguni gabbiani e stelle fanno il resto... Qui', dove passerei anni interi, avro' incontrato tra abitanti e villeggianti una trentina di persone, e giuro le ho salutate tutte...

Ho alloggiato nell' unico backpackers del posto, gestito da Paul, capelli lunghi, fuoristrada e piedi nudi, Sveglio. "Fai come se fosse casa tua" non ci sono chiavi, non servono.  Che posto... che posto! Dopo sistemato mi preparo la mia solita colazione; latte e caffe', pane tostato e nutella... Hi... hi... da dove vieni, quanto stai, puoi ripetere per farore che io parlo poco inglese. Rispondo un po' annoiato alla canadese. Troppo bella, troppo bionda, troppo alta e troppo consapevole di tutto cio'... dopo che con un occhiata dal basso in alto mia ha classificato tra gli inutili molliamo l'infantile dialogo presi dal il frigo o dal tostapane.

Quando torno la sera la sitazione e' completamente diversa; mi ritrovo coinvolto da cinque o sei persone estremamente cordiali ed espansive e ceno circodando da quattro ragazze tedesche; ridiamo con due ragazzi giapponesi che si sono fatti una pizza al forno... this is not pizza! Pizza is another thing! scherzo e si parla di cinema, libri, viaggi, filastrocche. Colgo nello sguardo della canadese piu' in la' un che di incredulita'... rosica stronzetta e tiratela meno!

Vado a dormire contento e sereno in una calda stanza di legno, cullato dal ronfare sonoro del settantenne che si gira la Tasmania con una moto affittata. La mattina dopo lo saluto mentre con il casco in testa prende cinque metri di rincorsa per cavalcare la sella troppo alta per lui. Non ho capito nulla di quello che ci siamo detti, ma l'ottimismo che mi ha trasmesso non ha paragoni. Quando il bel rombo della triumph si allontana realizzo che in ostello non c'e' piu' nessuno... I miei amici di una notte sono partiti all'alba per chi sa dove. Cosi' funziona. Niente indirizzi niente ci sentiamo... cosi' va bene. Io resto ancora, le giornate sono limpide e soleggiate, la spiaggia immensa e deserta. Mi ritrovo a ballare e a correre con la musica nelle cuffie in quella distesa bianca come neve... mi fermo solo perche il cuore non scoppi, le gambe andrebbero ancora e ancora e ancora. Come vorrei qualcuno per condividere tutto cio'!  Come rovinerebbe la magia del momento la presenza di un'altra persona... I paradossi della felicita'.

La sera gente nuova. Altre nazioni stesse frasi... Offro una sigaretta che fa ridere al francese che gira in autostop. Ce la fumiamo fuori, seduti sotto le stelle; poi un rumore strano attira la nostra curiosita' e scopriamo due opossum a pochi metri da noi. Su un palo del telefono... Il flash della mia digitale li immortala con tanto di luna sullo sfondo. Domani mattina c'e' il bus per Launceston, tocca prenderlo... mi va e non mi va.

A Launceston sono rimasto due giorni, indeciso se continuare per la costa nord o lasciare la Tasmania per il Victoria... Quando sono arrivato ho chiesto all'autista se mi lasciava all'ostello che avevo scelto, ma lui, borbottando l'incomprensibile, mi ha lasciato vicino ad un'atro... amico suo? Io non acetto la cosa e fermo sul marciapiede cerco con la mappa della lonley la strada del "mio"... Ci metto un po' ad orientarmi e un signore gentile si avvicina chiededomi se ho bisogno di aiuto... Gli spiego la situazione. Lui sorride mentre mi spiega lentamente che l'ostello che cerco e' andato a fuoco due settimane fa... Ah.

In ostello ritrovo tante persone conosciute in questi giorni. Madelein non la vedevo da Dover. Marhia, Marc... Chi sta per tornare chi si prepara per l' Overland Track con mia somma invidia. Ho incontrato anche Paolo e Marina biologo marino e quasi biologa marina... trentenni, toscani, splendidi! Qualche anno di Australia e poca voglia di tornare indietro, con una bella vita davanti... Mi hanno parlato benissimo di Perth e del Western Australlia, confermando le mie aspettive. Anche loro vanno a Melbourne, spero di risentirli, ma lo so come venno le cose... ci si vede allora eh!?

La citta' e' piccola e piacevole, e sorge alla confluenza di tre fiumi. Risalendo uno dei quali, in una ventina di minuti, si arriva in una zona inaspettata, rocce alte per il free climbing, ponti sospesi sulle rapide del fiume, sentieri e (cavolo!) una piscina pubblica bellissima circondata da un enorme prato ben curato. Mi riprendo da un gran brutto sogno che mi ha messo di cattivo umore per un giorno intero... e decido di andare a Melbourne.

L'utima sera esco con Marhia, Marc e Ciara, rossa irlandesina...  una birra di saluto.

Nel pub una scritta dice "birra gratis a chi riesce a leccarsi il gomito". Si prova, si gioca e si ride e non ci si riesce... Ciara, ma se lecco io il tuo ce la danno mezza birra? Mi guarda negli occhi, ride, mi guarda negli occhi... senti rossa o mi vieni incontro o cicca... Piu' di cosi' il mio inglese non permette... Tra gli sguardi e i fatti si passa per le parole, ed io li sono veramente scarso... fa qualcosa! Che ne so, porgi il gomito per esenmpio... Non mi viene incontro, non e' aria... tutte cosi' le irlandesi? Finiamo le birre e sotto la pioggia andiamo a dormire.

13:29 (ora di Oz) | commenti |

10 febbraio 2005

Alle 20:30 del 9 febbraio 2005 seduto sulla panca fuori, impegnato a guardar passare le nuvole veloci, ho abbassato lo sguardo per tre tonfi sordi sul terreno, ed ho visto il mio primo canguro.

Oltre a lui ho realizzato anche dov'ero. E quello che credevo un posto un po' deludente, nel quale mi sono trovato "costretto" dal timetable dei bus a passarci due notti, era in realta' il selvaggio bush nelle sua forma piu' "confortevole".

Nell' ostello (una casa con una stanza per quattro persone, bagno, cucina, saloncino, tv, vetrata e panca fuori; nel sottobosco, a centro metri dalla casa dei propietari) vive un tipo che fa la guida turistica. Oltre a me, un signore tedesco che si gira la Tasmania in bicicletta. Uscivano tutti e due la mattina presto e tornavano la sera.

Insomma dopo essermi fatto una bella passeggiata sulla spiaggia, aver cercato per chilometri un telefono pubblico per sentire Sonia ed aver costatato che le "tracks" piu' vicine iniziano a kilometri di distanza, ho preferito passare due giorni "a casa" da solo... Con camminate nelle varie direzioni, ma nulla che sia andato oltre ad una piacevolmente oziosa, lunga passeggiata...

Dicevo... il mio primo canguro era li' a saltellare su un prato compatto ed arioso, con alberi, piante basse, cespugli fioriti ed aria fresca con l'unico molteplice suono dei vari uccelli che volavano da pianta a pianta. Sicuramente giocando.

Nessun' altro rumore se non il motore di un fuoribordo lontano che attraversava l'insenatura alle mie spalle. All'inizio l'ho scambiato per una lepre, mmh... troppo grosso... mi sono avvicinato e ho realizzato. Preso macchina digitale ed immortalato canguro. Posata macchina digitale. Riseduto su panca per gustarmi il suo vivere li in mezzo... Dopo un po' di stunf stunf si e' addentrato nel bush... io dietro... lentamente... Un posto da favole reale. Il bosco di biancaneve probabilmente era cosi'. Nessuna traccia di animali pericolosi striscianti, telanti  o volanti, sarebbero stati fuori luogo... in un luogo piu' simile a Villa Celimontana che a qualcosa di selvaggio.

Dopo un po' pero', senza sentiero, si torna indietro... perche' comunque il posto e' wild. E si avverte... come in un sesto senso... Forse solo perche' sta facendo notte.

Insomma due giorni a leggere in "giardino", musica alla radio, un po' di tv per l'inglese. Ozio puro.

Anche se devo essere sincero, alle 9 e 30, fuori buio e nessuno, la luce al neon della cucina, la porta con la chiusura cosi'...  per modo di dire, la musica di una radio in inglese, in quel nulla rumoreggiante... A dormire finche' non sono tornati la guida e il ciclista non ci sono andato :-)

Con Sonia ci siamo dati appuntamento per domani ad Hobart... e' la terza volta che ci torno...

13:28 (ora di Oz) | commenti |

8 febbraio 2005

Della Storia, di uomini e del 1996.

L'Australia ha una storia interessante, spesso poco edificante ma molto avventurosa. In breve-breve giuro!

Scoperta e lasciata li' per piu' di un secolo ad un certo punto gli inglesi, senza starci a pensare tanto, decidono di utilizzarla come colonia penale. In Inghilterra non c'era spazio pare.... Cosi' nel 1788 arriva la "Firts Fleet".

Le colonie penali, fondate una dopo l'altra, da villaggi si sono spesso sviluppate in citta'...  le colonie si sono unite in confederazione di stati il primo gennaio 1901.

Il tutto condido da varie "epopee": I galeotti e la colonizzazione; le spedizioni e le scoperte geografiche; lo sterminio e la segrecazione degli aborigeni con una cultura e una civilta' di 40.000 anni! Oh!? da una pista a tutte le "civilta'", ma di parecchio!  Nessuna ha abitudini, riti, usanze, ricordi, regole, preghiere e una convivenxa con lo stesso ambiente di quarantamila anni... Perche' non mi sono portato "la via dei canti" ora che so cos'e'...

Poi la corsa all'oro con i suoi avventuriri, i falliti, le prostitute, i banchieri e l'isteria collettiva..., le guerre mondiali e l' "onore" di Gallipoli, l'ambiente con i suoi guai seri seri...

"Le 11 navi che componevano la Firts Fleet erano cariche di sementi, animali, merce varia, soldati e 548 detenuti di sesso maschile e 188 di sesso femminile. Costoro furono i primi di una schiera di 160.000 condannati destinati a scontare una pena detentiva in un carcere senza mura... o meglio con un muro spesso 14.000 miglia" [lonely planet pag 22].

L'Australia e' figlia dei galeotti (e decenni dopo dei cercatori d'oro...). Chi scontava la pena e sopravviveva  spesso restava; si cuccava della terra e via nuova vita... da galeotti ad imprenditori, agricoltori, commercianti, produttori di birra...

La Tasmania fu destinata ad essere, in quanto isola e per la sua posizione, una "super" colonia penale. Per trent'anni il suo nome era sinonimo di terrore tra i galeotti del Regno Unito.

A nord di Hobart (che sia chiaro e' la seconda citta' piu' antica dell'Australia) c'e Port Arthur, port artur come dico io o pertertfar come dicono (tacci) loro.

Ora magari avete sorriso ma quel suono rappresentava nel 1830 la meta piu' temuta per qualsiasi carcerato. Era considerato l'inferno sulla terra. E probabilmente lo e' stato per molti dei quasi 13.000 galleotti che scontaro la loro "pena" qui. Si raccontano storie terribili sulle angherie e sulle violenze perpretate ai danni degli "ospiti".

Port Arthur e' su un golfo della Tasman Peninsula. Regione di spiagge, scogliere di trecento metri, animali e tanto, tanto bush. Collegata alla terraferma da una striscia di terra di poco piu' di cento metri: Eagle Hawk Neck (domani vado li). Su quei cento metri c'era la "linea dei cani" (basta il nome...), da li' non si passava.

Le rovine della colonia penale di Port Arthur sono un sito storico, visitabile previo biglietto di venti dollari. Una delle mete piu' visitate della Tasmania.

Quando sono arrivato ero indiciso se fermarmi a Eagle Hawk Neck, che ha vicino delle "attrazioni" naturalistiche, o dirretamente Port Arthur, distante 18 kilometri, cittadina sicuramente piu' movimentata e con annesso il famoso sito storico. Ho scelto la seconda solo per timore di trovarmi in difficolta' nel procurarmi generi di sostentamento... (a Dover sono stato fortunato... ah c'e una cosa di Dover che non ho detto ma che voglio ricordare... la seconda sera, in quel posto sperduto, verso le otto, sei o sette persone davanti al camino a parlare... ecco, ad un certo punto coccodrlille dundee ha chiesto se volevamo la pizza!? Ha tirato fuori un cartoncino, abbiamo scelto il gusto ed ha telefonato al numero della "consegna a domicilio"... io totalmente allibito ecco).

Il pulman si ferma davanti ad una bella costruzione isolata. Io non scendo, minimamente sospettando che proprio quello e' l'ostello, la mia destinazione. Fattomi notare dal conducente, con meraviglia prendo posseso del mio letto in una stanza del YHA piu' estetico che ho visto fin'ora. Situato per giunta a trenta metri da un' entrata secondaria lungo il perimetro del sito storico. Chiedo se Port Arthur e' lontana e mi dico no... indicando verso il sito.

Mi preoccupo di trovare un market o un posto economico per mangiare. Torno sulla strada asfaltata. E' chiaro che se porta da qualche parte a piedi e' dura... Un signore all'ostello mi aveva indicato una specie di placchetta magnetica consegnata insieme alla chiave. Presumo che sia come un lasciapassare per attraversare il sito e arrivare in paese.

Ora il perimetro del sito vicino all'ostello e' delimitato da un recinto di legno alto non piu' di un metro e venti, molto semplice, di tavole levigate. Ad interromperlo solo il telaio ed una porta di metallo pesante, non dico blindata ma insomma eccessiva se messa in relazione con il recinto facilmente violabile... E' bastato passare questa placchetta magnetica davanti ad una spia blu perche' un rumore pneumatico facesse scorrere la porta.

Superata questa diavoleria tipo star trek mi ritrovo in un posto fantastico. Un viale in mezzo ad un immenso parco con intorno case ben tenute; prati verdi, mura diroccate di vecchie costruzioni; un golfo con un molo; alberi, giardini, colline... uccelli che cinguettano e conigli che sgambettano di qua' e di la'; cartelli, indicazioni, bacheche con spiegazioni.

Mi riprometto di prestargli assoluta attenzione domani. Ora devo fare in fretta, e' tardi... Dopo mezz'ora (il sito e' grande eh!? per vedrlo tutto ci vorranno piu' di tre ore) arrivo all' entrata principale. Bar chiuso, ristorante inavvicinabile aperto, hall, negozio come nei migliori musei, centro informazioni, biglietteria... tipi della bigliletteria, chiedo a loro. Insomma mi ritrovo a pagare il biglietto che vale comunque 48 ore; e mi vengono dette alcune cose interessanti.

Porth Arthur? E' questa! Si' ok, ma il centro, town center.. insomma un pub un market un cazzo di store? Non c'e'. Porth Arthur e' solo qui, non c'e' "un paese". Se esci, su, alla collina trovi un market ma a quest'ora e' chiuso. Come torno all'ostello? Passi per il sito. Ma a che ora chiude? Non chiude mai. Insomma venti dollari e un "il tuo e' un ottimo inglese!" che fa tanto bene all'umore! Ceno con un pacchetto di patatine e due tramezzini confezionati da schifo e ritorno in ostello a farmi un caffe'. Con la consapevolezza di essere un'altra volta lontano da tutto. Niente internet, niente segnale per il cellulare, niente paese niente negozio. E gli altri che si cucinano cio' che si sono premurosamente portati...

A che ora chiude? Non chiude mai... uhm.

A Port Arthur c'era la costruzione con le celle, una chiesa, gli edifici e gli alloggi per le guardie, per il comndante e per gli impiegati; l'ospedale, il magazzino, la fattoria, campi coltivati, il porto etc etc... Solo in un certo anno fu deciso di costruire il penitenziario per i piu' giovani... piu' impessionabili... prima condividevano la cella con i criminali incalliti e anziani. Non oso immaginare cosa possono aver passatro ragazzi di quattordici, diciasette anni in questo posto... prima che ultimassero una costruzione a parte per loro.

Ora il posto e' ben tenuto, grande e bello da visitare, o solo da passarci una giornata sdraiati nei prati a fare picnic. Di notte organizzano dei ghost tour in cui la guida racconta storie raccapriccianti avvenute nel luogo.

Tutte tranne una.

Le rovine e le mura delle costruzioni sono illuminate con efficacia, mostrandosi nel buoio del parco...La notte e' tiepida e stellata, voi scusate ma nei miei panni che cosa avreste fatto?

A che ora chiude? Non chiude mai.

Musica in cuffia, lampada, grass, felpa.

Girare di notte per Porth Arthur e' fantastico... della chiesa restano solo le mura, dall'interno vedere le navate che reggono il cielo stellato e' bellissimo.  Certo girare con la cuffia e la musica ha il suo fascino, ma a volte all'improvviso senti rumori dietro a te e un saltino con brivido lo fai... anche se e' solo un gruppo di turisti in visita guidata. Oppure a volte la tua ombra appare improvvisa proiettata da una luce che non consideravi... e poi l'inevitabile peso di questa storia terribile, avvenuta qui, il 28 aprile del 1996, che contrasta con la serenita' e la tranquillita' del posto.

Nell' esaudiente opuscolo che forniscono ci sono le FAQ ... e la prima e':

D: posso chiedere allo staff del massacro?

R: Lo staff e' a vostra disposizione per tutti i chiarimenti riguardanti il sito storico, ma e' una forma di rispetto evitare domande sul massacro del '96. Molti dl loro hanno ancora viva l'esperienza ed hanno perso amici, colleghi e familiari.

E gia',  perche' qui', in questo giardino, in un sereno giorno autunnale un uomo e' entrato armato ed ha ucciso trentasei persone, tra turisti e personale, e ne ha ferite "molte dozzine".  Lo hanno catturato solo dopo che ha dato fuoco ad una guesthouse...

Ora e' in carcere a vita. Un bel giardino e' stato creato a ricordo della tragedia.

Il massacro di un pazzo indemoniato insomma, in un giorno come oggi con gente che passeggia da sola o che segue in gruppo una guida che racconta del passato...

Un posto affascinante nel bene e nel male Port Arthur. Ed e' qui, su un tavolo di legno sotto l'albero grande in mezzo al prato, la sera dopo, munito di pc e lampada, che ho scritto queste parole.

13:27 (ora di Oz) | commenti (2) |

sabato, 05 febbraio 2005

Piove. Beh a conti fatti negli ultimi dieci giorni ho preso piu' acqua che sole... ma tant'e'.
Giornata uggiosa... bighellonato, ma la citta' la conosco gia'... sonnecchiato, parlato con altri viaggiatori, dato e ricevuto consigli, letto un po', riletto e corretto quel che ho scritto, ma non mi va di revisionare troppo... anche se alcuni punti ora li trovo banali cosi' li ho scritti e cosi' ve li beccate...
Ho trovato un internet point con prese usb... posso aggiornare il mio diario di viaggio...
Ah, posto sempre con l'ordine del blog, a cronologia inversa; rileggendo no so quale sia il verso migliore... fate voi come e se vi va...
Domani ancora qui. Spero nel sole per andare a spalmarmi in spiaggia, come il quattro di spade. Tra qualche giorno mi incontro con Sonia e passiamo qualche settimana di viaggio insieme. O mi raggiunge in Tasmania o  ci vediamo a Melburne. Lei arriva a Sydney domani e devo ancora decidere se chiederle di passare da Jorge per prendere la tenda. Speriamo che al duty-free una stecca me l'ha comprata...
Ah gia' chi e' Sonia? Gia'... chi e'...

4 febbraio 2005
Ieri sera all'improvviso non pioveva piu'. E dopo un giorno intero di scrosci continui avrei fatto qualsiasi cosa per andare in giro, muovermi, vedere. Ma erano le undici passate.
Sono arrivato al molo, buio pesto, solo lo sciacquettio calmo del golfo, il suono di qualche uccello notturno e la sagoma delle isole. Non ero tranquillo, nel sentiero per arrivare alla radura la mia lampada ha acceso di rosso gli occhi di un roditore, grande quanto un coniglio, con il musetto allungato e la tranquillita' di chi non ha paura. Stava li a due metri da me a far di suo senza minimamente preoccuparsi della mia presenza... poi e' andato via.
Io non so che animali ci sono di notte. Non ho studiato. So che di giorno e' tranquillo, niente insetti, ne ragni, ne zanzare... solo qualche mosca.
Gli animali che ho visto sono solo uccelli dai bei colori, ma e' di notte che il bush si popola, ma di cosa non so.
Torno indietro e incontro Drim fuori a fumare. Gli propongo di andare a pesca, ci pensa e poi accetta... teme le zanzare. Io sono stato li ora e non ci sono zanzare. Prendiamo le canne e andiamo.
E' tutto cosi' tranquillo, piacevole, con il sibilo dei mulinelli dopo il lancio e il leggero splash dell'esca che cade in acqua... dopo un po' ci vedo meglio, mi sono abituato all'oscurita'. Vedo  le luci lontane dei pescherecci ed avverto alle mie spalle qualcosa di acceso, come le luci di un paese... mi giro. Dietro, oltre l'insenatura, c'e' solo il bosco, ma e' illuminato come tuttointorno da una via lattea mai vista. Il cielo si e' aperto, completamente, e lo spettacolo e' li  porcaputtana! E siccome la natura quando decide di essere generosa esagera, ho potuto tranquillamente smettere di stare a naso in su perche' la rappresentazione era replicata su un'acqua immobile. La via lattea era davanti a me, che si frangeva nell' isola piu' grande.
Fino all'orizzonte, verso sud, le stelle, il loro riflesso e le luci delle barche si mischiavano nascondendo il confine tra cielo e mare. Ero su un molo tra le stelle, davanti ad un'isola sospesa, con un nepalese che suonava blues con l'armonica... o almeno ci provava, e ci stava bene.
Ho smesso di pescare. E ritiro tutto quello che ho detto sull'incantarsi davanti ai panorami.
Solo la nebbia dopo ore di bocca aperta mi ha fatto toccare da Drim per andare. Si' un' altra sigaretta ed andiamo.
Stamane come speravo c'era il sole, lo sapevo... alle tre ho il bus per Hobart, il prossimo e' tra quattro giorni, non mi va di rischiare di rimanere qui con la pioggia... se fossi sicuro del tempo non avrei dubbi. Ok... come sono successe le cose succederanno, trovero' altri posti belli e incontrero' altre persone... alle tre prendo e vado... today I leave.
Sono le nove, faccio colazione e conosco due coppie dell'eta' mia. Una di australiani e un nuovozelandese con ragazza giapponese. I primi si offrono di accompagnarmi a Dover in orario per il bus; lo zelante ragazzo zelandese invece mi invita ad andare con loro a Cockle Creek, passando per Lune River e Recherche Bay ("una zona di spettacolari picchi montuosi e spiaggie sconfinate" lonley planet). Da non crederci! Non ci speravo piu'... Io li volevo andare! Un ora di macchina, una camminata di un paio d'ore, un ora di macchina... posso tornare qui in tempo. Fantastico si va. Lo zelante e disponibile ragazzo zelandese mi presenta la sua ragazza, Junko (basta dire giunco e si pronuncia perfettamente meravigliando l'interessata... italians do it better!).
Piccola parentesi e promemoria: devo assolutamente ricordarmi i nomi delle persone che si presentano! Assolutamente! Non posso scordarmeli, nella concentrazione del parlare inglese, un attimo dopo che mi sono stati detti... non sta bene, non e' carino, e non mi piace... il mio se lo ricordano tutti... ed io passo ore con persone a chiacchierare senza ricordare piu' il nome, anche se lo richiedo poi me lo riscordo. fine parentesi e domanda: Perche' i nomi delle donne me li ricordo? :-)
Un ora di sterrato in posti sempre piu' belli (la strada piu' a sud dell' Australia... voglio la  mia moto!), superando ponticelli di legno ed entrando nella parte sud del parco nazionale.
La macchina si lascia vicino al centro dei rangers dove partono i vari sentieri, ovvaimente il nostro e' il piu' breve e il piu' batutto... incontriamo la coppia di australiani... anche loro li, non ci eravamo capiti.
Il sentiero passa lungo costa, come da descrizione panorami leggendari, giornata limpida, cielo curvo, visibilita' infinita.
Lo zelante zelandese e' preso piu' a parlare con la coppia di australiani di alghe, pinguini e conchiglie che seguire la ragazza che cammina sola piu' avanti... io in mezzo con i miei mp3 in quel paesaggio raro... Junko si gira, si ferma e mi aspetta. Cominciamo a parlare, con lei e' facile parla inglese quanto me. Ci troviamo subito, e' sveglia e simpatica. E dopo un po', all'improvviso, realizzo: E' in vacanza, ha una storia con lo zelandese incontrato l'anno prima in NZ ma si e' devastantemente spaccata le palle del tipo un po' verdoniano, e darebbe qualsiasi cosa per continuare il viaggio con me perche' le piaccio non poco.... Tutto cio' mi appare immediato e chiaro come il paesaggio intorno, e mi accorgo che lei e' molto bella. Problema. Valuto tempi, gioco e candela e fermo tutto. Ci riuniamo al terzetto fissato con le alghe (ma solleva lo sguardo deficiente! Guarda avanti! Coglione... ancora tre giorni cosi' e te la perdi per strada...).
Torniamo. Quando ci salutiamo lo zelandese zelante mi abbraccia ed io mi sento un po' in colpa con lui... e Junko pure mi abbraccia e mi da due baci sulle guance (ma i giapponesi non erano riservati?!) e mi lascia il suo biglietto da visita, con l'email, scrivimi... io resto fino a meta' marzo... e stringe gli occhi in un sorriso che solo una giapponese puo' fare.
Marc ha telefonato e il pulmino passera' a prendermi in ostello, mi chiede di firmare il libro degli ospiti (data, roberto, Rome - Italy "Il sorriso e' il sangue dell'amicizia"), mi tiene compagnia insieme a coccodrile dundee con un caffe' e i grilli finche' lo screpitio della ghiaia ci avverte che il pulmino e' arrivato. Ci abbracciamo, pacche sulle spalle.
Prendo il bus, io e un terzetto di melburiani che tornano da qualcosa di molto piu' avventuroso a giudicare dal tipo di zaini ed attrezzatura... l'autista ci ha voluto far vedere casa sua, la sua barca, e con una stretta di mano ci ha salutato a Geeveston dove passavamo sul bus piu' grande...
Io ancora incredulo su Junko e certo come non mai di cosa avevo intuito mi fumo una sigaretta, pensando a chissa' se l'avrei mai rivista, magari da sola... e mi sento chiamare. Erano li, a Geeveston, i due... ci risalutiamo. Gli indico il backpackers dove ho soggiornato io (Junko si divertira', lui un po' meno...). Vanno via. Il sorriso e il saluto di Junko sono palesemente una preghiera.
Non so se pensare "poverina" o "che stronza", ma con le donne e' spesso cosi'...
Ripasso per fiumi boschi e laghi e arrivo ad Hobart, e perdo la coincidenza per Port Arthur (che palle il sabato e la domenica non parte nulla... mi tocca restare per il we). Vorrei cambiare ostello, ma c'e' posto solo qui, al solito. E' tornata la pioggia. Mi sono fatto una doccia. Ho mangiato. Mi sono messo a scrivere. In stanza con me c'e' un insegnate di teatro, australiano, tranquillo, sicuramente gay. Ma non ho voglia stasera di socializzare. Domani. Tanto piove.


3 febbraio 2005
Io non ho mai sofferto di solitudine, anche se "in generale" qualche colpo lo sto perdendo, e so che con il passare degli anni sara' necessaria una "soluzione"; ma per adesso sono grato a me stesso di saperla apprezzare e godere fino in fondo.
Perche' viaggiare da soli amplia in maniera esponenziale la liberta'; la solitudine e' il prezzo della liberta' piu' intensa, che non significa avere sempre una possibilita' di scelta. Liberta' vera e' fatta di "mi va" e "non mi va", anche nei contesti limitanti come questo. E la liberta' provoca una specie di vertigine, credo anche che la sensazione puo' dare assuefazione ed effetti collaterali quindi andrebbe limitata per legge :-))
Questo e' il pensiero che ho fatto mentre correvo sotto la pioggia (temperatura secondo me sotto i 10 gradi visto che il fiato si condensava) con il kway sopra la felpa e il pile, ma in mutande e a piedi nudi per prendere un paio di pantaloncini e non restare cosi', in gambe storte e slip.
Quello che volevo era preparare un black coffe, una grass con doverosa discrezione, il lettore mp3 e mettermi davanti al camino a fermarmi sui pensieri degli ultimi giorni?... Oppure tornare a pescare sotto la pioggia?
Ha vinto il fuoco, godermi il dove sono con i pensieri che seguono la sequenza casuale del mio lettore. Mentre gli unici pantaloni e le scarpe si asciugano allo schioppettio dei ciocchi.
Un ora prima ero seduto sotto lo stretto porticato della cucina a guardar la pioggia che dall'altra sera viene giu' incostante, pensando proprio a cosa mi andava o non mi andava di fare in quella situazione che non dava una vasta gamma di scelte: leggere, scrivere, giocare a scacchi, parlare con qualcuno, guardare fuori dalla finestra al caldo o fumare sulla panca al freddo. Avevo gia' fatto tutto...
Nella pioggia si presenta il ragazzo di Melburne (impermeabile, pantaloni rimboccati, infradito) con due canne in mano e mi dice dai, vieni a pescare! Liberta' e' pensare tu sei tutto scemo e dire yeah! justmoment...  prendo il mio impermeabile che non e' assolutamente idoneo e andiamo sul traballante molo sotto il diluvio. Il tipo di pesca e' quella con l'esca finta, tu lanci e recuperi, lanci e recuperi... sperando che abbocchi. Passano tre quarti d'ora. Superata la rassegnazione di essere una spugna l'istinto di conservazione vince anche sulla bellezza del posto e rientro. Dopo aver accesso il camino, levato scarpe e calzoni e sistemati ad asciugare realizzo che le cose accadono di traverso, quasi sempre... e sei sempre colto di sorpresa. Cosi'...

Lascio Hobart in una mattinata calda e serena, aspetto il bus della TassieLink che mi portera' in questa Geeveston di cui l'unica cosa che so e' che e' l'ultimo paese ad ovest prima dell'entrata nella Tahume Forest Reserve. Solo li sapro' se posso permettermi di andare oltre e fino a quanto. Ah dimenticavo! Ho scoperto perche' l'Australia la chiamano OZ... e' la pronuncia sporca di Aussie diminuitivo di, appunto, Australia... vabbe' era cosi' per dire... niente a che vedere con il mago o con somewhere over the rainbow...
Dopo un paio d'ore di strada tra fiumi, laghi verdi e verdi colline arrivo e cerco subito il Forest Backpackers che toh e' solo oltre la statale.
E' una costruzione bassa, piccola, con il tetto da montagna e nessuno dentro. Poggio lo zaino e chiamo entrando nella stanza successiva e poi aprendo una porta che scopro da sul retro. Un prato fino al bosco con un' altra costruzione bassa, delle macchine parcheggiate, una tenda da camping e una ragazza anni settanta fino al midollo che stende i panni. Quando mi vede viene verso di me, mi sorride, mi scutra e ci spieghiamo. Si consulta con un ragazzo (lo smilzo), mi porge una chiave e si prende i venti dollari.
Fuori c'era il cartello "new management". Ipotizzo che sono una coppia un po' alternativa che ha preso questo piccolo ostello, in un posto dove, credetemi, non c'e' nulla! E magari ci campa pure. Non mi dispiace, piccolo ma accogliente, una casa fatta ostello insomma.... cucina, terrazzino, balconcino, salottino tv con divanini... non tanto ini.  Pare non ci sia nessuno e sono le dieci e mezza di  mattina; musica dei nirvana a volume alto... Nella mia stanza incontro un tipo con gli occhiali che mi saluta e si presenta, in mano ha un libro sulla Grecia classica. Io non ho molto tempo, solo oggi, domani mattina riprendo il pulman per Dover. Voglio uscire e rendemi conto, andare all'ufficio turistico... E' una splendida giornata di sole, voglio camminare in bei posti di montagna, andare sul Tahume Forest AirWalk!
Esco, faccio 30 metri. Il paese e'  formato da 13 case (contate) tra School street e Church road (non scherzo), tutte le costruzioni ad un piano sono: due supermarket, un negozio di elettrodomestici e attrezzatura per l'agricoltura, l'ufficio turistico, la chiesa, la banca, la posta, un paio di pub, una paio di caffe', un ristorantino chiuso, punto. Ah la pompa di benzina...
Nessuna abitazione. Capisco che chi vive li ha casa lungo la statale, nei campi, sulle colline. All'ufficio turistico, con annessa mostra permanente sul legno, prendo un opuscolo e capisco che l'AirWalk e' a 25 chilometri, chiedo se ci sono bus... No, non ci sono, ci si muove con propri mezzi qui... i miei sono le gambe. Sulla strada c'e' un'altro posto da vedere a 5 chilometri, beh... fattibile. Decido per l'autostop, in fondo ci sono persone che vengono qui in macchina per andare all'AirWalk... se  non mi carica nessuno comunque  5 chilometri sono praticabili e qualcosa vedo...
Mi metto on the road, bottiglia d'acqua e cappello. Non passa nessuno, solo enormi camion con enormi tronchi tagliati. Poco importa alla fine, perche' all'orizzonte vedo un fronte nuvoloso... e non bisogna avere nessuna nozione di meteorologia per capire che e' immenso, sta arrivando per restare, e scarichera' tanta, ma tanta acqua... realizzo di nuovo che in Tasmania il cielo e' curvo, non e' stata l'impressione di un momento a seven miles beach... e' come se guardare la realta' con un grandangolare... e' una sensazione molto appagante.
Un po' di tempo penso di averlo, e la mia camminata me la faccio comunque imboccando la prima strada sterrata che incontro. Mi ritrovero', tra pascoli e colline, in un bel paesaggio rurale. Poi e' il caso di tornare.
Arrivo in ostello appena in tempo ed inizia a piovere... scopro che un po' di gente c'e': sei, sette persone. Mi metto sul divano a scrivere. La tipa della chiave con la sua gonna lunga, i capelli lunghi e le collanine lunghe prende una chitarra blu ed esce. Non l'ho piu' vista. Io smilzo, faccia svelta, seduto accanto a me si alza con un cenno ed entra nella sua stanza, prima mi dice che se voglio posso cambiare musica. Mi sembra di avvertire un odore strano, ma forse e' solo la mia immaginazione, cambio musica e metto i Fleetwood Mac...  Resto li a ticchettare, la situazione intorno a me mi piace anche se sono tutti discreti e si parla poco.
Poi si sblocca tutto.
Un Peter Gabriel cicciottello in salopet (pelato e pizzetto bianco) mi porta un piatto con affettati, formaggi, olive e biscotti salati; lo poggia sul tavolino... ci presentiamo, parliamo un po'.
Arriva anche una ragazza, prende dal piatto si siede... io vado a fumarmi una sigaretta nel terrazzino dove trovo lo smilzo e un ragazzone australiano con il vezzo dello smalto ai piedi. Ai.. ai... e mi accendo la sigaretta. I due si scolano l'ennesima birra. Piove e si parla della pioggia, del fatto che sono italiano... e poi visto che sono tranquilli sfodero il mio bizzarro inglese con un preciso scopo: I have a question... li guardo con l'aria piu' furbetta e sociale che mi viene. It's possible to find some grass in this place? Parola magica! (E ce lo sapevo...) Gran risata dei due e pacche sulle spalle. Per venticinque dollari lo smillzo mi ha sommerso. Da qul momento in poi ero a casa con amici: stufa accessa, film in tv, chi preparava un te',  biscotti, cioccolata, risate, chiacchiere...
Con la cecoslovacca ho parlato per un ora, che fai chi sei da quanto giri in Australia, che strano che in europa e' inverno, gia' che strano, cosa pensi di fare... insomma uno sforzo mostruoso! Era bella mora e sveglia... e intoccabile... essendo la donna del ragazzone con lo smalto disponibilissimo nei miei confronti. La mia intenzione era di farlo restare tale.
Peter Gabriel cicciottelo ha cucinato per tutti, carne in salsa dolce; sono arrivati anche il fissato con la Grecia e un' altro tipo, dall'aria stanca. Mi sembrava di essere capitato in una situazione tipo bagdad cafe', ma piu' intima. Con i giorni ho capito che e' sempre cosi' se stai lontano dai centri principali...
La mattina dopo saluti ai pochi svegli e bus per Dover... e' brutto tempo.
E' un pulmino da otto posti, con carrello al seguito, spiego all'autista che devo andare a circa nove  chilometri da Dover, al Far South Backpackers. Gli domando se una volta li sa indicarmi come fare... mi risponde che mi ci porta lui, gentile.
Ed ora andiano a sud... e vediamo dove riesco ad arrivare, qui non molto lontano... ritentiamo.
Quando alle undici e trenta il gentil pulmino mi lascia all'ostello realizzo un po' di cose:
Se non mi ci portava lui io non ci arrivavo.
Io non ho fatto provviste per i prossimi tre giorni e sono nella merda.
Non c'e' nessuno.
L'ultima casa l'ho vista sei sette chilometri fa.
Non siamo passati per nessun centro abitato dove ho visto una qualsiasi forma di "market".
Sono a piedi.
Il tempo e' orribile.
Il posto e' di una bellezza inaspettata, al di sopra delle piu' rosee aspettative.
Immerse nel bush, tra gli alberi, a trenta metri dal mare, ci sono queste cinque o sei costruzioni in legno, tetto spiovente. Ogni costruzione una funzione: la cucina con l'immensa sala da pranzo, il lounge con i divani e il camino, gli alloggi da 4 letti a castello, i bagni, la reception, il magazzino... qua e la tavolini e panche. Niente tv, niente internet, nessun segnale per il cellulare.
Se al centro ci fosse stato un cerchio di pietre con l'asta e la bandiera sembrava un avamposto sperduto ai confini del mondo, e in parte lo era...
Un breve sentiero tra gli alberi porta ad un grande spiazzo erboso. Un tavolo di legno e relative panche, uno slargo delimitato da tronchi messi a cerchio e i resti di un fuoco al centro, un piccolo molo traballante di una ventina di metri ed una barca fuoribordo.
Tutto intorno un golfo splendido con colline foreste boschi prati e uccelli di ogni suono... abbellito da tre isolette nel mezzo. Un paradiso insomma.
Mi accoglie Marc facciamo il dovuto tra soldi registrazione e chiave (il solito) e mi chiede se ho lo sleep bag... ehm... no, serve? Ride di gusto e mi porge un gran bel sacco a pelo per due dollari. Mi porta alla costruzione alloggi, mi scelgo il letto alto vicino alla finetra, non c'e' nessuno in camera, sono solo o semplicemente il primo. E' tutto molto pulito. A Marc spiego la mia situazione e le mie perplessita'...  mi dice che piu' tardi Doris, sua moglie, va a Dover e mi puo' dare un passaggio per comprare qualche cosa. Bene. Mi rilasso, faccio una doccia e giro per il posto, sperando che esca il sole per godermelo sul serio, promettente com'e'.
Dopo un paio d'ore mi chiama Doris, e' con la figlia dodicenne. Montiamo su una Range Rover enorme, con lo scappamento in alto per poter guadare... Lei la guida come una cinquecento.
Si' siamo in una regione semi remota, a venti chlometri da South East Cape, il luogo piu' a sud della Tasmania e dell'Australia. Doris mi dice anche che e' il terzo posto piu' vicino all'Antartide dopo Capo Nord e nonmiricordoche della Nuova Zelanda, e che nulla ferma le perturbazioni che dall' Antartide decidono di arrivare fin qui... questo l'avevo capito da giorni. In televisione le previsioni del tempo  mostrano la tabella di minime e massime cosi': 11-24, 10-22, 9-23!!!  E garantisco che uno scarto di piu' di dieci gradi nello stesso giorno si sente eccome...
Seguiamo la strada che costeggia il golfo e chiedo se le tre isole hanno un nome, mi risponde la figlia, indicandole... Speranza, Carita', Preghiera... nomi religosi vero? Si', mi dice Doris, questo e' un paese di pescatori... Guardo lontano verso l'apertura del golfo sull' oceano aperto... penso ai pescherecci d'inverno... speranza, carita' e preghiera... e ci credo.
Tornati sistemo le mie provviste tra il frigo e la dispensa, mi preparo qualcosa e mi metto ad un tavolo a scrivere... piove.
Passo il resto del pomeriggio tranquillo, leggo, sonnecchio, penso. All' ora di cena inaspettatamente la cucina e la sala da pranzo prendono vita. Si accende uno stereo, musica allegra. Saranno una decina di persone, non le inquadro bene subito, per esempio non riesco a capire la distribuzione delle coppie o se sono uno o piu' gruppi. Un coccodrile dundee gentile mi chiede se la musica mi disturba... no, no problem! Un ragazzo scuro asiatico ride e scherza ad alta voce... ragazzi piu' giovani, sui ventanni, biondi e spiglilati si fanno i dispetti... un'altro paio di coppie esterne al gruppetto come me... c'e gente alla fine, non credevo... beh meglio!
Coccodrile dundee mi chiede se voglio cenare con loro, accetto volentieri e mi ritrovo nel gruppo. La maggior parte sono ragazzi del nord europa, in quella zona per lavorare alla raccolta delle mele. Coccodrile dundee, 46 anni, e' il padre del biondino che sta con l'olandesina; Drim, il nepalese, e' in viaggio da sei mesi, sara' il mio compagno di stanza... degli altri il nome non me li ricordo... ma le birre che si sono scolati si'. Scopro poi che ci sono altri ospiti, piu' discreti, piu' formali. Faccio amicizia con tutti prima o poi.
Insomma cena, chiacchiere, partite a scacchi, grasses discrete (Marc tollera ma giustamente esige discrezione), musica... e si fanno le due... e sono stanco e  vado a dormire ed oggi continua a piovere... e chissenefrega della pioggia.


31 gennaio 2005
Purtroppo le sigarette non costano di piu', a conti fatti. Qui i pacchetti sono da 30. Ma il divieto di fumare nei posti chiusi fa sentire il suo peso, specialmente nei luoghi che di volta in volta diventano casa mia.
Finisci di fumare nel vicolo, schiccheri la cicca, inserisci il codice alla porta secondaria - perche' la principale chiude alle 19,00 - e poi fatti tre piani a piedi per tornare nel lounge o ad imparare l'inglese dalle pubblicita' in tv... dopo una giornata a caminare o di mare,  al secondo piano gia' non ne e' piu' valsa la pena. E ci pensi bene prima di decidere se fumartene un'altra.
Il palazzo e' di quelli d'epoca (per quel che epoca piu' significare in questo continente, non poco), con le scale e i solai in legno che ti sembra di camminare sulla pelle di un tamburo. Il posto e' tanquillo nonostante il via vai. La citta' e il suo sorround meritano qualche giorno, ma e' anche un punto di preparazione e di passaggio per mete piu' isolate. 
Ed e' pieno di giapponesi, che fa tanto multietnico con l' odore delle loro zuppe perennemente presente... Devono venirci spesso perche' i soliti cartelli qui sono scritti anche in ideogrammi.
E' da quasi quattro giorni che sono qui, ho visto la citta' e i suoi incroci, sono stato a seven miles beach, una spiaggia lunga quanto il suo nome; e a Kingston, ad un paio di chilometri a sud, altra spiaggia splendida tra scogli e foresta. Ma cio' su cui mi viene da scrivere sono i luoghi in cui di volta in volta abito; o le persone, conosciute o solo osservate.
Gli ostelli, i backpackers, per me sono una scoperta continua, ne subisco il fascino, passerei le giornate seduto qui meravigliato a fare peoplewatching ;-)
Di tutte le eta', per tutte le ragioni, organizzati, sprovveduti, da soli o in compagnia, svegli o fessacchiotti, belli e brutti, con tutto il tempo del mondo. Ed io in mezzo.
Oggi ho visto un ragazzo lavare le stoviglie che aveva usato. Preciso ed ordinato come gli altri: ha prima insaponato tutto per bene e poi... poi ha preso uno straccio e li ha asciugati, cosi'... e beato li ha riposti dove IO poi li avrei presi per mangiare, bere, fare colazione... ma mi sa che cosi' fanno a casa sua, c'era troppa naturalezza nel suo comportamento.
Quei due ragazzi al tavolo vicino: facce un po' idiote, rossi per il troppo sole senza protezione, paffutelli. Riempiono delle buste di plastica trasparente con la chiusura di quelle a "binario" con qualcosa che pare musli... soppesano tutte le buste e tolgono e aggiungono, per distribuirne un contenuto equivalente, poi chiudono passando due dita, e prima di finire mettono in bocca la parte finale e aspirano... siggillando con una specie di sottovuoto. Non ci sono dubbi sono razioni e loro sono esperti, altro che idioti (o sono spacciatori?). Provo un po' di invidia per quelli che vedo organizzati e preparati. Conoscono dove vogliono andare, e sanno cosa fare e come... ( e parlano tutti inglese fottutamente bene, e hanno ventanni di meno... bastardi!). In questo paese puoi avventurarti in luoghi che al confronto quelli del signore degli anelli sembrano la periferia di Catanzaro (occhei... occhei...).
Domani mattina anche io mi sposto. Passo una notte a Geevenston e due vicino a Dover. Poi ci penso. La prima e' una localita' di montagna, l'ultma ad ovest prima del parco nazionale, nei suoi pressi dovrei poter fare delle escurzioni alla mia portata, per esempio il Tahume Forest AirWalk, un tragitto di 600 metri su un "passaggio" sospeso nel mezzo della foresta. Le altre due notti in un ostello, un po' fuori il paese piu' a sud che posso raggiungere. Spero bene, non so esattamente dove sto andando... E' che ieri tra le sette e le otto e mezza al suono dei semafori (dopo ci arrivo) ho capito che a quell'ora volevo stare in riva al mare, o seduto su un prato, o a guardare panorami. E poi le stelle che  non mi si sono ancora svelate. E la frenesia dell'oltre ha preso il sopravvento.
Qui ormai mi sembra di conoscerlo bene, e mi piace, e vorrei rimanerci ancora! Quando scopri una citta' conta anche il modo in cui lei si mostra, il susseguirsi dei luoghi, le distanze tra loro (a piedi...) e questa e' stata sorprendente: il porto, dove cenare con fish and chips... fish grilled please e le sue barche a vela belle e vissute, le vie centrali vicino all'ostello, il quartiere di Battery Point con le sue case e il prato che finisce nel mare; le birrerie, il mercato del sabato, i caffe' e i musicisti nei Docs, appena fuori da Elisabeth Park. Il tutto nello spazio di due quartieri di Roma.
I luoghi sono pero' il contesto dove le cose avvengono, anche se a volte prendono il sopravvento su tutto, ma solo il breve tempo di meravigliarsi o di un pensiero. Io mi incanto a lungo piu' facilmente su una faccia o su una striscia di sole che illumina un tavolino che su un panorama con trecentosessantagradi di splendore. Non ci posso fare nulla. Sono rarita' quando capita.
Una delle tante cose che sto imparando girovagando da solo e' che alcune informazioni sul posto in cui arrivi forse e' il caso di prenderle subito, piu' che altro per evitarti delle piccole seccature tipo a che ora finiscono di girare i bus... insomma gli orari delle "cose"...
Fino ad ora ho preferito, arrivato in un posto, sbolognare i bagagli in stanza, fare una doccia e via per strade e profumi a vedere il nuovo in cui ero capitato, ma l'ho un po' pagata trovando negozi chiusi alle 5 (anche dove si puo' mangiare ad un prezzo decente) o prendendo per un pelo quello che ti accorgi essere l'ultimo autobus per i nove chilometri che ti separano dal letto... Di domenica non ne parliamo. L'assenza di presenza umana alle sette e mezza di domenica in questa citta' rientra nella sfera dell'assurdo. Stupefacente.
Una luce bellissima, i negozi chiusi ma illuminati, i palazzi di due piani stile... boh! nordico nel sud? Le strade d e s e r t e che ti ci puoi sdraiare in mezzo che ne so... per riposarti dell'attraversamento... E in tutto questo il suono per non vedenti emesso dai semafori. Un bip reiterato come il sonar di un sommergibile il cui tempo quadruplica nel momento del verde. Gia' a Sydney l'avevo notato, ma era uno dei molteplici rumori di una citta'. Qui ieri sera era assolutamente l'unico! E nella luce limpida e serale potevi percepire quello dei tre o quattro semafori ai vari incroci della lunga Collins street, e il loro eco nelle vie deserte; mantenevano il tempo tra di loro, ma cambiavano ritmo in funzione delle diverse durate dei segnali.
Era da non crederci, potrei dire un armonia postatomica se non fosse per quell'aria fresca e pulita che si respirava. Il mattino dopo come se niente fosse, ecco le macchine e i pedoni agli incroci, le moto e le biciclette, la gente sdraiata al sole nel parco, gli autobus che sbuffano nell'aprire le porte... e il suono dei semafori. Non so quanto sono stato fermo su una panchina ad assaporare tutto cio'.
Insomma che dire... domani mi aventuro un po' piu' avventuroso ai limiti del dove credo posso andare...  il codice comunque e' 916E, tie'...  cosi' infrango la regola scritta ovunque di non darlo ad estranei o sconosciuti "soprattutto per la vostra sicurezza!"
E ora che lo sapete venite ad usarlo! non se ne accorge nessuno, promesso.  Entrate di straforo! Eddai! Coraggio! Il vicoletto dopo il 328 Collins Street, Hobart, Tasmania.


28 gennaio 2005
Lunedi' svegliato presto, sudata fino a Central e treno che partiva dopo dieci minuti. Un tempismo perfetto, di buon auspicio. Mi aspettavano le Blue Montains... blu per le esalazioni degli eucalipti blu...
Montagne affascinanti, anche per la loro storia. Venticinque anni di tentativi ci sono voluti per riuscire a trovare un passaggio ed attraversarle; i galeotti credevano che dall'altra parte ci fosse la Cina... e la liberta'. Invece c'era un continente intero. Fico vero?
In questo paradiso io ho passato due giorni di pioggia e nebbia. Pioggia e nebbia che non si vedeva a 10 metri... La bellezza dei panorami? La suggestione delle camminate nei sentieri? L'aria dei boschi con i raggi di sole che filtrano tra le foglie? L'emozione di vedere fare free-climbing su vie spettacolari? Solo nelle foto dei centri "adventures"... e sulle cartoline negli espositori.
A Katoomba ci sono montagne bellissime, viste mozzafiato, sentieri da 20 minuti a 4 ore ed oltre da praticare; e tutte le gole, i dirupi e gli eucalipti che uno puo' immaginare. E nient'altro! Ed io potevo solo quel nient'altro!
Sms a Marco: anche a Sydney vien giu' che dio la manda, e il tipo mezzo freak dell'ostello mi dice che da Brisbane a Melburne l'Australia e' sotto la pioggia, buono per gli incendi.
Che poi uno le cose da fare o da pensare se le trova, in fondo e' tutto nuovo, e' che vorresti tutto il tempo "speso bene" e l'unica e' accettare le giornate per come vengono. La pioggia limita, in un posto come questo ancora di piu', ma va presa solo per quello che e', una fottuta scocciatura.
Mi metto l'anima in pace. Ho trovato un ostello per backpackers appena finito di costruire, nuovo nuovo e vuoto vuoto. Anche la cittadina e' deserta, tutto un po' surreale... ne approfitto per riorganizzare le idee, i bagagli e darmi una rasata come si deve; leggere e scrivere e guardare intorno per quel che si puo'.
Dopo due giorni di nulla ma convinto di avere le idee precise e chiare su cosa voler fare torno a Sydney. E' il 26 gennaio, l'Australian Day. Tutti a fare picnic nei parchi, vestiti di blu e stelle, con la bandiera disegnata in viso o tatuata sulle braccia. C'e' il sole a Sydney, gente, buon umore. Aerei volteggiano nel cielo disegnando scritte con evoluzioni secondo me azzardate. Concerti, musica, spettacoli, maxischermo con gli open di tennis. E la sera fireworks! Cavolo non si possono perdere i fuochi d'artificio sulla baia! Va bene si parte domani.
Lascio lo zaino nel locker della stazione centrale, sei dollari. Lo riprendero' domani, tanto "dove vado vado" su un treno dovro' montare... E con lo zainetto e una sacca (con le cose che ho deciso di lasciare per viaggare piu' leggero) mi ripiazzo in un'altro ostello di Kings X. Mi ricompongo e mi avvio prima ad Hide Park e poi all'Opera House ad aspettare... A vedere la gente, il tramonto, il tennis ed aspettare i fuochi.
Alle 11 e 30 me ne vado a ninna un po' moggio, niente fuochi. Cazzo potevo partire! Dopo due giorni di pioggia un'altro giorno a Sydney, si bella... bello... ma oh! altro! Non dico voli in biplano su valli vergini ma insomma!
Risoluto il mattino dopo di buon ora entro in una agenzia per backpackers... cosi' c'era scritto.
Salve (ai) bella signorina, vorrei andare in Tasmania, ma mi piacerebbe andarci in nave. So che da Sydney e da Melburne parte lo Spirit of Tasmania, l'ho vista in porto. Si' lo so che ci mette 21 ore e poi c'e' il bus per tre ore, ma arriva alle sette di mattina e l'idea di svegliarmi presto, andare sul ponte e vedere nella luce dell'alba la Tasmania che si avvicina mi fa sentire tanto navigatore dei primi dell'800! La signorina, alla quale ovvio never said this, mi dice yeah ma l'aereo Virgin Blue costa la meta', ci mette tre ore ed arriva ad Hobart. Ah... ecco, ok prendo l'aereo (progresso bastardo). Mi puo' anche prenotare un ostello per tre notti? Certo, fatto! Centrale ed economico. Uhm l'aereo parte alle 9... devo stare li un'ora prima vero? Devo svegliarmi prestissimo: la metro, il treno per l'aereopoerto... Se vuoi ti prenoto il pulmino che ti vene a prendere all'ostello e ti porta in aereoporto. Sette dollari. Undici se ci vai in metro e treno. !?!?. Il tutto per la mattina dopo. E meno male che sono uno che viaggia low cost.
Mi assale il buon umore, e neanche il realizzare che lo zaino ora me lo devo andare a prendere (ne azzeccassi una eh?!) lo intacca: in tasca ho il biglietto solo andata per la Tasmania! Torno in ostello e faccio colazione, conosco Eric della Nuova Guinea. Sei la prima persona della Nuova Guinea che conosco Eric! Io conosco una canzone italiana. Maddai?! Sing the italian song Eric! Siam tre piccoli porcellin, siamo tre fratellin, mai nessun ci dividera' tallallallalla'!
Eric!? "Ma chi cazzo te l'ha insegnata"? (originale nel testo ndr). Girlfriend... italiana...
Lascio Eric a gambe incrociate sul pavimento a praticare non so che di newage e penso alle cose che devo fare io nella giornata prima della partenza: Prendere lo zaino. Trovare qualcuno cui lasciare la borsa, verificare se per guidare e' sufficiente la traduzione della patente... dormire.
Idea! Chiamo Federica. Tre piccioni con una fava: lavora al consolato, le posso chiedere se mi tiene la borsa, chiamo Federica. Ciaooo! Si' che mi ricordo di te! No non mi disturbi, sono a Perth! (eccolo la' due piccioni in meno...). Si' puoi fare come dici tu. Basta la traduzione giurata della patente per guidare in Australia, non serve quella internazionale. Il consolato e' aperto fino alle 13. Te la fanno subito, 20 dollari. Divertiti in Tasmania! Divertiti a Perth!
Ma perche' e' tutto semplice? E i coccodrilli? I ragni? Una macchina in panne a mezzogiorno in mezzo al deserto?
Vado al consolato italiano, 45esimo piano, panorama dall'alto. Aspetto mezzora, leggendomi "La Fiamma" quotidiano degli italiani in Australia, e ho la mia bella traduzione della patente. Caffe' al bar del museo, li vicino, irresistibile nell'atmosfera delle dieci e mezza di mattina. Torno. Eric e' sempre li. Vado a pranzo e mando un sms a Jorge, cosi' miglioro anche la scrittura... mi risponde. Mi presento da lui in ritardo ma con due birre collins; gli lascio le mie cose dopo che ce le siamo scolate... le birre.
Jorge mi offre una tenda e un sacco a pelo... Io non so che fare magari in Tasmania mi sarebbero utili, ma poi chissa' quando torno a Sydney... saranno cinque chili... tiro una monetina. Non li prendo.
Passo in stazione per lo zaino e penso a Jorge, alla sua vita; meritebbe un post tutto per lui.
La sera scopro che in stanza con me c'e' una ragazza. Non l'avevo vista perche' io sono tornato tardi e lei dormiva. La mattina si era svegliata presto per un giro di un giorno alla Blue Montains... Ventanni, tedesca, bionda, bellissima. Io staro' in Australia per tre, quattro mesi. Io per un anno. Ma non hai trovato nebbia oggi? No wonderful! Abbiamo fatto anche una camminata di quattro ore. Ah, pensa che io ieri sono tornato per il brutto tempo e poi volevo vedere i fuochi ma non li hanno fatti. Si' che li hanno fatti! Ma non all'Opera House, a Darling Narbour! Io li ho visti, uno spettacolo!
La volevo strozzare! Lei e tutte le bionde. Ecco brava, vattene a cena da sola!
Questo e' quanto. Stamane ho preso l'aereo e sono arrivato qui.

20:55 (ora di Oz) | commenti (5) |

domenica, 23 gennaio 2005

Domani lascio Sydney. L'idea che mi sono fatto e' questa: tre giorni alle Blue Montains, tre giorni a Melburne e una settimana in Tansmania. Poi si vedra'. Oggi piovoso tutto il gorno, cielo grigo e felpa obblilgatoria... due palle insomma. Di quelle giornate che ti prende anche un (bel) po' di apatia, sarei potuto andare a veder l'acquario, passare in stazione e verificare gli orari per Katoomba o meglio fare proprio il biglietto... e invece no, in ostello a sonnecchiare, a leggere Bjorn Larsoon, un caffe', una sigaretta... due chiacchiere con qualcuno (perche' a quattro ancora non ci arrivo) e due passi a Kings Cross per incontrare Marco e riprendere la giacca pesante lasciata a casa sua. Loro andavano da Ikea, ho detto di no e poi mi sono pentito... l' Ikea di Sydney meritava.
Mi voglio proprio vedere domani con lo zaino, il portatile e il secondo zainetto arrivare a Central, verificare l'orario (uno ogni ora Lonley Planet... speriamo). fare il biglietto e prendere il treno... deficiente.
E' anche vero che sono stanco per la serata di ieri e il fatto che lascio la citta' mi fa essere pensieroso. In fondo sto ripartendo di nuovo.
Vabbe' la festa di ieri sera. Compleanno di Daniele. Trentacinque anni. Barbecue in giardino e musica latino americana. Italiani, australiani, argentini (con la relatva carne...), messicani, olandesi e dei castelli romani. Tutte storie interessanti, o quasi.
Ah Marco mi e' passato a prendere. Sembra un fatto irrilevante se non fosse che alle 11,30 mi squilla il cellulare ed e' lui. "Robbe' sono Marco" "Beh dove sei?" "Scusa  ma mi e' presa una botta di sonno e sono andato via, non ho salutato nessuno, ora a casa mi sono ricordato che ti dovevo accompagnare" "!?" "Guarda se rimedi un passaggio... magari dai svizzeri" "Ci sono svizzeri? Non ti preoccpuare Marco, tranquillo, o rimedio un passaggio o chiamo un taxi... ci sentiamo...".
Svizzeri... durante la serata avevo come punto di riferimento cinque o sei persone, le altre cambiavano in continuazione, venivano e andavano... come la birra. Ho parlato con un sacco di gente passando dall'italiano all'inglese allo spagnolo...
I nomi non me li ricordo, tranne quello di Federica che lavora al consolato e mi puo' tornare utile. E anche perche', dietro quell'aria un po' civettuola dalla risata facile c'era una ragazza sveglia e capace. Con un lavoro interessantissimo.
Riporto alcuni incontri per non perderne il ricordo. Il ragazzo italiano che vive a New York da sei anni "Lavoro alla Fiat, prima ero nei vini...". Scopriamo che vivevamo a 50 metri all'Appio Latino. E' il primo newyorkese a cui posso chiedere  dell' 11 settembre. E me lo racconta. E me lo fa rivivere. E ci credo che ci ha messo tre anni prima di ripassare a Ground Zero. Attacca bottone con le ragazze imitando un accento irlandese, pessimo a sentir lui.
Il ragazzo olandese di Rotterdam "io sono stato ad Amsterdam" "Tutti vanno ad Amsterdam" "Vero... ma anche Rotterdam e' in Olanda?" Ride... conquistato. Faro' fatica a staccarmi da lui, ma e' simpatco e decisamente brillo...
"Quando sarai alle Blue Montains andrai ad Echo Point, a sinistra vedrai le Three Sisters subito affianco the montain solitudine.. io li da solo seduto con i piedi dondolanti sul precipizio una birra e una sigaretta... una notte intera! Echo Point, Three Sister, montain solitudo, otto ore a piedi". Me lo avra' detto venti volte e ogni volta rideva... "Quando vai alle Blue Montains andrai ad Echo Point. Perche' tu andrai a Echo Point. Cone se a vai a Roma tu vai al Colosseo. Se vieni a Sydeny tu vai all'Opera House..." E riattacava. Mi ha salutato con un forte abbraccio, completamente sbronzo.
La pseudo donna di Jorge a detta di Marco. Lei e' convinta che lui sia l'uomo della sua vita da sette anni... lui no. L'ho osservata tutta la sera nei suoi impacciati e goffi tentatvi di stargli vicino, a vista, seduta scomoda su un bracciolo di un divano o appoggiata al muro mentre le altre ragazze ballavano con i tacchi lo pseudo flamenco improvvisato da Jorge. Sara' stato perche' aveva dei capelli biondi e lunghi bellissimi.
L'australiano di due metri con la camica a quadri, il fazzoletto rosso legato al collo e la faccia di Roger Moore da spiaggia. Ero accanto a lui quando qualcuno a preso una chitarra, ha cercato gli accordi e insieme ad altri si e' messo a cantare Somewhere over the rainbow... Beh perche' quella canzone? Tra tante proprio quella? Centra qualcosa con il fatto che l'Australia la chiamano Oz? Lo chiedo a lui, mettendomi comodo e inziando con un deciso  Why...  e' stato il primo discorso nosense che ho fatto in inglese in vita mia, il tipo ha capito perfettamente lo spirito.
L'insegnate italiana, che vive qui da ventanni. Con l'uomo ha girato molto per il mondo, lui era in alitalia, Poi hanno deciso di stabilisrsi qui e dopo tre mesi lei era incinta e lui e' morto di cancro. E' stata dura. Ci credo.
A "casa" mi hanno accompagnato una coppia di Treviso, da quattro anni qui ma solo da due con un lavoro ormai stabile. " Tu sei qui per cercare lavoro e rimanere?" " Beh no sono in viaggio, ho tre quattro mesi per girare" "Ah beato te! Bravo... non l'abbiamo fatto per due anni e poi ci siamo fermati."

20:38 (ora di Oz) | commenti (13) |

sabato, 22 gennaio 2005

"Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio.
Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità.
E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce ad immaginarsi il desiderio.
Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. Sapevo che lo avrebbe fatto lei.
E lo ha fatto. E' scoppiata tutto d'un colpo."

10:27 (ora di Oz) | commenti |

venerdì, 21 gennaio 2005

ai spic inglisch! aim "fiero" bai maiself!

mail di ieri...
Insomma stamattina mi sono svegliato presto, sono venuto qui all'internet point, mi sono messo su yahoo.au.com e ho cercato "lap top second hand sydney". Navigo tra i risultati e trovo un negozio diciamo specializzato in portatili usati.
Sta a Gordon all'angolo tra Moree St. e la Pacific Highway... (che bel nome eh!?). Beh cazzo dov'e' Gordon? Come ci arrivo? Torno all'ostello, prendo lo stradario, cerco.. beh come se vivessi a trastevere e devo arrivare a tiburtino III... in culo alla luna insomma... vabbe' vedo la stazione metro piu' vicina e mi avventuro.
Arrivo in questo quartiere, mi ritrovo sulla strada e non so dove andare, quindi che faccio? Chiedo al primo passante... "Excuse me, I looking for Moroee street", mi guarda e non capisce (ma ormai c'ho fatto il callo...), allora io, vecchia volpe, ci riprovo, solo che questa volta mi mangio e mi mastico per benino il nome della strit... come se imitassi l'americano. Ovviamente capisce perfettamente e mi mi indica la direzione, vicinissimo. Arrivo dentro questo "ABA Computers" e mi accorgo che e' un negoio di cinesi... uhm... Hi... Goodmorning... Sorry I can only speak a few english... e comincio a farfugliare che visitando il loro "website" ho visto un laptop usato che mi interessa... Beh comincio a parlare con il cinese che mi fa vadere un po' di modelli... bla bla bla (sui computer non mi freghi... brutto muso giallo)... per farla finita c'e un modello che mi piace: un compaq armada m300, piccolo e leggero. Il prezzo va bene ma ci voglio pensare... I came back tomorrow... a momenti il limone si mette a paingere... come se l'avessi offeso a morte... ah sti cinesi.
Ritorno in ostello, dove in realta' ho un'altro computer "in prova". Me l'ha dato Jorge ieri sera dopo la cena da Daniele, organizzata perche' siamo andati a pesca insieme e non abbiamo preso nulla (ah io ieri sera alle 7 ero su un molo che partiva da una bianca spiaggia, col sole che stava per tramontare, a pescare... mentre a Roma col freddo i miei colleghi entravano in ufficio per iniziare una normalissima giornata lavorativa di gennaio... tie' ;-) )... insomma prendo il computer mi metto nella sala lettura, l'accendo e ci gioco un po'... Entrano le due tedeschine che se sapevo l'inglese... vabbe'... Hi ... Hi roubertou... e se ne rivanno... vabbe'... Ci penso bene e preferisco il pc del negozio, devo riportare questo a Jorge. Prendo e gli mando un sms (in inglese ovviamente...) "Hi jorge... When can i meet you to give you the computer? if you stay at home i can come now... Tell me the address! :-)". Beh penso che si fara' due risate a leggerlo... invece mi risponde " I'll be home, here's the address: flat 2 number 12, Dellvew St. Tamarama. catch the 380 from bondi juction and get out at Denham St. you'll still have to walk for 5 min" Pero' mi dico... uhm prendo un taxi... gia' e' un casino andare a Bondi Juction.. poi io non so a che punto e' la fermata, e poi dalla fermata 5 minuti a piedi verso dove? Pero' e' anche vero che sono a Sydney... ed e' il mio gioco di ruolo... che gusto c'e' a prendere un taxi? Il peggio che mi puo' succedere e' che mi perdo, quindi il taxi lo prendo a quel punto no? Prendo e vado. Parlo con autisti di bus, con passanti, cammino... e zac arrivo a casa di jorge... Mi fa accomodare, gli spiego che il computer che mi ha dato in visione e' bello ma e' poco utile per quello che serve a me "no USB port!, I need usb...". parliamo del piu' e del meno... (o almeno lo crediamo, io specialmente...). Gli dico che forse puo' essermi ancora d'aiuto perche' il pc che voglio comprare ha windows '98 e io preferisco windows 2000, magari lui puo' farmi una copia del so... "yeah! shure!!", "really!? oh my god! tank you jorge!" Parliamo di pc, mi dice che lui ha un problema sul suo... io vedo  e ovviamente gli risolvo la stronzata; e lui, incredulo di come in sette secondi gli ho risolto giorni di tentativi vani, mi da una copia di windows 2000. Fuori sta venendo giu' il diluvio (e intendo diluvio eh!? Di quelli che non sai se e' piu' la pioggia o il rumore). Aspetto ad andare via, ci vediamo il telegiornale e parliamo dell'Iraq, del partito laburista australiano, di Berlusconi... e di qualcosa che non ho capito... Poi saluto e torno indietro. Con il mio cd in tasca. E sono entrato qui perche' lo volevo raccontare.
Domani torno dai cinesi e mi accatto il laptop a 780 dollari australiani.. 400 euro insomma... prima di tornare a Roma tentero' di rivederlo (presa australiana e tastiera senza accentate...) magari ai cienesi stessi... ma ora non riesco a non volerlo. Non ci riesco a scrivere a penna e poi voglio scrivere per il blog. E poi su... un backpacker con il portatile fa taaanto fico!!!

***


Beh il pc l'ho comprato oggi, e tutto quello scritto fino ad ora e' stato "postato" a posteriori... riscritto dagli appunti sul quaderno. Ok e' definitivo: non sono Chatwin.

Giornate intense. Lunedi' sera mi sono congedato da Marco e Adriana e sono arrivato con il mio bello zaino in spalla al Pink House, in una via tranquilla a 50 metri dalla movimentata Darlinghurst Road, il cuore di Kings Cross. Dopo la sudata con la splendida pischella alla reception per comprendere tutte le indicazioni e le funzionalita' dell'ostello, mi sono sistemato e ho fatto due passi in giro. All'internet point alla fine ci sono rimasto due ore, ho scritto una mail lunghissima, che poi non le ho spedito, mi sono ricordato altre lunghissime arrivate a me... l'ho messa sull'altro blog... Ho fatto tardi... mi sono avventurato nottambulo e pensieroso per le vie di Woollloomooloo, il quartiere piu' vecchio di Sydney (Lonley Planet ndr). Ha un fascino enorme girare di notte da soli in una citta' sconosciuta a 16300 kilometri da casa, dove stanno tutti andando a pranzo. Colonna sonora Fallen degli Evanescence... vai a capire perche'.

Martedi' e mercoledi' a bighellonare in giro con la scusa di cercare negozi di informatica tra George St. e Pitt St. e in spiaggia a Bondi... anche se alla fine sono sbucato a Tamarama, la beach adiacente. Eh si', e' estate piena e il Sole picchia... e questi surfano alla grande, su belle spiaggie cittadine, con l'abitudine ad avere il Pacifico sotto casa.
Martedi' sera lungo momento a Mrs Macquaries Chair, da dove si gode di una vista sulla baia e la citta'. Nulla da invidiare al panorama di Manahattan visto dalla panchina di Brooklyn. E' messo tutto armoniosamente in fila: North City, la baia, l'Harbour Bridge con i suoi giochi di luce, l'Opera House illuminata, e sulla sinistra i grattacieli accesi del centro, con la Sydeny Tower e lo sfondo del crepuscolo. Solo questo vale il biglietto aereo... certo una canna o una... vabbe' :-)
Colonna sonora Steve Reich e nessun'altro!
Ah! Sopra di me giravano decine e decine di corvi grandissimi... Ed io ho pensato "uh che corvi strani..." Solo che ehm... a guardarli bene avevano le ali un po' troppo come batman! Il cra' cra' che sentivo era dei pappagallli... pappagalli e pipistrelli... mah!
Il tardo pomeriggio di mercoledi' e' passato a prendermi Marco e siamo andati a pescare insieme a Jorge e Daniele. Mi hanno portato su una spiaggia deserta a sud, nella Botany Bay: bellissima! " Marco ma questa spiaggia e' fantastica! Non c'e' nessuno e da verso ovest.. ha il tramonto davanti, e' magnifica... Bondi e Manly danno ad est... se ci vai di pomeriggio ti massacri le spalle... qui' e' meglio no?" Mi guarda. "Lo sai che c'hai ragione...". "?!".
Non abbiamo pescato nulla, poco importa. Dopo il tramonto ci arrendiamo, consolandoci con una cena a casa di Daniele e rispettiva fidanzata. Beh adora Pino Daniele e Vasco... io no. Pero'  Daniele e' stato gentile e mi ha regalato un po' d'erba. Sabato c'e' la festa per il suo compleanno, gli compro un regalo. Poi Marco e Arianna scazzano e andiamo via presto. Al ritorno mi sembra cosi' strano stare in macchina, con la musica; tornare di notte a casa dopo una cena da amici... e' tutto cosi' uguale alle centinaia di volte che l'ho fatto. E questo lo rende quasi assurdo.
Oggi grande acquisto e poi a ticchettare in ostello...

18:54 (ora di Oz) | commenti |

lunedì, 17 gennaio 2005

Beh lo sapevo, oltre ai bagagli mi sono portato anche le inquietudini ma era inevitabile. Ieri e' stata una giornata un po' cosi'... nuvolosa dentro e fuori.
Sempre in giro per quartieri. Mi sono dilungato a Darling Narbour, un po' come l'Eur... solo con vista su baia e centro; devo tornarci di sera, dopo il tramonto la citta' illuminata da qui deve valere la pena. Al molo erano ormeggiate tre navi ottocenteste a tre alberi, milioni di cime e sartie; mi hanno fatto immaginare come poteva essere Sydney Harbour duecento anni fa... Per combattere lo stato d'animo comunque ho deciso di prenotare un ostello a Kings Cross il quartiere "maledetto" di Sydney: ristoranti, negozi, caffe', sexy shop, night, internet point, prostitue, "facce strane"... acceso ventiquattro ore al giorno, ma con l'architettura bassa... quelle case di due piani piccole una attaccata all' altra. Se le facciate fossere inclinate sembrerebbe Amsterdam. Comunque e' anche il posto con la piu' alta concentrazione di ostelli per "backpackers" e quindi pieno di ragazzi in viaggio. Insomma un bel posto... credo. Prima pero' Chinatown per curiosita' e la stazione centrale a vedere un po' di orari per quando decido di andar via.

09:46 (ora di Oz) | commenti (1) |

sabato, 15 gennaio 2005

Il Viaggio.

Con Giulia ci siamo abbracciati forte. Poi ho passato il controllo passaporti.
Ho seguito il suo consiglio e sono andato in una libreria, nell'area del duty free, per comprarmi un romanzo leggero, in edizione economica, di quelli da buttare appena finiti: niente peso inutile e un libro in italiano di piu'. "Codice A Zero" di un "certo" Ken Follet... tze' sara' come leggere un fumetto...  E invece oh! m'e' proprio piaciuto! Che poi  me lo sono divorato nei primi due giorni a Sydney.
Il volo aveva uno scalo in piu' che non sapevo, Bangkok. Tre ore. Per arrivarci dieci ore di volo, piu' o meno... E siccome io insisto che mi hanno assegato ho un karma difettoso, ovviamente mi sono capitati nella fila dietro tre bambini da uno a tre anni con genitori al seguito. Tre bambini reggono malissimo un viaggio cosi'... diventano irrequieti, ed io con loro. Non sapranno mai la vita che gli ho augurato. Ma la fortuna, e l'invida, per i bambini e' che sono comunque innocenti, sempre.
Non ho dormito. Avro' rivisto per tre volte l'unco film doppiato in italiano trasmesso dalla China Airlines e neanche ne ricordo il titolo. La China Airlines tra i sui canali video ne ha due splendidi: uno e' una telecamera che mostra l'avanti... e un'altra il sotto... e al momento del decollo o dell'atterraggio, quando vedi la pista avvicinarsi e la lenta oscillazione dell'aereo per allinearsi, e' fantastico... Mi guardo in giro e sono l'unico interessato alla cosa, eppure dovessi prendere cento voli starei comunque li a meravigliarmi.
A Bangkok nella ridicola gabbia di vetro fumatori, ho conosciuto Gabriele, diretto anche lui a Sydney. Nel fornitssimo duty free non ho comprato nulla, neanche le sigarette... tanto sarei sbarcato a Taipei, Taiwan. Li si' che il duty free sarebbe stato una specie di paradiso, specialmente tecnologico.
Nelle quattro ore di volo per Taipei ho conosciuto Francesca, australiana di madre italiana, che ritornava a casa dopo una vacanza in Sicilia da parenti. Ti avreanno detto "Mamma mia quanto sei diventata grande! Sei tutta tua madre! Fatti dare un bacio!". Lei ha riso perche' era andata esattamente cosi'... Non sembrava carina, invece lo era.
Sono riuscito anche a dormire nella fila da quattro libera, bello sdraiato, con la ninna nanna piannucolosa dei mostrimocciosi... Fortunatamente si sono fermati a Taipei... Cazzo ci fa a Taipei una famglia cosi'?
L'albergo era a una ventina di kilometri dall'aereoporto e dalla citta'. Al terzetto si e' aggiunto Nestor ("Come scusa?" "Nestor, voi dite Nestore, senza la e". "Ah Nestor... ah..."), ingegnere venezuelano che da due anni vive e lavora a Sydney, simpatico, sta a Manly, spero di rivederlo "in citta'".
In giro per Taipei ci siamo andati solo io e Gabriele, gli altri volevano riposare...  Decisi un po' tardi ci siamo fatti chiamare un taxi, ma il signor tassista cinese non capiva nulla di quello che dicevamo e rideva imbarazzato: Taipei, down town, the centre, T a I pe' i... senter! Nulla... " E andiamo un po' di inventiva! Ma dove cazzo vuoi che vogliano andare due ragazzi saliti con lo zainetto sul taxi!? Chiamo una signorina alla reception e ci aiuta, ma si preoccupa che non saremo di ritorno in tempo per riconsegnare le chiavi e per il bus dell'aereoporto alla sette. La tranquillizziamo senza riuscirci e partiamo per 'sto centro. Per il taxi di ritorno ci siamo fatti dare un bigliettino dell'albergo scritto anche in ideogrammi... Taipei e' una delusione immensa. E' stato piu' l'azzardo di andarci (sei comunque in Cina, non c'e' un occidentale in giro} che la citta'... solo la torre verde altssima ha un minimo di attrazione (che si chiama?), ma chissa' dove sono capitato magari all'Eur di Taipei. Comunque niente negozi con milioni di imitazioni di orologi, niente microtecnologia tascabile a costo zero, niente di niente...
Ritorno all' hotel tanquillo con il sonno ormai devastante... bene almeno dormo per Sydney, arrivo alle 10 di mattna e prendo meglio il ritmo del giorno... certo...
cosi' ho fatto.
Ah al duty free di Taipei non c'e' nulla, neanche le Camel...
Colonna sonora... non ricordo.

Sydney.

L' arrivo a Sydney e' come a New York, fila multirazziale lunghissima al controllo passaporti. Stesso meccanismo di passaggio, stesso brusio. Tutto liscio. Che poi non dovrebbe andare liscio cosa? E' che certe dogane hanno il fascino del pericolo di essere scoperti, ma io non ho nulla da nascondere e mi sembra quasi deludente. Un giorno cazzo provo a passare, che ne so, con un set sadomaso... almeno un minimo di suspence reale no?
Sulla metro per il centro ho finalmente realizzato che ero in viaggio, che ero a Sydney, in un altro tempo, ed era estate piena. Se fossi stato un cagnolino avrei avuto la coda che scodinzolava a palla... La gente che sale e  scende dalla metro presa dalla sua quotidianita' cittadina, le case, il verde degli alberi, l'aria limpida e luminosa, tutto nuovo, tutto da scoprire.
A Center cambio, binario 17... La stazione dell'appuntamento si chiama Wollstonecraft, sa di nord europa. Rivedere Marco dopo dieci anni e' stato strano, capelli bianchi, bei chili in piu', la stessa semplice simpatia e la stessa inconfondibile camminata (pure in mezzo a chissa' che l'avrei riconosciuta).
Casa sua e' splendida, ok appartamento anni sessanta in una normalissima palazzina, ma la vetrata, e il relativo terrazzino di due metri per tre, danno su un' insenatura della baia di Sydney... dopo trenta metri di parco alberato ci sono le barche a vela. "Ma Marco e' fantastico! Potresti comprarti la barca a vela e averla sotto casa! Ma che posto!". Lui tutto fiero e sorridente. Adriana, la fidanzata brasiliana, un po' meno, uhm...
Lo stesso pomeriggio e' stata Adriana a portarmi un po' in giro, volevo vedere Manly dove pensavo di cercare un ostello. Manly ha una spiaggia bellissima e per andare in centro devi prendere il traghetto che attraversa la baia in mezzora, fantastico. Ho cominciato con l'inglese ed e' un vero disastro nonostante Adriana mi ha confortato dicendo che dopo tre mesi parlero' benissimo... si certo... ma ho capito bene? Dopo Manly abbiamo bighellonato un po', non vedo l'ora di sapermi orientare da solo e avere la percezione della "forma" di Sydney.

Ieri con Marco ed Adriana, prima in spiaggia a Bondi poi per centri commerciali e alla fine a casa di Jorge, musicista, portoghese del Mozambico (!?), di quelli che si arrangiano bene da anni. Sera cenetta di pesce preparata da Adriana... ma prima ostriche a volonta' e capirina (oh le ostriche a 50 centesini di euro l'una!).
Questo we Marco e Adriana sono andati fuori, ho casa libera. Mi godo questi giorni... E quando mi ricapita di avere un' appartamento tutto per me! Svegliato con calma, colazione, libro in terazza e poi via a scoprire Sydney...
Beh ora ne ho un'idea gia' piu' chiara... Le vie, i grattacilei, i parchi, le vedute del golfo...
Mi sono imbattuto in un concerto, una delle tante manifestazioni per l'estatesydneyana 2005... a parte il fatto che non esiste qui che ci arrivi in macchina, qundi niente marea di auto, parcheggiatori, traffico... poi tutti tranquilli con la loro copertina da picnic, il vino bianco in calici, il cibo. Gente di tutte le eta'... insomma un'atmosfera molto bella, rilassata e ben organizzata nonostante la marea di gente. Mi sono seduto sul prato per vedere almeno l'inizio dell concerto ma dopo mezzora che sul palco c'era un tipo che fischettava e ogni tanto diceva qualcosa che faceva ridere tutti tranne me, me ne sono andato. Ho fatto un po' di spesa e come se vivessi qui da anni ho preso la metro e me ne sono tornato a casa.
Lunedi' pero' me ne vado... cosi' e' troppo facile e poi preferisco lasciarli in pace, sono molto ospitali ma in fondo ci llimitiamo a vicenda, voglio essere indipendente, parlare inglese, stare per conto mio.

21:26 (ora di Oz) | commenti (7) |